Tutti i numeri della crisi del mercato musicale, e qualche idea per ripartire

Di quante persone parliamo? E di quale giro di affari? Con il coordinamento "La musica che gira" facciamo chiarezza su un'emergenza senza precedenti, che bisogna trasformare in opportunità
25/05/2020 12:58

Il Dpcm del 17 maggio prevede che dal 15 giugno si potrà tornare al cinema, al teatro e a sentire un concerto, sia al chiuso sia all’aperto, ma con i limiti e le restrizioni imposte dal governo per la salute pubblica. Ve lo abbiamo raccontato: la soddisfazione per poter anche solo sperare di tornare a ballare e suonare è tanta, il dubbio però che nel concreto non se ne potrà fare nulla diventa con il tempo quasi una certezzaNegli spazi chiusi non potranno esserci più di 200 persone e negli spazi aperti non più di 1000. Obbligatoria la distanza di almeno un metro tra gli spettatori e previsti posti a sedere assegnati. Resteranno, comunque, sospese "le attività che abbiano luogo in sale da ballo e discoteche e locali assimilati, all'aperto o al chiuso, le fiere e i congressi". 

Questo il tentativo del governo di rimettere in moto la grande macchina culturale ferma, in Italia, già da febbraio. Tutti gli eventi dal vivo e gli spettacoli erano stati cancellati e tutti i Settori Culturali e Creativi (SCC) avevano sospeso le loro attività: teatri, musei, sale concerti, live club, spazi culturali, tutti in lockdown. La ripresa ora ventilata, sono in molti a esserne convinti, non tiene realmente conto delle esigenze e delle richieste che partono dal basso di uno dei settori più colpiti dall’emergenza Coronavirus, "il primo a chiudere e l’ultimo a ripartire".

La situazione, insomma, è più che grave, anche perché le cose non andavano bene nemmeno prima, o meglio il sistema aveva già tanti mali con cui confrontarsi. Oggi è anche e soprattutto una questione di lavoro, e della dignità delle persone che (anche) da esso dipende. Gli artisti, i musicisti, i piccoli imprenditori, i liberi professionisti, i lavoratori a intermittenza, le imprese: tanti già da prima della crisi lottavano per la sussistenza, ora potete immaginare quale sia la loro situazione. 

Per occuparsi di tutto questo è nata La Musica Che Gira, rete di professionisti del settore musicale che ha cominciato ad organizzarsi per far sentire la voce di tutte le categorie che compongono la filiera, proponendo al governo, ancora prima che misure per ovviare a questa maxi emergenza, una riforma del settore.

La Musica che Gira, coordinamento composto da decine di realtà che gravitano attorno all'universo della musica italiana, chiede al governo di "agire immediatamente in modo coordinato e fare tutto il possibile per mitigare le conseguenze negative della crisi", innescando "una cooperazione tra addetti ai lavori e tecnici del nostro settore, istituzioni e task force". Il governo, sostengono, deve riunirsi al più presto e convocare un tavolo tecnico specifico dedicato all’industria musicale, per affrontare insieme ai lavoratori del settore "l’emergenza lavorativa, economica e sociale che il fermo del settore ha provocato", considerando anche di "riscrivere le regole di un comparto che va riorganizzato anche sotto il punto di vista legislativo". 

Con loro abbiamo provato a fare un quadro il più completo possibile di questa situazione mai vista prima, per capire quali sono le criticità più opprimenti, quali le prospettive e quali le richieste più urgenti. Perché senza le necessarie manovre in soccorso del settore musicale "le conseguenze negative di questa crisi produrranno un’onda lunga che ricadrà sull’economia futura del settore, sul PIL e sulla capacità del Paese di produrre valore anche in termini socio-culturali".

 
 
 
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Quanto vale il settore della musica in Italia

Non ci sono degli studi di settore recenti ai quali fare riferimento. Quello che sappiamo però è quanto vale il settore culturale e creativo, del quale la musica fa parte. Si tratta di circa 250 miliardi, il 16% del PIL. I dati sono quelli del report "Io sono cultura" di Symbola, e si riferiscono al 2017.

Quanto vale la musica dal vivo

Nel rapporto "Io sono cultura" lo spettacolo dal vivo è una voce non ripartita, che rappresenta il 9% del sistema produttivo culturale e creativo. Un altro dato interessante è quello sul valore aggiunto generato dagli spettacoli dal vivo che ha registrato una crescita del 9,5% dal 2016 al 2017 e un aumento degli occupati dell'8,7%. Purtroppo gli studi sul settore culturale non sono tantissimi, e forse è questo il dato più importante, che sta lì a rappresentare quanto poco sia considerato sotto il punto di vista economico. Erroneamente, visto che contribuisce in maniera considerevole al PIL e genera effetti benefici sotto il punto di vista delle ricadute in altri comparti, come quello turistico al quale contribuisce per quasi il 40%.

Quanti sono gli occupati nella musica

Anche qui, possiamo riferirci all'intero settore culturale e creativo e citare dei dati certi che stimano un 6,1% del totale degli impiegati in Italia, 1,5 milioni di persone. Di queste possiamo dire che 400mila sono quelle impiegate direttamente nel settore musicale, ma il dato potrebbe essere sottostimato per via della mancanza di una mappatura.

I Tauro Boys al MI AMI 2018I Tauro Boys al MI AMI 2018

Quali le figure professionali prevalenti

Sono tantissime, se pensiamo che il mondo della musica si suddivide a sua volta in altre aree come la discografia, il booking, il management. È un mondo complesso dentro al quale rientrano i discografici, i manager e tutte le figure professionali che collaborano con loro che vanno dal project manager al graphic designer, dai produttori al personale amministrativo, gli uffici stampa; nel settore live abbiamo i tecnici – che a loro volta sono suddivisi per competenze specifiche –, i promoter, i runner, i fotografi, i musicisti, gli addetti alla produzione, i tour manager, gli addetti alla sicurezza. È incredibilmente vasto il panorama delle professionalità messe in campo quando si parla di musica, a tutti i livelli.

Quali sono i tipi di inquadramento

I lavoratori dello spettacolo hanno inquadramenti e professionalità molto diverse tra loro, che possono andare dagli assunti diretti – ad esempio chi lavora in RAI, alcuni tra gli orchestrali, tecnici assunti dai service, addetti stampa assunti dalle agenzie – ai lavoratori autonomi – partite IVA – fino ai lavoratori Intermittenti. I compensi possono variare molto in base alle competenze e alle professionalità richieste. È molto difficile stabilire inoltre un range di introiti, ci sono troppe variabili da considerare.

Che tipo di aiuti hanno sin qui ricevuto questi professionisti

I lavoratori autonomi hanno avuto accesso ai 600 euro previsti dal decreto Cura Italia, mentre fa rabbia dover segnalare che il personale inquadrato con un contratto a intermittenza non ha ancora ricevuto nessun tipo di contributo da marzo a oggi. Parliamo della maggior parte dei tecnici che lavorano nel nostro mondo, lavoratori che esattamente come tutti gli altri hanno contribuito con le loro tasse al mantenimento dei servizi del paese e che per mesi hanno dovuto subire l'alternarsi di circolari che inizialmente non li includevano nei sostegni, in un secondo momento li includevano – anche se alla prova dei fatti si sono visti rigettare la maggior parte delle richieste di contributo – questo fino al 19 maggio, quando è stato stabilito che avevano diritto anche loro alle forme di sostegno previste per gli altri intermittenti e che entro fine mese sarebbero state pubblicate le linee guida per le richieste. Il risultato è che gli intermittenti dello spettacolo sono stati i primi a fermarsi a fine febbraio e dopo tre mesi non solo non hanno ricevuto neanche un euro dalle casse dell'INPS, ma non hanno ancora neanche ricevuto le istruzioni per poter richiedere il contributo di 600 euro.

Che tipo di aiuti hanno ricevuto locali e aziende

A oggi questa risposta dipende dalle attivazioni delle regioni e delle amministrazioni comunali. In termini generali si rientra nella grande voce "contributi alle imprese", se dietro gli spazi c’è un’impresa. Molte fondazioni si sono attivate invece sul Terzo Settore riformulando i bandi in versione sostegno emergenziale (vedi Compagnia di San Paolo o Culturability per citarne solo due). Lo Stato per adesso ha attivato solo una sorta di bando per l'accesso a poche risorse come luoghi extraFUS per i nostri spazi che ancora una volta risultano essere percepiti come "residuali" a prescindere dallo loro oggettiva importanza per la socialità e la cultura di città, periferie e province nonché per numero di lavoratori e indotto creato.

Cesare Basile, era il MI AMI 2011Cesare Basile, era il MI AMI 2011

Come si rimette in moto il settore

Abbiamo riassunto le nostre richieste in quattro punti che comprendono proposte dettagliate, le trovate all'interno del nostro documento programmatico su www.lamusicachegira.it. Si rivolgono sia all'emergenza che alla ripartenza: garantire a tutti l'accesso alle tutele sociali; supportare le attività imprenditoriali della musica dal vivo; stimolare una riforma definitiva del settore e una ripresa con nuove logiche della produzione e del consumo culturale; incentivare gli investimenti Green su innovazione e tecnologia. Ma la richiesta che sta alla base di tutto è quella di essere ascoltati dal Governo e dal ministro Franceschini: abbiamo un capitale di conoscenze specifiche sul settore e sul suo funzionamento che in questo momento sono preziosissime e vogliamo solo metterle a disposizione di tutti.

Quando si tornerà a suonare

Anche qui purtroppo dobbiamo sottolineare come le prime indicazioni che abbiamo ricevuto siano figlie di una conoscenza sommaria del settore della musica dal vivo. Viviamo la frustrazione continua di vedere calate dall'alto prescrizioni che non tengono conto del funzionamento del nostro lavoro. Abbiamo riscontrato una serie di criticità, dai costi per quello che ormai chiamiamo per praticità il "COVID management" – costi che arrivano a poco tempo di distanza da un'altra scure che si è abbattuta sugli organizzatori, e parliamo della Circolare Gabrielli – al divieto di somministrazione, solo per fare degli esempi. Chiediamo a gran voce una commissione congiunta Camera e Senato e che Franceschini convochi il prima possibile un tavolo tecnico specifico sulla musica, è inaccettabile che le regole vengano scritte senza una concertazione con chi – a costo di grandi sacrifici – tiene viva l'offerta culturale in questo paese.

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L'articolo Tutti i numeri della crisi del mercato musicale, e qualche idea per ripartire di Claudia Mazziotta è apparso su Rockit.it il 25/05/2020 12:58

Tag: mercato discografico - nuovi live

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