Quando la trap si mette in gioco

18/04/2019 di

Prendi le passioni dei giovincelli d’oggi: il rap e la trap. Prendi l'altra passione dei giovincelli di oggi, di ieri e dell'altro ieri: i videogiochi. Uniscile insieme, adesso. Cosa viene fuori? Un prodotto crossover vendibile in tutto e per tutto, nei secoli dei secoli, amen. Sì, perché il mercato dei videogiochi è uno dei pochi che è in perenne crescita (insieme a quello dei porno, ovviamente), in continuo sviluppo e aggiornamento. Si trasforma in base alle esigenze del suo pubblico, riuscendo quasi sempre a soddisfare gli utenti.

Il mondo gaming non è più relegato alla cameretta del bambino sfigato che, al posto di uscire a giocare a pallone con gli amici, rimane da solo davanti a uno schermo al buio. Ormai i giochi che vanno per la maggiore sono i multiplayer online, che consentono di connettersi con giocatori da ogni parte del mondo per sfidarsi. Qualche esempio? Fortnite, League of Legends, Call of Duty, Apex: questi sono solo alcuni dei titoli più utilizzati del momento.

Le modalità sono semplici: ci si sfida online con altri giocatori (selezionati da te, ad esempio i tuoi amici, oppure selezionati randomicamente) in qualche arena, e ci si dà le botte finché l’altro giocatore, o l’altro team, non ci crepa.  Non più un inizio, uno svolgimento di 1648405 ore e una fine, ma una partita che inizia e finisce in meno di un’ora, basata sulla strategia e sulla velocità.

Non a caso, questo campo ha iniziato a essere "contaminato": non è raro, ormai, vedere dirette Instagram o addirittura streaming su Twitch da parte di trapper e cantanti noti. Un esempio internazionale? Drake che partecipa ad uno streaming di Ninja (lo streamer più seguito al mondo, più di 15mln di iscritti) e raggiunge il record di visualizzazioni più alto della piattaforma. E non solo: il rapper canadese ha deciso di investire nell’ambito Esports, diventando co-proprietario di un brand del settore (100 Thieves).

Anche in Italia il fenomeno non è passato inosservato: c’è chi ha iniziato a fare dirette in streaming per diletto, come Samuel Heron e Sick Luke con Fortnite e chi invece ha deciso di prendere la cosa più seriamente. Ad esempio, la Dark Polo Gang ha "assunto" un membro nella crew per rappresentarli nel mondo di Fortnite, gioco in cui i ragazzi si sono già cimentati in passato nelle stories di Instagram. Il prescelto è Alessandro, 21 anni, detto brutal_sandro e grazie agli abbonamenti sul suo canale, gli utenti hanno potuto vincere premi come biglietti per i concerti della Dark e la possibilità di giocare con loro.

Ma la DPG non è la sola ad aver puntato gli occhi sul mondo dell’Esports e dello streaming: la Machete Crew, etichetta indipendente da cui sono usciti nomi come Salmo ed Enigma, ha inaugurato ieri sera a Milano la suona nuova divisione gaming con un party all’insegna della musica rap e dei videogiochi realizzato in collaborazione con Red Bull. Nitro, Lazza e altri cavalli della scuderia Machete si sono mischiati a streamer, proplayer e gamer, rappresentando perfettamente quello che è il panorama di adesso: un unico target da colpire, un ecosistema artistico da costruire, unendo più discipline. 

Insomma, una strategia di marketing super innovativa che va a colpire un target giovanissimo e attento al mondo dell’internet. È proprio questa la forza dell’unione di questi due mondi: gli utenti colpiti sono pressoché gli stessi. Musica e intrattenimento stanno diventando sempre più complementari e non più divisi o, addirittura, nemici: grazie alle piattaforme i “content creator” (che possono essere i trapper, gli youtuber, gli artisti o i player) possono esprimersi a 360 gradi, arrivando a raggiungere in maniera completa tutti gli utenti e i fan. In questo senso, i social network e le piattaforme come Instagram, Facebook, YouTube e Twitch sono perfette per questo tipo di ecosistema.

Non solo diventano complementari, ma si contaminano a vicenda: un ragazzo che gioca ai videogiochi può essere contemporaneamente anche un cool kid che ascolta (o produce) la musica del momento, come la trap, che si veste con marchi streetwear ed è circondato da belle signorine. Il videogioco non è più parte di un mondo prettamente sfigato e nerd, ma è diventato qualcosa alla portata di tutti e che, anzi, ti rende parte di un gruppo, di una crew. Dunque, è fatta: il divario è colmato, i mondi sono uniti. Game, set, match.

 

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