Ugo Mazzia è stata una delle persone più brillanti, sagaci e intelligenti che abbia mai incontrato.
A lui dobbiamo tantissima musica bellissima in giro per l’Italia, spinta in contesti iper-provinciali e totalmente lontani dai radar del mainstream. Una sorta di carovana piratesca e carbonara. Ispirata dall’idea tenace che si potesse vivere di musica fatta bene, e non di plastica. Oggi sembra paradossale, ma negli anni Zero, periodo nero della discografia, pochissimi - ribadisco: pochissimi - prestavano interesse o attenzione a ciò che accadeva nel circuito dei live club e delle indipendenti. Ovvero l’ambiente in cui Ugo viveva e lavorava.
Ugo fu manager, tour manager, tutto di più e molto più confusamente, di artisti come Zen Circus e One Dimensional Man di Pierpaolo Capovilla. Io lo conobbi a Castellina Marittima, all’interno di un festival a cui eravamo entrambi invitati. Portò alcune sue band, ma si accorse che l’organizzazione non aveva previsto uno stage manager. Se ne occupò lui, alla sua maniera.

Vederlo all’opera mi entusiasmò, anche se in realtà mi affascinava la sua figura. Diventammo anche amici, seppure lui fosse più adulto di me. L’anno successivo decidemmo di fare ilMI AMI, così gli chiesi se avesse voluto fare lostage manager per questo festival che Rockit avrebbe organizzato da lì a poco. Accettò. Rimase in quel ruolo, con responsabilità sempre decrescenti anno dopo anno (va detto, lol), per le prime dieci edizioni. Nel nostro cuore, per sempre.

È scomparso stanotte. Combatteva un male incurabile, pare. Io purtroppo non so dirvi con precisione cosa avesse, perché era tanti anni che non lo sentivo. È tanto importante saperlo, in fondo? Ho scritto ad alcuni amici che invece ogni tanto lo incrociavano, sempre più sparutamente, ci scambiavano qualche messaggio. Me l’hanno confermato: “Ugo non c’è più”. Emiliano Colasanti ha scritto poco fa: “oggi ci avrebbe mandati tutti a fare in culo, e avrebbe ragione”.
La mia impressione è che avesse deciso, non so quanto consciamente, di lasciare che il mondo fosse un fiume dalla corrente troppo disgustosa per provare a cambiarne il flusso. Piuttosto,lo guardava scorrere, lo derideva. Conosceva gli elementi chimici di cui era composto, per questo li schifava. E con grande sarcasmo sapeva farci su una risata, mentre la vita gli regalava gioie e dolori come fa con i cristiani capitati in Terra.

Mi tengo stretti i momenti nei backstage - quattro tavoli da birreria a lato del palco, seduti su una panca - mentre si rollava una canna, faceva un sorso dell’ennesima birra e con la sua zeppola diceva qualcosa che faceva molto ridere.
Ti voglio bene Ugo.
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L'articolo Ugo Mazzia sarà per sempre dietro quel palco di Carlo Pastore è apparso su Rockit.it il 2026-10-08 12:09:00

COMMENTI (1)
Ugo era un'istituzione. Che dispiacere.