Radio Days - Tour report Live report,

30/11/2010

Si presentano, ci raccontano come nasce un tour europeo di 17 date in compagnia del punk canadese Kurt Baker. Ci invieranno nuovi aggiornamenti dalle varie città, vi consigliamo di non perdervi nemmeno una riga: tra ragazze conquistate con naturalezza, urla che manco nei porno più spinti, un furgone che viaggia per miracolo, e tanti altri piccoli grandi momenti tragicomici. I Radio Days suonano in Italia, Svizzera, Francia, Spagna, Belgio, Danimarca, Germania. Ecco il loro diario di bordo.



L'ubriachezza molesta, così come l'amore o l'assunzione di prozac, appartiene a quella categoria di eventi in grado di farti percepire come straordinario un avvenimento che con buone probabilità si rivelerà disastroso. E' sotto questo influsso alcolico che nel novembre del 2009, dopo aver suonato qualche data con i Leftovers (quartetto punk rock di Portland, Maine), ci appartiamo con il cantante bassista Kurt Baker e ci mettiamo a fantasticare sulla nostra comune passione per il power pop dei seventies: "Voi imparate una serie di hit anni 70, tra Costello, Nick Lowe, Joe Jackson e i Knack" profetizza Kurt con la voce liquida di chi fatica a dare un senso non solo alla proprie parole, ma alla sua intera esistenza "e partiamo per un tour europeo di 20 date!". "Noi possiamo aprire le serate con il nostro set di 45 minuti! E poi farti da backing band per un'ora di show selvaggio a base di power pop d'annata, inediti e classici dei Leftovers!" aggiungiamo noi con occhi vitrei ed evidente confusione mentale.

Già, come no. Quasi due ore di concerto ogni sera con 6000 km da percorrere tra Italia, Svizzera, Francia, Spagna, Belgio, Danimarca, Germania, con un furgone che già circolava quando le carrozze a traino erano considerate l'ultima, e probabilmente definitiva, innovazione tecnologica del genere umano.  Bisognava solo scegliere con attenzione il periodo in cui partire e, dovendo attraversare la gelida Danimarca, valutiamo che novembre sia il mese ideale.

È da queste premesse che prende vita il "Pop Explosion Tour": 17 date attraverso l'Europa, toccando altrettante città scelte unicamente per la loro collocazione geografica, in maniera tale che il tour segua fedelmente l'ideale perimetro di un enorme sarciccia, legata con uno spago alla provincia di Forlì (dovete sapere che nella cabala musicale la sarciccia rappresenta la mediocrità in senso lato).

Inoltre nello stesso periodo dovrebbe uscire il nostro secondo disco "C'est la vie" (mai titolo fu più profetico) e una tournée di una ventina di giorni in giro per l'Europa sembrerebbe l'occasione ideale per promuoverlo a dovere.

Dovendo tirar su un baraccone di almeno trenta pezzi (scelti tra le nostre canzoni, quelle di Kurt e le cover), ci immergiamo per tre volte a settimana in massacranti sessioni di saletta, assistiti da un personal trainer, un medico di base, uno psicologo e un prete. Tre mesi dopo ne usciamo abbruttiti e spiritualmente confusi, ma stoicamente pronti all'impresa.

Alla vigilia della partenza, oltre a me, il sestetto titolare è così composto:

Dario Persi: leader carismatico e capitano indiscusso della squadra. Punti di forza: nonostante le fattezze di lillipuziana memoria sì butta anima e corpo nel gioco, tanto da procurarsi segni indelebili su tutta la cute (leggendaria la ferita dall'inquietante aspetto vaginale, accolta per altro con grande entusiasmo dal resto della band, che gli si va formando giorno dopo giorno sulla mano destra). Suona senza batter ciglio dopo un potente attacco di dissenteria e vomito, mantenendo per altro un aplomb invidiabile e un aspetto degno di un piccolo lord. Punti deboli: privo di qualsiasi titolo e documento rilasciato dallo stato italiano, risulta sprovvisto di patente. Il suo handicap lo preserva da massacranti turni di guida, ma lo relega perennemente al ruolo di copilota, costringendolo a volte a veglie che superano le 34 ore.

Omar "Asso" Assadi: relegato all'eterno ruolo di "quello nuovo" pur essendo nel gruppo da più di due anni è costretto ad assistere impotente all'impietosa passerella dei poster e delle locandine dei concerti privi della sua immagine, risalenti piuttosto a dieci anni prima pur di non includerlo nella foto di gruppo. La sua mortificazione cresce di data in data. Punti di forza: sempre di buon umore e sorridente riesce ad infondere allegria ai suoi compagni anche nelle situazioni più disperate. Come una brava massaia fa il bucato per tutta la truppa, ma soprattutto ha il genio e la fantasia necessari per riuscire ad intrufolarsi (attraverso un finestrino semichiuso) nel furgone dopo che, con un sublime atto di lesione generale, le chiavi vengono dimenticate sul sedile del passeggero con tutte le porte chiuse. Provvidenziale. Punti deboli: gli sono sufficienti tre ore di sonno sul pavimento per procurargli un immediato febbrone a 39. Fragile e sensibile è irresistibile per le donne che lo vedono avvolto in cuffia e sciarpona sotto i 30 gradi dei deserti spagnoli.

Mattia "Bare" Baretta: soprannominato "la Farnesina" per la sua enciclopedica conoscenza della geografia mondiale, illustra le meraviglie locali di ogni città toccata dalla carovana, raccogliendo a volte ammirazione e consensi, ma per lo più disinteresse se non irripetibili apprezzamenti di natura sessuale sulla fauna locale. Punti di forza: il suo nuovo cappello e i suoi occhiali gli donano il fascino e lo charme di Elvis Costello e i bookers di mezza Europa impazziscono quando conquista la ragazza più carina di Castellon. L'euro si impenna e l'economia in crisi trova nuovo vigore. Pronto per natura al sacrificio si presta sempre di buon grado a dividere la stanza con Kurt "questo odore non può essere umano" Baker. Grande cuore. Punti deboli: troppo buono per dire di no si spara turni di guida inimmaginabili ma, essendo per genetica familiare incline alla bestemmia, in tre settimane ipoteca un bilocale con giardino all'inferno.

Kurt Baker: lo straniero della squadra è la punta di diamante per il quale i compagni lottano e si sacrificano. Punti di forza: sul palco è un animale incontrollabile. Giù dal palco è un animale incontrollabile. Un animale incontrollabile. In 16 date si sfracella al suolo una cinquantina di volte facendosi beffe dei migliori stunt-man internazionali. In tre settimane fa sesso con più donne della media nazionale italiana in una vita. La sua inesauribile energia si esaurisce soltanto in prossimità della strumentazione pronta per essere caricata o scaricata. Punti deboli: incapace di controllare lo sfintere rilascia peti a flusso continuo durante le trasferte. Incassa senza batter ciglio insulti e bestemmie e rischia anche l'espulsione dal furgone in più di un occasione. Durante il giorno si crede costantemente malato e compra ogni tipo di medicinale (dall'aspirina all'imodium) per poi risorgere come un'araba fenice cocainomane al tramonto.

Chris "Fingers" Rogers: acquistato insieme a Baker Chris si rivela fin da subito un ottimo rodie e merch guy, ma soprattutto un cameraman attentissimo a non farsi sfuggire i momenti più umilianti di ogni singolo membro della band. Punti di forza: americano al 100% riesce ad incuriosire ogni tipo di persona. Punti deboli: americano al 100% riesce ad incuriosire dei borseggiatori ispanici che ad Amburgo gli inchiappettano l'iphone e gli mostrano i grossi peni in segno di stima.

Sergione: un Ducato Combinato di prima generazione che, dopo anni di servizio presso le Ferrovie dello Stato, decide di dedicarsi al rock 'n' roll trasportando i Radio Days in giro per il mondo. Punti di forza: funzionante. Punti deboli: cinque differenti perdite d'olio, batteria rubata a un trattore, tre chiusure su quattro non funzionanti, portellone laterale vista strada, frizione presente solo di nome, cigolii costanti ai freni, 25 chilometri orari di massima sulle minime pendenze, ben due sedili su otto non omologati, la comodità di una miniera cilena.


ITALIA

BARRIO'S CAFFE - Milano 28-10-2010

La decisione è presa: scegliamo di essere il primo gruppo della storia a fare un release party senza CD. Pare che la fabbrica milanese incaricata della stampa abbia appaltato il lavoro ad una ditta austriaca che, con l'efficienza che contraddistingue la suddetta nazione, si sia completamente disinteressata delle tempistiche di consegna. E' quindi con questo euforico umore che accogliamo la chiamata del Bare, zelantemente pronto ad informarci che Sergione ha il semiasse rotto e non è assolutamente in grado di circolare. Unica consolazione è la consapevolezza che i vinili sono bloccati presso un'altra fabbrica nella vicina e amica Repubblica Democratica Ucraina. Con il sorriso ebete dei santi sulla graticola io, il Bare e Asso (aiutati da Linda che ci accompagnerà nelle prime tre date) scarichiamo Sergione, appositamente caricato la sera precedente, e ci presentiamo al Barrio's con la classe delle vere rock star (ovvero con una Punto, una Micra e una Ka cariche dell'intero backline). Nel frattempo il padre del Bare infrangerà due record da guinness: "Sostituzione di semiasse in 24 ore" e "Udibilità di bestemmie assortite nel raggio di 20 Km". In questo clima kafkiano (release party senza cd - tour europeo senza furgone) suoniamo il nostro set come in trance ed è solo quando Kurt sale sul palco che ci rendiamo conto di due cose:
1. Suonare con Kurt è una bomba. La selezione dei pezzi è davvero azzeccata e coinvolgente. La gente si prende subito bene, balla, canta e il concerto fila via che è uno spettacolo.
2. Siamo fottuti. Con una media di 2,5 litri di liquidi persi per ogni concerto, calcolo mentalmente (mentre percuoto le pelli della batteria) che dovrei raggiungere i 34 chili di peso verso il 10 di novembre, per poi scomparire del tutto entro la fine del tour. Scoppio a piangere mentre suoniamo "Party till we die" dei Rubinoos, ma la fontana di sudore umano che sono diventato mimetizza la mia debolezza trasformandola in un mirabolante spettacolo pirotecnico.
Siamo troppo confusi per abbandonarci all'ubriachezza smodata da post concerto. Facciamo su baracca e burattini e per le tre del mattino siamo a casa a trascorrere l'ultima notte nei nostri lettini.
Menzione speciale della serata va ai Likely Lads che, oltre ad aver aperto le danze, ci hanno dato un importante aiuto nell'organizzazione della data.

OSTE - Domodossola 29-10-2010

L'Oste di Domodossola è una sorta di eldorado incantato per tutti i gruppi rock 'n' roll. La città famosa per il trionfale monumento inneggiante alla lettera "D" ospita infatti uno dei migliori locali d'Italia: cibo e birra a volontà, albergo fantastico per le band, dj set da pelle d'oca e pubblico sempre disposto ai party più selvaggi. Nell'ultimo periodo però le forze dell'ordine ossolane stanno letteralmente fracassando i maroni al buon Giulio, tentando continuamente di mettergli i bastoni tra le ruote e rivelandosi sempre pronte ad inchiappettarlo al primo passo falso. Arriviamo quindi all'osteria pronti a passare una serata tranquilla senza eccessi o particolari emozioni.

Cinque ore più tardi ci ritroveremo all'interno del locale completamente impregnato di spray al peperoncino, con gli occhi gonfi e lacrimanti, tra mazze da baseball, labbra spaccate e ubriachezza generale. Commovente. Momenti salienti: 
- Proprio quella sera vengono effettuate delle rilevazioni acustiche per misurare i decibel in eccesso nei locali che fanno musica dal vivo. Ci viene quindi chiesto di suonare una canzone ad un volume ridicolo per rientrare negli standard: nello sgomento generale eseguiamo una "Lost in the supermarket" in versione sussurro di scimpanzé. Mentre la suoniamo di fronte ad un gelido pubblico, mi lascio scappare un peto che svetta nettamente sulla musica e viene udito distintamente da tutti i presenti. Momento indimenticabile.
- Dopo il concerto io e Asso andiamo a sistemare Sergione in un parcheggio coperto per la notte.
"Due metri e venti" recita il cartello appeso sulla rampa che scende verso l'oscurità. "Due e metri e dieci" esclamo io, battezzando l'altezza di Sergione con un improbabile braccio alzato sopra la testa: "Via libera!" Pochi secondi dopo mi ritrovo a spingere pateticamente il muso del nostro poderoso mezzo, mentre fisso gli occhi sgranati e pieni di panico di Asso che si gioca una disperata retromarcia su un piano inclinato a 45 gradi con tonnellate di peso a sfidare la forza di gravità.

Prima che spariscano il puzzo di frizione e il denso fumo nero facciamo in tempo, annuendo con complicità, a ricordare l'ammonizione del padre del Bare: "Ragazzi, siate delicati con la frizione: sta per tirare le cuoia".

Angolo del gossip: Kurt miete la sua prima vittima femminile tra il pubblico ossolano e la porta a dormire nel nostro stesso albergo. Le pareti sono maliziosamente sottili e con sorrisini adolescenziali ci prepariamo ad ascoltare i prevedibili cigolii del letto. Veniamo invece investiti dal scioccante audio di un film porno estremo, con gemiti multilinguistici e urla animalesche. La mattina successiva il trauma subito è visibile sulle nostre pallide facce. Prima di lasciare l'albergo rompo uno specchio. Me ne compiaccio.

ARCI TAUN - Fidenza 30-10-2010

Ci si sveglia di buonora e si effettua una rapida colazione all'Oste. Partiamo in direzione di Fidenza con un efficienza ed una puntualità tutta italiana. Decidiamo soltanto di fare una rapida deviazione sul tragitto per recuperare una tanica d'olio in casa Baretta e qui, già in modalità intestinale da tour, ci lasciamo tentare dai lindi gabinetti e dagli agi di una vera casa, perdendo tre o quattro ore sulla tabella di marcia senza un reale motivo.

Raggiungiamo il Taun in ritardo, ma ci facciamo perdonare nel momento in cui si manifesta l'unico e vero motivo che spinge i Radio Days a partire per un tour: il calcio balilla. Io e Dario mettiamo a ferro e fuoco la città impartendo lezioni di arroganza e di sfottò del perdente. A sfide terminate ci consegnano solennemente le chiavi del locale, un po' per rispetto e ammirazione ma soprattutto per consentirci di caricare tutto il backline la mattina seguente. Dopo il consueto e letale piattone di lasagne al pesto di casa Barcella i Miss Chain & the Broken Heels aprono le danze con il loro pop 'n' roll da ballo selvaggio, il tutto mentre alle pareti sono appesi i lavori grafici di Riccardo Bucchioni che inaugura proprio quella sera la sua mostra al Taun.

Noi facciamo un buon concerto e Kurt inizia a dimostrarsi il funambolico l'equilibrista psicopatico che impareremo ad amare. Le sue cadute sono ancora un po' timide, quasi acerbe rispetto ai voli ad angelo che gli vedremo effettuare in Spagna, ma i macconi e le contusioni cerebrali che lo ridurranno ad una sorta di vegetale nelle settimane successive cominciano già a rendersi visibili.

In definitiva la serata si rivela essere una delle meglio riuscite del tour, come pubblico, coinvolgimento, esibizioni ed ubriachezza. E' infatti solo verso le cinque del mattino che, armati di scoponi e acido da bagno, riescono a farci sloggiare dal backstage dove, tra segnali stradali e maschere africane, il livello di lesione ha raggiunto picchi preoccupanti.

Facciamo cento metri e ci trasciniamo nell'albergo di fronte al Taun dove trascorro la mia ultima notte da uomo sposato con Linda ed elemosino una sufficienza nella categoria "amante ubriaco". 



Commenti (4)

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  • stefano cantaboni 26/11/2010 ore 14:39 @grindingshit

    mitici radiodays!!!!

  • Silvio Bernardi 26/11/2010 ore 16:00 @rudefellows

    bel report e gran bel disco... bravi ragazzi

  • Dama Rama 30/11/2010 ore 17:37 @damarama

    fighissimi! C'è troppa musica figa in Italia che nn conoscevo! Grandi

  • Jimmy Briscola 30/11/2010 ore 23:36 @briscola

    grande damarama! però io credevo che tu sapevi tutto da come rispondi alla gente su questo forum! e poi c'è troppa musica in italia ma dovevi aggiungere peccato scoprirlo su questo sito di merda! damarama non deluderci!

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