Fine Before You Came - Transilvania Live (w/ Calla) - Milano Live report, 27/02/2006

01/03/2006 di



Sta finendo febbraio e invece sembra che dicembre ancora debba arrivare. Come quando dopo chilometri di tunnel vedi una luce, poi invece arrivi, e lì dove ci sarebbe dovuta essere l’uscita c’è au contrair una curva e un altro pezzo di strada da fare, percorrere, benzina, ansia, allucinazioni claustrofobiche. Milano che non finisce mai. Bauli vuoti rovesciati a fianco alla macchina, ce li portiamo a casa sia mai che avremo qualche successo da conservarci come un tesoro nascosto sotto quella palma a nord-ovest sull’isola che non c’è. Milano indie-rock. Dopo le sbornie con Death Cab For Cutie (Rainbow Club imballato) e Clap Your Hands Say Yeah (Transilvania imballato) tocca ai Calla, alla cui agenzia organizzatrice – la DNA concerti – consigliamo di porre in apertura i Fine Before You Came (che tu non hai presente). Ho il raffreddore e la testa vuota, la sciarpa stretta, la seconda mano in tasca.

Alle 21.30 siamo dentro il locale, non c’è il pubblico delle migliori occasioni ma c’è pubblico. L’ultima volta che avevo visto i Calla dal vivo era stato per il tour di “Televise”, anno 2003: Babylonia di Ponderano (BI), stessa temperatura gelida, 15 paganti, si e no.

I Fine Before You Came hanno appena iniziato. Set acustico, nonostante siano gente con sangue hardcore che (s)corre nelle vene, alternativa possibile ad un live nel quale ogni volta è come se fosse l’ultima. Formazione stabile, ormai, per loro che dal 2001 rappresentano (assieme a gente come The Death Of Anna Karina, La Quiete, gli Altro, la Fooltribe) una delle due vere Scene musicali italiane (l’altra è quella avanguardistica). E’ l’Italia che si svecchia, guarda all’Europa, sente le pulsazioni e rivisita il tutto senza porsi barriere, senza il fiato della geografia sul collo, senza paura. In consolle Maurizio Borgna, che ha registrato il loro nuovo disco, e si ricompone l’insieme in un unicum che dà lustro ai contrappunti chitarristici, valorizza la tensione nervosa ed elettrica della sezione ritmica, come al solito metronomo emozionale che batte spesso con andatura post-rock (e io godo, sia detto). Su tutto, Jacopo, performance emo, le mani nei capelli, le urla fuori dal microfono, la sua voce teatrale. Si battono i piedi, il pubblico giunto per i Calla si stupisce: l’intensità è qualcosa che non si misura con l’esterofilia. Il concerto è breve ma non tocca e fugge, bensì tocca e basta grazie a momenti che generano brividi lungo la schiena, con piccoli capolavori come “The Man Feels Manly”. Poi è tutta un’invasione al loro banchetto, dove in vendita ci sono magliette serigrafate a mano targate Heartfelt e il loro nuovo disco omonimo in formato digipack in uscita per Black Candy/I Dischi De L’amico Immaginario. E non c’è bisogno di raccontare che maglia indossi, oggi.

E' silenzio, così mi sposto verso le tombe del Transilvania Live di Milano. Sotto i loculi trovo un divanetto nero e mi ci siedo consapevole che vi abbiano eseguito decine di riti espiatori, omicidi satanici, altre cagate assortite. Sulla parete dietro di me compaiono loculi che portano il nome di band come i System Of A Down. E’ evidente che questo sia un posto dove si fanno concerti indie solo perchè l’affitto costa poco. Mentre guardo il dj giapponese che suona durante il cambio palco inserito in un sarcofago custodito da due gufi, una base accompagna le luci che si spengono. Sul palco salgono i Calla, l’America trema sottovoce.

Parte “Initiate”, è slow-core che suona il deserto in chiave rock. Infilano poco dopo “Play Dead” per aumentare i battiti ma è solo questione di pochi bpm di differenza. Si alzano semmai i decibels, la chitarra lascia gli arpeggi e si arpiona al distorsore. Il messicano non si toglie i capelli dagli occhi. Senti la lentezza che esplode quando su “Overshadow” l’anima post-rock dei tre prende spazio su tutto, infila in una collana l’attenzione degli spettatori. Poi tutto si ferma, i Calla rientrano nel backstage e se ne escono, dopo i classici richiami, con la sigaretta accesa. Fumano veloci, spengono molto prima della miccia, poi un altro pezzo, e infine un’inaspettata aggressione finale a ritmo shoegaze, che porta dritti alle luci, che si riaccendono. Il giapponese allucinato dai gufi si dimentica di far partire la musica, l’omone lì al mixer lo richiama con un ampio movimento della mano, ma quello è altrove, in estasi, così il pubblico crede e rumoreggia un altro po’. Succede che poi si accorge e mette su un disco, ma la gente già fugge ed è già tutto finito anche per stasera. Io saluto un paio di amici e torno dalla mia balotta. E’ presto ma fa un freddo cane, ascoltiamo del rap anni ’90 e io sono ammalato e non ho voglia di andare a bere. Arrivo in Custodi e salgo come al solito cinque piani come fossero cinque scalini. Pensaci bene, l’ascensore come metafora è una gran cagata.



All'interno del loro tour italiano programmato per la fine di febbraio, i Calla si sono avvalsi di alcuni supporters italiani. Interpellati da DNA concerti - agenzia organizzatrice della tournèe - Rockit, per la data milanese del 27 febbraio al Transilvania di Milano, ha scelto di affiancare alla band americana i Fine Before You Came. Il gruppo, caratterizzato da un suono in bilico fra post-rock e screamo-hardcore, è in uscita a marzo con un nuovo album omonimo, co-prodotto da I Dischi De L'amico Immaginario e Black Candy. Rockit, ovviamente, non poteva mancare. E racconta

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