Plastic Made Sofa - Tour report Live report,

01/09/2010

In questo momento i Plastic Made Sofa sono in California. Ci sono arrivati lo scorso 24 agosto e contano di rimanerci fino al 12 settembre. Nel frattempo faranno 8 concerti, gireranno video, scatteranno foto e terranno un diario apposta per Rockit.



Ecco le date:
25/08: di Piazzas (Long Beach)
27/08: Lighthouse (Hermosa Beach)
30/08: Bar Lubitsch (West Hollywood)
02/09: J. King Neptunes (Sunset Beach)
03/09: Whisky a Go-Go (West Hollywood)
04/09: Good Hurt Club (Venice Beach)
05/09: Suzy's (Hermosa Beach)
07/09: Soda Bar (San Diego)
09/09: Blue Cafe (Huntington Beach)
10/09: Lighthouse (Hermosa Beach)
12/09: the Mint (Hollywood)


Day -1
526 miles per hour
Avete mai provato a correre contro il tempo e vincere la medaglia di bronzo?
Trasciniamo i bagagli sul linoleum di Malpensa e barcolliamo fino al buon vecchio 
John Fitzgerald Kennedy, NY, cercando di evitare di calpestare i flight case per cappelli dei rabbini.

Doppia sigaretta e stiamo già volando per la città degli angeli. I nostri strumenti viaggiano con noi, nella pancia del 748 dell'American Airlines. Partiti all'alba arriviamo al tramonto, con una manciata di ore di jet leg nelle gambe. Montiamo sul furgone 12 posti e senza fare troppe domande ci perdiamo nella freeway che ci separa da Venice Beach, dove Nur ci sta aspettando con un sorriso e le chiavi del nostro alloggio. Invece di Nur troviamo un biglietto sulla porta. E' nei paraggi, e dice di chiamarlo.
"Hi Nur, what's up?"
Sfiliamo le chiavi da sotto lo zerbino and we make ourselves at home.
Welcome to L.A.


Day 0
The Survival of the Fattest









h 15.30 locali.


A casa la mamma si rimbocca le coperte,

il fratellino si spacca di giochi on-line,

i soci si fanno l'ultima al bar,

le fidanzate gelose trovano i cellulari spenti,

la vigilanza spinge il piede impazzito sull'acceleratore della punto,

qualcuno è al mare,

qualcuno in un altro stato,

qualcuno in un altro continente,

qualcuno chissene chetantoasettembresitornaallavorocazzo.

Noi siamo seduti al tavolo di un fast food, e fuori il sole picchia.
Quando le dita si stringono intorno al pane,
il pane sotto le unghie,
e le calorie,

fritte,
l'aria condizionata nelle vene,
i denti affondano.



American Chubby Fast and Fetish Food,

The Survival of the fattest.
Sarai all'altezza?


Day 1
Dunque.
Dove eravamo rimasti.
Il giorno seguente, ci svegliamo e imbocchiamo la 405 fino a Sunset Blvd, dove speriamo di rimediare una backline completa per stasera. L'imbarazzo della scelta. Abbiamo Musical Intruments Rental, Sam Ash e Guitar centre in un pugno di metri distanza l'uno dall'altro. Proprio fuori da Guitar Centre, mentre leggiamo le targhe dorate della walk of fame delle celebrità musicali compare un ragazzo di colore con il cappello e gli stessi occhiali da sole di snoop dog. Dice di essere un attore prodotto da Universal, cercando di allungarci uno dei suoi film. E' un treno in corsa, nessuno può fermarlo, nessuno. Si dilunga in una tortuosa spiegazione sul perchè il mondo del cinema è diverso da quello della musica, finchè non tagliamo. "Ok man, have a nice day". Pronti via, ciascuno parte alla ricerca dell'occorrente. Da queste parti ti fanno il check in agli strumenti prima di entrare nel negozio, leggendone il numero di serie e appuntandolo. Hanno praticamente sbirciato i genitali dei nostri strumenti. Ci sono una montagna di chitarre e di accessori, compresa una sezione di strumenti vintage di quelle che è meglio che non hai soldi quando ci entri, mai, perchè rimarrebbero tutti lì.

-The Tip Of The Day-
Scopriamo che è molto più conveniente comperare gli strumenti e rrestituirli al termine dei 20 giorni piuttosto che affittarli per quella durata. Nel Pomeriggio passiamo dal Whisky a go go a confermare il nostro show del 3 settembre e attraversiamo le profumate colline di Beverly Hills. Qualcuno sogna i biondi capelli fluttuanti di Kelly, altri fantasticano sullo sguardo torvo di Dylan nell'accendersi una sigaretta. Proseguiamo oltre i fantasmi del 90210 fino alla nostra Venice, per poi parcheggiare di fronte al locale dove suoneremo questa sera. Sembrerebbe un Pub, e quella donna sul palco sembrerebbe una spogliarellista. Entriamo e prendiamo da bere, diciamo di essere della Band. La spogliarellista è in realtà una cabarettista. Conosciamo Ryan il promoter e il suo famoso coinquilino, un mastodontico ragazzo vestito da rapper. Sono visibilmente alticci. Un comico con gli occhiali sta raccontando dal palco la difficoltà di fare sesso in macchina nel traffico dell'ora di punta, macinando applausi e ululati. Dopo di lui un ventriloquo con il suo inseparabile pupazzo. Ora ecco la ragazza che ha prestato l'ombelico per il flyer dello spettacolo di stasera.
Poi uno che fa il tossico.
Poi noi.
Suona la campanella.

Siamo il Dessert della serata. Spacchettiamo la backline e la montiamo sul palco in fretta. La ragazza che sta al mixer si chiama Megan. Molto piacere. Linecheck selvaggio e attacchiamo la scaletta. I pezzi si amalgamano da soli, la coda di "Allways the same Hello" diventa elettrica, fino alla sola batteria di "Life In Fiction". Qui sul palco il clima è ottimo, ma di sicuro là sotto non è woodstock. Forse non siamo negli anni sessanta. Forse è tardi. Intanto chi c'è c'è, chi non c'è pazienza. Chi c'è, però, se la sta spassando alla grande. Un tizio in particolare si scuote proprio sotto di noi in una specie di danza tribale. Come scendiamo ci aggredisce di "Hey Man" e "Fuckin soul yeah cool I mean great you've got it". L'unica cosa che sappiamo di lui è che ha visto i Sex Pistols tre volte e che ha seguito i Germs. Farnetica di contratti da 15 Millions, e ci stacca un biglietto da visita. Tedd, 40 anni, sta a malapena in piedi. Gli diamo corda quanto basta per tirare tarda notte, quando ultimi del locale, varchiamo la soglia dell'uscita.
Di nuovo le luci che sfrecciano dal finestrino del Van fino al 3989 di Beethoven st, dove la notte è ancora lunga e offre grandi opportunità. C'è chi dorme, chi monta video, chi suona, chi ascolta, chi guarda montare video e chi suona dormendo.
Il cielo si colora senza troppa fretta, sotto una giacca di mezza stagione.


Day 2
Ora sono le 6.00 del mattino di giovedì 27. Il momento giusto per un maxi toast a base di senape bacon e cheddar, il tutto di rigorosamente di frigo. Ma è anche il momento giusto per prendere gli strumenti e trascorrere una felice mattinata a Venice Beach.Siamo là in pochi minuti.Ci ritroviamo a guardare il mare soli con due Homeless, e l'aria è frizzante.

P R O U D L Y B U M, scrtto con un dito sulla sabbia.


Il sole sorge insieme a gruppetti di fanatici dell'alba con attrezzature da yoga e fitness. Noi rimaniamo con un maxi toast in quattro e la chitarra. Lentamente il sidewalk di Venice beach si popola, mentre noi ci avviciniamo ad un cafè.
So what about breakfast?
- bread
- butter
- eggs
- bacon
- potatoes
- guacamole
- red beans
- tortillas
- Budwiser alla spina
Lasciamo la mancia al 15 e torniamo a casa, dolce, casa. Salutiamo gli altri con un sorriso smagliante, mentre facciamo il programma della giornata. Good morning, L.A.



Day 3
Abbiamo appena raggiunto il LightHouse sul molo di Hermosa Beach, dopo un intenso pomeriggio di prove. L'autoradio suona gli Harlem, mentre i cartelloni pubblicitari si impongono sul cielo azzurro del golden state of America. Il locale è accogliente, ci servono da bere Bud alla spina e Burbon on the rocks. Ryan e la sua band, I Trench Town, stanno già suonando cover. Suoniamo la scaletta in acustico solo dopo qualche cover di Dylan, Rolling Stones e Beatles. Le spazzole strisciano e rimbalzano sul rullante, mentre le corde dell'ukulele dispensano buon umore al pubblico incuriosito. Due signore ci hanno seguito dalla serata del DiPiazzas, comprano montagne di dischi e magliette per parenti ed amici e ci investono di complimenti. Signora, la prego, si figuri.
Due ragazze biondissime ci scattano delle fotografie mentre un serbo con gli occhiali da sole si presta ad un set fotografico di tutto rispetto, mostrando bicipiti e grande capacità di coordinazione. Lo abbiamo affettuosamente denominato Ivan, ci racconta che è venuto in America per una vita migliore. Ha uno stile di danza tutto suo, e simula assoli di chitarra elettrica in continuazione. Sono solo le sette di sera, ma lui è già nel pieno della festa. Ci ha preso in simpatia e non la smette di parlare.
Tra qualche mi minuto saremo in un locale qui vicino, il Dragon, dove si esibiranno anche i Trench Town. Suonano qui ogni venerdì, dicono di non aver mai visto tanta gente nel locale. Sono tutti molto gentili con noi, finita la serata ci invitano ad un party a casa loro dove ci sarà da divertirsi. Decliniamo l'invito e ci aggiustiamo i cappelli sulla testa mentre ci avviamo verso il nostro furgone. Hermosa Beach è viva, scoppia di facce, vetrine luminose e locali notturni. Dall'insegna luminosa blu del Bugloo escono le note di "I Got Mine" dei Black Keys, strillata da un duo blues che sa decisamente il fatto suo. Ci spalmiamo sui sedili del furgone che è ormai notte fonda, strizzando l'occhio alla magnifica serata appena trascorsa.



Day 4
Ci svegliamo di prima mattina con una gran sete, sotto lo sguardo severo di una bottiglia di Jim Beam. La giornata si presenta grigia già dalle prime luci. Accostiamo di fronte a un Diner in pieno stile '50, dove ordinamo i tradizionali pancakes al succo d'acero e caffè a ettolitri. La cameriera è una russa sulla trentina, ci sorride e ci chiede se insieme ci vogliamo della birra. Chissà come mai questa cosa fa venire molto più da ridere a lei che a noi. Beviamo una cosa sul sidewalk, dove un tizio sdentato ci avvicina abbaiando "give me a cigarette dogs!", per poi tornarsene seduto sul suo pianoforte scordato, al ciglio della strada. Uno scavenger type, come ce ne sono tanti.

Venice Beach è ricca di personaggi pittoreschi. Un sud americano in monopattino balla in piedi su una panchina, ha in testa un cappello da pagliaccio e dei pantaloni blu a cavallo basso. Aspettiamo con impazienza il momento in cui perderà l'equilibrio, ma il portoricano in questione è molto più a segno di quanto possa dare a vedere, tant'è che ora è su un piede solo e accenna qualche canzone fischiettando. Quando scende si va a sedere su una sedia di tela, ribaltandosi fragorosamente all'indietro. Qualcuno applaude. Ladies and Gentlemen, ecco a voi il Charlie Chaplin di Venice Beach.

Muoviamo qualche passo e ci fermiamo di fronte a una gigantesca foglia di marijuana disegnata sul legno. Una ragazza in miniatura strilla "we want you legal, we don't want you arrested! The doctor is in, medical Marijuana!" Improvvisamente ci ricordiamo dei nostri frequenti mal di testa, della nostra mancanza di sonno, e della pericolosa carenza di appetito che ci affligge. Si tratta di compilare un modulo, rispondere a qualche domanda e stringere la mano al doctor Kush, per poi uscire con una ricetta medica in tasca. Sotto prescrizione del dott. Kush.L'uomo indossa un camice trasandato e ha trascorso qualche mese a Roma per motivi di lavoro.
Sativa per l'appetito, Indica per prendere sonno.Ci atteniamo alle disposizioni del medico ascoltando The Tallest Man On Earth fino a casa, dove attaccano i the Waves, seguiti da Compulsive Gamblers e Johnny Cash. Quando respiri profondamente puoi percepire l'odore del legno invecchiato sui palchi delle balere, durante gli anni d'oro. Torniamo a casa per un momento, prima di imbracciare i nostri strumenti e tuffarci nella folla di Venice a fischiettare il nostro gingle distrubuendo qualche flyer. La risposta è ottima, collezioniamo una serie di incontri da guinnes dei primati; Due ragazzi si complimentano e ci invitano ad una jam questo martedì a casa loro. Hanno una costellazione di brufoli su tutto il volto, e sono vestiti da hippie.

Un batterista di colore si sta esibendo sul bordo della strada, racimolando una discreta folla rumorosa intorno a lui. Non perdiamo l'occasione e ci concediamo qualche minuto di puro funky, con rullate e fill esagerati ogni quarto di misura. Un gruppo di rapper vorrebbe averci nel videoclip che stanno girando proprio ora nella piazza dello skate park, e la custodia della chitarra acustica sembra essersi volatilizzata nel vento della spiaggia dove le bagnine di baywatch correvano con il loro swimsuite rosso fuoco facendo rimbalzare tutta la loro soda mercanzia da una parte e dall'altra. Noi camminiamo uno di fianco all'altro, e dietro gli occhiali scuri vediamo persone che cantano e trottano intorno a noi. Look at these guys, I Plastic Made Sofa sono sbarcati in città, e stanno facendo un rumore più forte degli altri, per farsi sentire più forte degli altri.

Ci spostiamo sulla spiaggia, sempre in fila, portandoci la nostra musica e tutto il buon umore che serve per godersi il sole che si spegne nel pacifico. La luce si fa magica, e una coppia di sudamericani ci offre un gustosissimo Blunt di aperitivo. Ringraziamo tossendo e proseguiamo la passeggiata sul bagnasciuga, dove una foca gioca spensierata tra i piedi di una ragazza. Spostandosi nel paradiso, affondando i piedi nella sabbia senza fretta, si possono vedere dei colori e delle sfumature che da sotto, dal mondo reale, non puoi nemmeno immaginare. Al nostro passaggio tre coreane in bikini color pastello si alzano e si mettono a ballare, e una famiglia scatta fotografie impazzita.Flyeramo anche loro e seguiamo la via fino al furgone. La ciliegina sulla torta sarà un fatale Hamburger da Island, alias Big Kahuna Burger, dove gli Hawaiani fanno gli hamburger. Samuel L. Jackson ne strapperebbe un bel morso rabbioso, se fosse qui con noi.
Torniamo sul retro del 3989 di Beehtoven St. per una suonatina digestiva.
La giornata si conclude così come è cominciata,
con un bel punto a capo.

"Why are you stabbing my illusion?
Just cause I stole some eagle's wings
Because you named me as your lover
Well, I thought I could be anything."


Day 5
h16.45
Joshua Tree National Park
74485 , In the middle of Far West, more or less.




Day 9
H 16.00
Hollywood


Problema:
Qualcuno di noi si è accorto di aver lasciato la borsa a 20 minuti di corsa da dove si trova ora. In questo momento sta annaspando sul Sunset con le scarpe in mano, maledicendo l'universo soltanto al quinto minuto di corsa. Quanti minuti di ingiurie mancano prima che il nostro eroe crolli sfracellandosi la faccia sul marciapiede?
Arriviamo al Whisky a go go per il soundcheck, armati di tutto punto, compresi i beveroni energetici più improbabili. Siamo carichi. Suoniamo il solito mezzo pezzo di check, ma questa volta lo facciamo respirando la stessa aria che ha respirato chi ha fatto la storia del rock, calpestando lo stesso palco che ha calpestato chi come noi era stretto nella speranza invincibile di farne parte. Come strofinando la pancia di un grosso Buddha, ascoltiamo la stanza vuota che rimbomba le nostre note. Scattiamo qualche fotografia alla grossa insegna con il nostro nome.




Un tizio ci dice che da queste parti viene spesso a bere Johnny Depp, anche perchè ha un locale qui di fronte, il Viper Room. Beviamo una birra mentre un gruppo di persone si mette in fila per entrare.
Ci siamo.
Saliamo la scala e siamo sul palco. Nel locale c'è poca luce, e le casse spia ti sputano tonnellate di watt in faccia pettinandoti per bene, come piace a noi. A fare il musicista impari a volere bene al volume, ad apprezzare il lavoro di fatica delle casse spia, in quanto tuo unico punto di rifermiento obbiettivo. Finalmente un pò di casino. La chitarra è una lama, la cassa e il rullante delle montagne. Strappiamo l'ultimo lungo accordo e aguriamo una buona serata a tutti. Soddisfatti come dopo la prima volta, ci accendiamo una sigaretta sudati in faccia. I fonici hanno già recuperato la nostra backline trasferendola semplicemente sul marciapiede del retro. Grazie, è stato tutto molto bello. Come dal letto al divano in soggiorno, siamo passati dal palco alla strada.

Festeggiamo al Roosvelt Hotel con una bottiglia al tavolo, ma solo dopo aver bypassato una selezione all'ingresso più organizzata della mafia russa. Il locale è stupendo, il soffitto basso a volte è illuminato tenuemente da delle eleganti lampade a muro. Conosciamo un pò di gente, per ritrovarci non si sa come ad un aftershow party in casa di Laura, a Hollywood. Ci sono un pò di ragazzi, una cucina piena di cose da bere, una coppia di francesi sulla quarantina e un tizio agonizzante sul divano. Il ragazzo ha saltato giù dal terzo piano per nuotare nel giardino. Ci ha creduto davvero, ed ha saltato. Potrebbe avere entrambe le caviglie rotte e nessuna assicurazione sanitaria. Due ragazze lo accompagnano al taxi tenendolo sollevato quanto basta per trascinarlo in ascensore. Toc Toc .
"Ehm..
Buonasera a tutti, siamo una band in tour, molto piacere."





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