Red Worms' Farm - Unwound - Padova Live report, 09/11/2007

11/12/2007 di

(I tre Vermi - Foto da internet)

La conferma della svolta “pop” iniziata con “Amazing”. Una grande band, un grande disco, delle grandi canzoni. Dallo show case di Padova, Renzo Stefanel racconta.



Arrivo all’Unwound in ritardo, un po’ perché sono corso via dallo show case degli Amari, dall’altra parte della città, un po’ perché trovare un parcheggio è impresa disperata, con tutte le strade intorno al club di via Dalmazia affollate di auto come non mai. E la colpa è proprio dei Red Worms' Farm, visto che come entro trovo il pienone: 300 persone sicure, ma forse anche di più. Per fortuna mi dicono che i RWF hanno appena iniziato, giusto il tempo di un paio di brani. Così mi salto “Beastie” e “Help Me!”, come scoprirò dopo, e vengo accolto da “Everybody” che mi presenta degli inediti Vermi Rossi in versione pop. Oh, in versione pop per quanto può esserlo il trio della Halley Nation, sia chiaro: cioè con due chitarre ipersature, una batteria da giorno del giudizio, ritmi serratissimi, volumi fino al cielo. E però, però, io giuro che ci sento le spezzature dei Knack, tanto per darvi un’idea e non per buttare là ipotesi di influenze e filiazioni, in una “My Sharona” in versione hardcore. Segue violenta e franta “Yeah, Yeah Everything”, da “Amazing”, conferma delle radici di questa attitudine “pop”. E si torna al nuovo album, con una “Atmosphere” che fin dal titolo ricorda i Joy Division: sarò anche rimbambito, ma anche qui non si può parlare di ascendenza diretta, ma un certo clima franto, la batteria quasi tribale e i cori cupi mi ricordano davvero il post-punk fine anni 70 - inizio anni 80. Anche “The Kingdom Rules” conferma le mie impressioni. “Nervous Act”, di nuovo da “Amazing”, fa sembrare i RWF degli Spacemen 3 a qualche anno luce di velocità, tra echi spaziali e psichedelici sul finale. La seguente “Rhythm Is A Dance” è accolta con un piccolo boato di soddisfazione da parte del pubblico. A brano finito, Marco Martin arringa la folla con quello che sarà il tormentone della serata: “Ciao a tutti! Cane! Gorilla! Serpente!”. Le ultime tre parole, il titolo del nuovo disco.

Dopo la nuova “Forty Two”, serrata, riff Dischord, coro da skin, Marco è costretto ad accordare la chitarra: così osservo la gente. Pubblico davvero composito, generalmente attento, ma che schiera residui post-sessantottini insieme a indie snob, comunistoni da Cpo Gramigna e ultimi darkettoni. Eskimo e rimmel che vanno a braccetto. L’attacco di “Less Is More” mi scuote e riporta con gli occhi fissi sul palco, ad assorbire l’onda di energia RWF. “Devo”, altra nuova, sfoggia il riff più “classic rock” che abbia mai sentito dal gruppo, mentre “Kill My Brother ” parte apocalittica e quasi speed metal, ma poi si distende, ossimoricamente sempre carica di tensione, in attesa concitata di qualcosa. Alla fine del pezzo Pierre ha dei problemi alla chitarra, si china e non riemerge per un pezzo. Marco svela il senso del titolo: “Cane ha un piccolo problema. Gorilla come sta? Bene. Serpente? Problemi”. Matteo “Gorilla” Di Luca inizia un ritmo di batteria. S’interrompe. Riprende. Salgono sul palco i tecnici. A posto. Riprende il ritmo. È l’inizio di “Whatever For Us”, nuova: un istante di raggelata rabbia su una nota ribattuta in eterno, fino al ponte in cui il ritmo cambia. Grande pezzo. Alla fine Di Luca si alza e va nei camerini. Pierre “Cane” e Marco “Serpente” rimangono sul palco. Marco arringa la folla: “Alla batteria Gorilla! Il Cane con un po’ di problemi! E (indicando se stesso, NdR.) i veri problemi! Dovete chiamare il gorilla!” Coro, un po’ stanco a dir la verità, del pubblico. E Gorilla esce. Bis con “Telephone” e tutti a comprar cd, stavolta co-prodotto dalla band insieme ad Infetca, senza Fooltribe di mezzo, e fuori dal locale ad aspirare sigarette liberatorie.

L’impressione è che i Red Worms' Farm abbiano sfornato un (altro) grande disco. E se c’avessero messi i testi in italiano potrebbero fare lo stesso botto del Teatro degli Orrori. Non a caso, tra il pubblico si aggirava l’amico di sempre, Giulio “Ragno” Favero. Un presagio?



Scaletta:
01. Beastie
02. Help Me!

03. Everybody
04. Yeah, Yeah Everything
05. Atmosphere
06. The Kingdom Rules
07. Nervous Act
08. Rhythm Is A Dance
09. Forty Two
10. Less Is More
11. Devo
12. Kill My Brother
13. Whatever For Us
14. Echo
15. Telephone

Commenti (1)

  • enver 12/12/2007 ore 00:38 @enver

    giganteschi. e Beastie è epocale come lo fu 2ways.

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