Traffic Festival - Giardini Reali - Torino Live report, 15/07/2006

28/07/2006 di

(Luca Giovanardi dei Julie's Haircut al Traffic Festival 2006 - Foto di Giulia Bertelli)



Torino è odiosa è calda. E il cane della tipa che mi ospita ha tutte le intenzioni per rompere i coglioni giocando con le mie caviglie. Raccolgo forze e sudori, armi e bagagli per il mio ultimo giorno di traffic. I giardini reali sono copiosamente pieni. Arrivo giusto per l’inizio dei Julie’s Haircut. Subito non li riconosco. O meglio, riconosco i due chitarristi ma gli altri volti sono nuovi. Non c’è nemmeno più Laura Storchi rimpiazzata da una bassista più che mozzafiato (già ex Joe Leaman). Del tipo che Leila dei Bikini the cat sta quasi per perdere la posizione di testa nella mia top ten di donne musiciste indie. Il primo pezzo è dell’ultimo album, e molti altri – se non tutti – saranno presi da lì. Lo spettacolo è più che bello. Mi stanno antipatici a priori, ma sanno proprio suonare e quel poco che potevano sembrare noiosi su disco adesso viene ribaltato in un gran casino smanettone e psichedelico. Ottimo il pezzo dove la nuova bassista molla il basso e prende il microfono effettato in qualche tipo di eco a nastro – o cose simili – e si lancia in urli alla candeggina che ti passano da orecchio a orecchio lasciando lievemente scosso il tuo cervello che sta lì in mezzo. L’ultima canzone, invece, è cantata da Luca Giovanardi: un pezzo sofferto a metà tra il pop-rock degli anni ’70 e qualcosina di più recente. Inutile e pomposo. Ma per fortuna non così lungo da non essere sopportato.

I Julie’s lasciano e arrivano gli Yuppie Flu. E anche qui c’è un cambio, un nuovo batterista (già negli Staff, altra band di casa Homesleep): smilzo e ben vestito, l’esatto opposto di quel piccolo toro che c’era prima. Il cambio è notevole. Si parte con “Drained By Diamonds” - la prima di “Days Defore The Day” (2004) - ed è, da subito, una ballata sbilenca e jazzy. Scarna e soffice come le miglior cose. Molto più calda e toccante. E molto più poetica nella sua semplicità. Tutto il concerto risente delle dinamiche del nuovo arrivato: può darsi che dia meno compattezza ma dà, sicuramente, maggior risalto alle canzoni nelle loro strutture. Le dinamiche si avvicinano meglio all’andamento del respiro umano e ci trova in un terreno sixties che, di solito, non si rimpiange mai. La scaletta, anche qui, verte quasi tutta sull’ultimo disco, non è il mio preferito ma dal vivo si fa apprezzare.

Dopo i loro venti minuti scarsi arrivano i Giardini Di Mirò. Si sente che sono il gruppo più sacrificato. I pezzi non hanno minimamente il tempo di prendere spazio che subito vengono troncati. Ma incominciano con “Pet Life Saver” cantata da Matteo Agostinelli e già il pubblico è fottuto. Diventano un’icona da guardare con pudica venerazione, i fotografi, invece, arrivano in stormo e puntano ogni obbiettivo possibile. Quasi fossero marinai con gli arpioni pronti per un'unica balena. Un mucchio d’attenzione. Un concerto emozionante, insicuro da parte loro, ma già molto meglio delle prime prove al MI AMI. I pezzi nuovi cantati da Jukka e Corrado ormai girano più che bene. E l’ultima “A New Start” implode – dal momento che non c’è tempo per una vera esplosione – e si accascia come un uccello che muore in volo. Stupendamente romantico. Di gruppi così ne abbiamo pochi.

Quindi il Traffic è finito ed è inutile tirare le somme. Forse l’indie-rock merita il parquet, le signorine indica-posto, la cornice di un giardino del genere. Certo, nessuno di noi ha avuto qualcosa di nuovo in più. E non si è nemmeno sicuri che la scena italiana sia cresciuta di visibilità in questi tre giorni. Bisognerà ritornare al solito lavoro dei piccoli concerti, dei piccoli report, e del solito aspettare che le cose accadano. Ma ci pensi, un giorno, Jukka Reverberi al regio di Torino?



Pagine: Giardini di Mirò Julie's Haircut Yuppie Flu

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