Live Report: Massimo Volume al Traffic - Torino Live report, 12/07/2008

14/07/2008 di

(Emidio Clementi - Foto di Alex Astegiano)

Tornano. Al gran completo. L'occasione è quella del Traffic Festival di Torino (insieme a loro Afterhours e Patti Smith). I Massimo Volume si rifanno sotto sei anni dopo lo scioglimento. Uno dei concerti più attesi dell'anno. Il live report di Sandro Giorello.



Mixo arriva sul palco e per presentarli dice: “Una realtà della musica italiana”, nonostante la bruttezza della frase nessuno reagisce; l’importante è che se ne vada in fretta. Siamo parecchi per essere le otto di sera: tantissime facce – molte conosciute, è una specie di appuntamento obbligato, sapevamo da tempo che ci saremmo rivisti tutti qui – hanno negli occhi la stessa sicurezza mista ad emozione. Emidio Clementi sembra lo stesso di sempre. Solo un mese fa, al MI AMI, mi era parso stanco e in sovrappeso, al Traffic di Torino invece è longilineo e fottutamente magnetico. Partono con “Atto Definitivo”. Sono lenti, quasi dub, inizia a caricarsi una tensione che si sfoga quando viene urlato in coro: “potrei consumare ora la cena, la cena che domani sera mi spetterebbe di diritto”. Egle Sommacal è preciso e delicato. Vittoria Burattini riesce ad essere percussiva nonostante sfiori appena i tamburi. Entrambi procedono costanti rilasciando un senso ipnotico alla canzone. A fine pezzo Clementi è inquadrato sorridente nel maxischermo. Fanno “Il Primo Dio” e tra il pubblico inizio a contare i primi con gli occhi lucidi. Dopo “Seychelles '81” – leggermente meno aggressiva che su disco – infilano quasi a tradimento “La Città Morta”. Quel “Perché siamo stanchi di novità” lo ripetono in molti: pare sintomatico di un sentimento diffuso, come se ciclicamente avessimo bisogno di un gruppo così, di qualcuno che riprenda di nuovo in mano le parole e le racconti imponendole con forza (e l’attuale successo di Le Luci Della Centrale Elettrica non mi sembra estraneo a questo discorso).

Sommacal è inquadrato mentre si toglie i capelli dalla fronte. Fanno “Fuoco Fatuo”: “C’è la carica del toro, il particolare delle corna per terra, spezzate, ma manca la foto del contatto tra le corna e la mano”. E tutti gridano: “Leo è questo che siamo”. I pezzi vanno via veloci. “Qualcosa Sulla Vita”. “Ronald, Tomas E Io” e inizia a piovere molto forte. Si aprono ombrelli e tanti si lamentano dicendo che non vedono più nulla. Resisto ancora un paio di brani sotto l’acquazzone. Loro salutano gentili e poco dopo l’area si libera completamente (quasi nessuno dei presenti si fermerà anche per Patti Smith e gli Afterhours).

Non so se è solo una malinconia di un ristretto club privato o se è un momento - questo che stiamo vivendo – dove la descrizione del quotidiano assume nuovamente un suo fascino e una sua importanza. Certo è che quando Mimì allarga le braccia e attende un attimo prima di pronunciare la parola successiva (quasi dovesse prendere la mira) colpisce a fondo. Un gruppo capace di trasformare le persone in uragani, le stanze in giorni, i nomi propri – Annalisa, Roberto, Mirko, Bencivegni, Kappa, Giovanni – in figure mitiche che ricorderai a lungo (senza che tu ne capisca realmente il perchè).

Clementi tornerà anche durante il live degli Afterhours per inserirsi velocemente in “Simbiosi” con “Peckinpah in ralenti” (come in “Il Meraviglioso Tubetto”, 2000), sarà il punto più alto di tutta la serata.



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