Drink To Me: il racconto del tour in Norvegia Live report,

08/03/2011

I Drink To Me sono sbarcati in Norvegia a fine febbraio. Ci raccontano la loro prima volta al freddo attraverso parole e foto, tra neve, orsetti di marshmallow, locali nelle grotte, aerei ad elica e Kings of Convenience, e ci documentano la situazione musicale norvegese, ben diversa da quella italiana.



Un giorno ci arriva una mail di un certo Louis. Ci dice che ci ha scoperti per caso su Hypemachine e vorrebbe sapere qualcosa su di noi. Ci chiede anche se avremmo intenzione di andare in Nord Europa a suonare. Gli invio delle informazioni su di noi e dopo poco tempo capisco che è seriamente interessato. Dopo aver organizzato i voli e minimizzato l'attrezzatura da portarci dietro, la sera di martedì 22 febbraio siamo all'aeroporto di Oslo, con 3 date davanti a noi. Ed ecco la neve un po' ovunque, il freddo tagliente (-10 la minima: siamo ancora fortunati), i prezzi esagerati dell'alcol (8 euro una birra), i volti femminili che colpiscono per la loro bellezza "altra", i ragazzoni che ci divertiamo a immaginare con elmetti e scudi vichinghi, l'eleganza dell'architettura, gli impiegati agli sportelli gentilissimi. Una passeggiata serale in centro ad Oslo ci fa subito ammirare sculture di neve e ghiaccio dedicate a Munch. Finiamo a bere birra cheap in un locale metallaro.

La mattina, dopo una colazione in albergo a base di tutto, aringhe comprese, usciamo a passeggiare e a lanciarci palle di neve.

Il load in è alle 14e30, perché per una serie di motivi il check deve terminare alle 16e30. Il Mono si trova a 10 minuti a piedi, è in centro. Un locale storico per la musica underground. Arrivati lì rimaniamo subito piacevolmente sorpresi. Impianto supersonico per le dimensioni della sala, rack di effetti di tutto rispetto al banco, ottima backline fornita (dal magazzino del locale spuntano Fender Twin e testata-cassa Ampeg): cazzo! Il promoter (Rune) e il fonico sono gentilissimi. Ci spiegano che gli è convenuto comprare tutta quella backline perché alla lunga si risparmia rispetto al prenderla in affitto. Quanti locali in Italia si fanno di questi problemi? Quasi ovunque la soluzione da noi non è né comprarla né affittarla: o la band se la porta, o qualche musicista locale la presta… L'impianto suona da dio. Il fonico ha un gusto eccezionale. Un sogno.

Con Rune si parla di Disco Drive (già passati più volte in Norvegia), ma anche di Mojomatics e Le Man Avec Les Lunettes, precedentemente ospitati dal Mono. Ci intervista poi un ragazzone di una radio universitaria. Dopodiché non ci resta che aspettare.

Non si sa come andrà la serata. Il mercoledì sera non è facile, figuriamoci per una band italiana. Effettivamente ci sarà poca gente, ma il live colpisce e sorprende. Rune è entusiasta.

Francesco e Carlo tornano in albergo verso le 2 e mezza, io resto con Rune e altri tizi a finire le birre. C'è anche una simpatica quarantenne sbronza che racconta di essersi comprata un costoso bikini perché ha appena ricevuto una bolletta dell'elettricità da 1000 euro e non sa come pagarla. Aveva bisogno di fare un gesto insensato. Fantastico.

Il giorno dopo ci precipitiamo a prendere il treno per Kristiansand. E' silenzioso, pulito, rilassante. C'è anche uno scompartimento per i bambini e il caffè gratis. Attraversa, per circa cinque ore, delle stupende lande innevate. Siamo estasiati (tranne Carlo, a cui sembra di essere in Val d'Aosta). A Kristiansand conosceremo finalmente Louis, il nostro uomo-booking.

Alla stazione ci viene a prendere un certo Espen. E' uno dei venue-manager. Ha 19 anni. Rimaniamo letteralmente di merda. Si va in taxi negli studi di una radio commerciale per un'intervista e poi al locale, il Charlie's Bar. Un fonico a dir poco dolcissimo e una ragazza di 24 anni, anche lei parte di Trashpop (l'associazione che organizza i concerti). Iniziamo a capire che la qualità è una regola. Anche qui impianto ottimo e super-rack, anche qui backline di tutto rispetto (Vox e Ampeg). Di nuovo suoni stupendi e volumi belli alti, nonostante il locale sia piccolo. Qui non c'è nessun gestore che storce il naso o si permette di rompere le palle coi volumi, Qui i concerti rock, la pressione sonora, il rumore sono CULTURA. La musica è cultura. A conferma di questo Espen ci spiega che Trashpop, dopo una prima fase di autoproduzione, ha lavorato bene e ha ottenuto finanziamenti statali, che coprono l'80% delle loro spese!!! La cosa ci fa quasi venire da piangere.

Anche qui il backstage è ben fornito, e scopriamo il piacere dei Bamse Mums, orsetti di marshmallow ricoperti di cioccolato al latte.

Conosciamo Louis, un personaggio bizzarro e simpatico, tanto da sembrarci un connazionale. In effetti ha origini in parte italiane. La birra, più tardi, lo renderà ancora più simpatico.

Il concerto va benissimo. C'è più gente della sera prima. Ci seguono con attenzione e crescente entusiasmo. Alla fine non ci lasciano scendere dal palco, ne vogliono ancora. Un applauso interminabile. Ci trasmettono un calore pazzesco. Siamo felicissimi. Una valanga di complimenti ci fa sentire in paradiso.

Si festeggia nel backstage a colpi di cazzate, poi i ragazzi ci accompagnano in albergo. Lungo la strada si scatena una battaglia di palle di neve.

La mattina dopo (venerdì) è Louis a portarci in aeroporto. Voliamo verso Bergen con un aereo piccolissimo, con le eliche sulle ali che fanno un frastuono inquietante.

Ci aspettano due giorni a Bergen. Abbiamo deciso di stare anche il sabato, nonostante non abbiamo concerti in programma. A Bergen piove sempre. Anche quando arriviamo ovviamente. Ci sistemiamo in albergo e poi andiamo al locale per il check. Si chiama Hulen (=grotta) perché è davvero scavato dentro la roccia! E' un locale storico, enorme, cuore della vita hippie a fine anni Sessanta, oggi gestito da un centinaio di volontari universitari, che si accontentano di birre scontate e concerti gratis… Tanto di cappello!

A questo punto non ci stupiamo più di trovare Fender Twin e Ampeg. Né del banco e dell'impianto spaventosi. Mi stupisco però del volume disumano con cui il fonico conduce il check. Mi spiega che tiene tutto al massimo per evitare inneschi a sorpresa nel concerto.

Dopo il lavoretto conosciamo Solgunn, la venue manager. E' una ragazza vulcanica, sorridente, disponibile. E' la responsabile di tutta la baracca. Ha 24 anni.

Ci porta a cena, e in un locale incontriamo il chitarrista (Erlend) dei Kings of Convenience. Io non ho capito nemmeno chi è, quando Solgunn lo invita al concerto. Lui chiede se i volumi sono alti. Io dico di sì, ma che volendo può stare nella sala del bar.

Dopo cena torniamo al locale, e capiamo che non ci sarà molta gente. C'è un super-evento in un altro locale che ha rubato il pubblico. Ci facciamo coraggio e saliamo sul palco. Lì davanti vedo Erlend. Il concerto è come al solito potente e ben riuscito. Il pubblico fa tanto casino da sembrare 3 volte più numeroso. Siamo felici, in fin dei conti. La gente è sorpresa di scoprire una band italiana così. Noi siamo estasiati dal fatto che siamo stati ben compresi dal pubblico che ci siamo trovati davanti. Nessuno snobismo, nessuna brutta sorpresa. E' stato magnifico anche scoprire che a Bergen c'è una scena musicale, per molti versi solidale. Che a Bergen i giovani sono il motore principale della città. Che a Bergen, nonostante il cielo nuvoloso, il sole splende che è una meraviglia.



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