Tributo Elliott Smith @ No Fun - Udine Live report, 03/11/2007

30/11/2007 di Enrico Veronese

(Gli Annie Hall al No Fun - Foto di Enrico Veronese)

A Udine è stato riproposto, per il terzo anno consecutivo, il tributo a Elliott Smith (1969 - 2003). Moltissimi musicisti - forse troppi - hanno affollato la cantina del No Fun per suonare le sue canzoni. E' stato un omaggio sincero e rispettoso. Enrico Veronese racconta.



Musicisti che arrivano alla spicciolata da ogni dove, occupano per ore una cantina con cappotti e pedaliere, si conoscono al momento, mangiano assieme tranci di pizza, scambiano cd, lasciano incustodito il banchetto. Musicisti sul palco a presentare con disinvoltura, come Andrea Sambucco e FR Luzzi. Musicisti fra il pubblico, musicisti a spillare da bere: un soddisfatto Gaetano Dimita (La Belladonna and many more) cioè il cantiniere dell’Arci No Fun dietro la stazione di Udine, commosso dai suoni e dalle persone.

Il terzo tributo a Elliott Smith è stato un trionfo del brivido acustico e del rispetto tra amatori, per magnifiche canzoni restate le ultime di una vita. Già, la vita.

Il clima comincia a scaldarsi con i locals Red Sash + Lala, la graziosa Angie più Louis Armato, il turco di Udine Umut Adan, il giovane rodigino Art of Wind. Fabio Parrinello arriva tardi, in dolce compagnia, ma il suo moniker Black Eyed Dog correva di bocca in bocca dall’inizio della serata: tanta attesa era dovuta al debutto “Love is a dog from hell” per casa Ghost, intriso di umori folk e grande scrittura. Nel solo volgere di “2.45 AM” il barbuto crooner convince tutti: forte intensità e una voce non comune. Il tempo di un bicchierino di liquore friulano e Fabio sparisce, quando sul palco si avvicenda la strana coppia Claude Horser (dei bravi Granturismo) – Jackeyed. Avevano scelto entrambi la gettonatissima “Twilight”, e nell’empatia avevano deciso di provarci assieme: sale anche Fabio Dondelli degli Annie Hall. Se Black Eyed Dog ha rappresentato una gradita conferma, Horser costituisce la rivelazione, grazie a una sapiente presenza scenica e al physique du role, così come ha dato ad intendere durante l’esecuzione di “Cry baby cry”. E’ ora Enrico Bosio degli En Roco ad accomodarsi on stage per “Ballad of big nothing” e “Pitseleh”: da grande amatore della band genovese, dico che l’ottimo Bosio rende meglio quando canta ciò che scrive in prima persona, in italiano… pure Paolo Mioni dei Jennifer Gentle, col nickname “Nicotine Alley”, non va oltre il compitino, risultando figura di passaggio fino al gran finale con gli Annie Hall.

Sarà che sono l’unico gruppo al completo, sarà che suonano molto ultimamente quindi l’affiatamento viene da sé, ma le loro tracce restano indelebili: “The biggest lie”, “Baby Britain” e “Bled white” strappano applausi a scena aperta, piedi sbattuti e la conferma di trovarsi davanti a una delle migliori realtà indie italiane. Al termine Claude Horser e pochi altri “temerari”, presi bene, chiedono la jam: sarà per la prossima volta, intanto c’è tempo per le chiacchiere nei capannelli all’esterno, gonfi di gente che preferisce la sigaretta alla musica, o ai gradi centigradi più abbondanti.

Qualche suggerimento agli organizzatori: restringere il numero delle band; consentire ad esse di suonare anche un pezzo proprio; concedere una coordinata jam elliottiana finale. I numeri per aggiudicarsi la considerazione che già si merita ci sono tutti.



Pagine: Jennifer Gentle En Roco Francesca (FR Luzzi) Luzzi Annie Hall Black Eyed Dog Jackeyed

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