Modena City Ramblers - Università della Calabria - Cosenza Live report, 29/04/2002

30/04/2002 di Eliseno Sposato



Il passaggio da Cosenza rappresenta per i Modena City Ramblers una tappa obbligata delle loro tournée. Non ha fatto eccezione neanche questa di supporto a “Radio rebelde”, quinto disco della banda emiliana. Teatro della permorfance è stata questa volta l’Università della Calabria, il parcheggio di linguistica pieno fino all’inverosimile di migliaia di giovani, chiamati a raccolta dalla ‘patchanka’ militante di Cisco e compagni.

Molta curiosità era suscitata dal nuovo corso musicale intrapreso dal gruppo dopo la defezione di alcuni membri fondatori, coinciso anche con l’esigenza di esplorare nuovi linguaggi. Ecco allora che la matrice folk irlandese viene messa in secondo piano in favore di un rock multietnico che definisce meglio il loro percorso artistico. Pochi fronzoli e molto pathos suscitato da un trittico d’apertura che ha legato brani nuovi come “La legge giusta” e “Newroz”, e classici come “La grande famiglia”, scelto per dare il benvenuto ai presenti. “Carretera Austral” smorza un po’ il livello adrenalinico ponendo l’accento sul contenuto dei brani che ripercorrendo la storia, più o meno recente, ne accresce il valore. Un brano questo che parla della strada fatta costruire dal generale Pinochet negli anni settanta, in Cile, per portare al confino i dissidenti del suo regime. I M.C.R. sono un gruppo militante di sostanza che non si appoggiano a fatui slogan da lanciare sul pubblico, né si pavoneggiano con iniziative di solidarietà portate avanti al riparo di contratti miliardari, alla maniera di Jovanotti. Fanno contro informazione, suscitando dubbi, ripercorrendo la storia, mettendo in guardia dal vero potere, quello economico, denunciato in brani come "Primo potere", legato non a caso in medley con “Santa Maria del pallone”.

Il concerto, quindi, è estremamente efficace, giocato su ritmi sempre trascinanti, sottolineato da un light show molto curato e da un feedback continuo con il pubblico, membro aggiunto del gruppo. Non c’è un attimo di tregua, le canzoni si susseguono pescando nel vecchio (“Fuori campo”, “Etnica danza”) e nuovo repertorio (“Una perfetta excusa”, “Ghetto”), toccando l’apice con brani storici come “Clan Banlieu”, “Transamerika”, “Macondo express”. Dopo 80’ di canzoni e aneddoti - curioso quello che informa della loro partecipazione al concerto del 1° maggio di Roma, ma con il divieto di cantare “Bella ciao” da sempre loro cavallo di battaglia - si arriva al primo stop. Ma le migliaia di ragazzi presenti non vogliono saperne di andare via e la canzone partigiana si sostituisce ai fischi ed agli applausi di rito che richiamano il gruppo sul palco per i bis. E’ il momento dell’apoteosi: “La banda del sogno interrotto”, “Bella ciao” e “Contessa” suggellano un successo strepitoso colto ancora una volta dai Modena City Ramblers.

Alla fine volti soddisfatti, quelli dei musicisti che non si sottraggono al rito degli autografi, quello dei ragazzi dell’UDU che hanno organizzato alla perfezione concerto e seminario mattutino tenutosi nell’aula Caldora, e quello di migliaia di ragazzi stanchi ma felici che tornano a casa.



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