Twilight Singers - Lombroso - Roma - Circolo degli Artisti Live report, 12/12/2004

17/12/2004 di



Sono vecchio e il mondo intorno comincia ad accorgersene. Niente più comitive e nemmeno più qualcuno per andare ad un concerto. Tanto con l'età si sta più in compagnia da soli. Le persone son sempre più deludenti. L'entusiamo è una rarità. E pure la musica comincia a sfilacciarsi. Ma non fateci caso, è colpa dell'umidità che circonda la capitale stasera.

La notte prevede anzitutto un saluto al proprietario dei "Giardini di Adone", lanciatissimo a riempire le sue serate con musicisti emergenti. Romani dategli una mano, che poi vi cucina anche un'ottima gricia (i.e. amatriciana in bianco).

Dopo un abile girotondo a San Giovanni, ecco raggiunto il Circolo degli Artisti. Niente accredito, che da tempo mi sono rotto i coglioni di chiederli. Quindici euro in contanti. Quel locale se li merita tutti. Oggi è forse l'unico luogo con una programmazione capace di tirarmi fuori di casa per andare ad un concerto. Rare le eccezioni, almeno qui nella capitale.

Stasera c'è un concerto bello. Di quelli che non se non ci vai te lo ricordi: Lombroso come antipasto e Twilight Singer a rimettere in moto i ricordi. Subito da segnalare che l'età media degli spettatori non acuisce il mio fastidio senile. Si vede che c'e' roba della vecchia guardia. Sono a mio agio. In disparte. Attendo sorseggiando bibite pagate un prezzo vicino al "giusto", osservo le persone (adoro sempre più farlo) e schivo gli sguardi della gente conosciuta. Sembra essercene parecchia: quasi-giornalisti, quasi-produttori, quasi-promoter, quasi-discografici. Niente di troppo serio, ma tutti convinti che valga la pena provarci con la musica. Meglio così, c'e' sempre più bisogno di gente coinvolta, specialmente a Roma.

Neanche il tempo di tremare al cospetto della scoppoletta di Marco Conidi, che Ciffo e Nascimbeni mettono in funzione il palco. Il duo che omaggia Battisti e sorride al poprock americano degli anni di piombo si presenta, appunto, come un duo. Chitarra e batteria. Ciffo a campionare se stesso, giusto per costruirsi qualche loop e dare corpo ritmico. Nascimbeni a sbracciarsi dietro baffi, cassa e rullante. L'esecuzione gode del dono dell'intensità, anche se il suono si impasta e i Lombroso entrano in competizione con se stessi, cercando di sopravanzare il rumore con altro rumore. Per fortuna tutto si sistema progressivamente e la stabilità dei volumi consente di godersi un'esibizione assai gustosa. L'impressione è che dal vivo i brani perdano quella patina d'altri tempi, imbruttendosi rispetto al disco. Svanisce il fascino dei controcanti e la cura degli arrangiamenti cede il passo ad un impeto sgraziato. Nonostante ciò, il concerto funziona. I testi restano il punto debole, ma si viaggia su un rapporto molto fisico e spontaneo. Rock un po' americano. Anzi, un po' White Stripes. E poi tanto tanto Battisti. Nessuno resta stupito, ma tutti sembrano soddisfatti. Non serve altro. Lombroso promossi, soprattutto come gruppo spalla.

Il cambio palco è laborioso. C'e' tempo (in questo mare infinito di gente) per imbottirsi di altra aranciata. Parlo venti minuti con un ragazza sconosciuta, probabilmente fuggita da un museo di ritratti impressionisti. Sciolgo la faccia nel bicchiere e resto imbambolato ad ascoltarla mentre mi racconta gioiosa del suo amore per gli Afterhours, della sua passione per la scrittura e della voglia di aprire una fanzine. La cosa più intelligente che riesco a dirle è che ho mal di schiena. Se mi stai leggendo, mi chiamo Stefano, anche io scrivo e ho una fanzine o qualcosa del genere. Te lo racconto la prossima volta. Forse.

Intanto mi accorgo di essere nello stesso punto in cui molto tempo prima avevo visto i Valentina Dorme. Ricordo solo la tanta confusione dopo una pacca sulla spalla. Comunque meglio spostarsi da lì, che i concerti sono l'ambiente migliore per rendere corporei i fantasmi e non è possibile ritrovarsi a trent'anni ancora a cantare "Cristo fa che lei non sia qua" ogni volta che sul palco sale quello lì degli Afterhours. E' chiaro che si tratta di fragilità. E mentre guadagno la prima fila, i Twilight Singer escono dalla porticina in legno e prendono posizione. Rivedere Greg Dulli è come materializzare un vecchio amico. Ho speso così tanto tempo impigliato nel suo vocione, che vorrei abbracciarlo. Al suo fianco un'elegante e rocciosa band, con Sergio Cammariere alle tastiere. Si tagliasse baffi e capelli sarebbe uguale a Manuel Agnelli. (Che gretta ironia. Perdonatemi. Però è proprio uguale).

Look a parte, Manuel è davvero incastonato nei Twilight Singer. Umile, semplice, appassionato, fiero, contento. Praticamente perfetto per sostenere un concerto che parte a dondolo e si stabilizza in alta quota. I Twilight Singer sono bravi, ma non sempre. Il disco è bello, ma non tutto. Il concerto segue le stesse sorti, ma a frantumare qualsiasi possibilità di noia c'e' un frontman che da solo può riempire un locale. Per stazza fisica e statura artistica. Dulli ha l'imponenza di una voce scolpita nella storia e l'ironia per lasciarla ascoltare a chiunque. I Twilight Singer suonano e sudano, restando seducenti con quel retrogusto soul, ma sempre urticanti e fragorosi. Attingono con alterne fortune a quel repertorio che doveva essere solo un side project e che ha ormai assunto piena autonomia. Un rock che viene dagli anni novanta e si tinge di romanticismo.

Tra un brano e l'altro, Dulli omaggia il suo tastierista, intonando "Vorrei la pelle splendida" con l'accento di un emigrato malavitoso ("a lavarmi, vieni a lavarmi, baci el colpivoli, si dece la virità... ma seih... ma seih ih ih"). Manuel Agnelli sorride e annuisce, scambiandosi anche di strumento con Dulli.

Giusto il tempo per la cover di "All you need is love" e finalmente il gran finale con il ritorno agli Afghan Whigs. Non avevo mai ascoltato dal vivo "66" e l'emozione mi spinge dietro la schiena. Che meraviglia. Salto come una femminuccia e quasi mi abbraccio con uno sconosciuto.

Arriva poi il momento di "Faded". Mi sento talmente intimo con la situazione che nemmeno la ragazza del Tempo delle mele con le cuffie. Invidio Manuel Agnelli perchè la sta suonando. Invidio Greg Dulli perchè la sta cantando dopo averla anche scritta. Il concerto si chiude qui. Perchè non potrebbe esserci altro. E' tempo di guadagnare l'uscita. Mi guardo in giro e ogni cascata di capelli neri si ruba un battito del cuore. Esco inghiottendo qualche lacrima. Musica di merda, è sempre colpa tua. Però forse non sono così vecchio...



Pagine: Afterhours Lombroso

Commenti

    Aggiungi un commento:


    ACCEDI CON:
    facebook - oppure - fai login - oppure - registrati


    LEGGI ANCHE:

    Andare ai concerti allunga la vita