Negrita - Un triste spettacolo - Firenze Live report, 22/04/1997

22/04/1997 di Andrea "Rui" Scanzi



C'e` ben poco da salvare, del concerto dei Negrita al Tenax il 22 Aprile. L'unica data toscana del Tour '97 del gruppo aretino, che da marzo sta portando a "spasso" dal vivo l'irrisolto XXX, si e` risolta in un flop quasi totale. Ospitati da un locale di una bruttezza lancinante e "aiutati" da un' organizzazione di sicurezza che per ignoranza, maleducazione e rozzezza era enormemente superiore alla media della categoria (gia` di per se` altissima), il quintetto guidato dal cantante Pau ha proposto poco piu` di un' ora e mezza di rock preconfezionato e ballate nella maggioranza dei casi malamente eseguite. Di fronte ad un pubblico che clamorosamente non ha superato le duecento unita` (ed era l'unica data nella regione madre del gruppo...), i Negrita hanno proposto gran parte dell'ultimo lavoro ed i brani piu` celebri dei primi due album, Negrita e Paradisi per illusi: ma in pochi si sono sentiti coinvolti dal suono della band. Eccezion fatta per una trentina di teen-ager che da sotto il palco cantavano a squarciagola i brani del gruppo ed idolatravano il quintetto come neanche gli U2 si meriterebbero. E deve far riflettere, il fatto che lentamente ma inesorabilmente i fans dei Negrita stiano acquisendo un'identita` "anagrafica" piuttosto bassa e tristemente simile, per omogeneita` e delirio, a quella dei "seguaci sguaiati" dei defunti Take That o dei loro ridicoli cloni nostrani, i Ragazzi Italiani. Ma ognuno raccoglie quel che semina, potremmo scrivere privilegiando alla forma originale il contenuto schietto. Inutile nasconderlo, la sensazione che i Negrita vogliano a tutti i costi il successo trova inequivocabile conferma in questo Tour. Gia` ascoltando l' ultimo lavoro, piacevole ed inconsistente come un film con Jim Carrey, coloro che un tempo avevano visto nel gruppo aretino un interessante segnale di novita` si erano dovuti confrontare con una cocente delusione. Ebbene, dal vivo nemmeno l'istrionismo di Pau ed i virtuosismi di Drigo hanno saputo fugare i forti dubbi sull'attuale fase artistica dei Negrita. Le attenuanti ad una serata di certo non riuscita ci sono. Anzitutto, la fioca del cantante, che soprattutto nelle canzoni piu` ritmate era palesemente in difficolta`. L'acustica del locale, censurabile. Quindi il pubblico, che come detto eccezion fatta per la minoranza fin troppo entusiasta di cui sopra si e` rivelato nel complesso molto freddo ed ha poco aiutato la scarsa vena della band. E poi, non sono mancati momenti felici, all'interno dei novanta minuti. In un mare di noia, Ho imparato a sognare, Io sono e soprattutto Lasciami dormire hanno coinciso con i momenti migliori del concerto. Forti dubbi ha invece lasciato non tanto la scelta di rimodernare i vecchi (si fa per dire) brani, quanto il modo di rimodernarli. Peggiore dell'originale Lontani dal mondo, discutibili le nuove versioni di Militare, Bum Bum Bum, RJ Angelo ribelle ed Ehi! Negrita, deprecabile il rifacimento di Man In The Corner. Da dimenticare, e alla svelta, le nuove e c.d. trascinanti War, I miei limiti, Era magico, Io Pocahontas me la farei (UARGH!!!). Ascoltabile ...E intanto il tempo passa, inutilmente ruspante XXX, bellina come un disco di Nek A modo mio. Profonda come il Vingone la "impegnata" (sob) Ma come fanno, dedicata ai "venditori di rose" che ogni sera entrano nei pub per racimolare qualche soldo. Molto, molto triste l' ostentato "aretinismo casereccio" di Pau, che tra un pezzo e l'altro sentiva l' irrefrenabile bisogno (noi no) di dar sfogo alla sua logorrea, anche solo per sparare tre o quattro "bischerate". Ma la cosa peggiore di tutta la serata, quello che veramente ha fatto traboccare il vaso ed ha indotto molti a dimenticare attenuanti ed esibizioni precedenti (innegabilmente migliori, compreso il primissimo concerto di gennaio al Velvet di Castiglion Fiorentino subito dopo l' uscita di XXX, la prima data ufficiale del tour 1997 a Roma, la cover di Like A Rolling Stone con la Consoli al Pippo Chennedy Show e, volendosi proiettare nel futuro, gli otto brani scelti del "semi-unplugged" a Poppi il 9 Maggio), dicevamo, la cosa peggiore del concerto e` stata l'immodestia e la superbia dimostrata dal quintetto durante tutto lo spettacolo. Pau versione "corsaro" che imitava Axl Rose, il chitarrista ritmico Petricich che non sapeva se clonare Jimmy Page o Brian May (e nel dubbio scimmiottava entrambi), "Beautiful" Drigo che come sempre si atteggiava a Stevie Ray Vaughan (ma proprio per questo doveva evitare di "pomiciare" con il pubblico in perfetto stile East 17), il bassista Li Causi che coi capelli rossi sembrava uscito da un gruppo punk dei sobborghi di Pieve a Maiano, ed un onestissimo ed impeccabile Zama che, purtroppo, nessuno poteva vedere (ed apprezzare), sprofondato nella sua batteria e coperto dai compagni gigioneggianti. E ancora, Pau che getta il microfono in mezzo al pubblico, Drigo che mostra a mo' di Sacro Graal la sua chitarra alla "plebe adorante" che si protende per toccarla, le mani del gruppo che ogni tanto si concedono, benevole, ai "supplicanti" arti superiori del pubblico assediante il palco. Per chi ha amato il gruppo (quando ancora non era stato travolto dalla sete di fama e successo), quello del 22 Aprile 1997 e` stato uno spettacolo deprimente. Gli spintoni vergognosi della vigilanza a fine concerto e la maleducazione degli organizzatori (compresi il manager del gruppo Barbacci e lo staff Polygram) sono stati la degna conclusione di una serata che non poteva essere piu` deludente. In bocca al lupo, cari Negrita. Ambra ed il Festivalbar sono dietro l' angolo ad aspettarvi. A trent'anni si e` piu` che mai liberi di scegliere la propria strada. Da questo piccolo giornale, umilmente, ci permettiamo di scrivere che a noi, poveri mortali, quello del 22 Aprile ci e` parso il commiato suonato male di un gruppo promettente che, per eccessiva fretta, ha preferito alla qualita` la quantita`, all'umilta` il divismo. Poteva andare diversamente. Puo` andare diversamente. Basta ritrovare se` stessi, e smetterla di giocare alle rockstar.



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