Mau Mau - La valle dell'inferno - Pescara Live report, 19/06/1998

22/10/1998



Il tragitto verso Pescara si snoda con piacere; in macchina siamo in quattro Alex, Big Jumper, Demon e il micione. Procediamo ridendo: inni, barzellette e sigarette straniere fanno da padroni. Altre vetture procedono da Lanciano verso la meta. Siamo numerosi con un ovvio perché: il concerto dei Mau Mau è alla Festa Regionale dell'Unità, quindi è gratuito. In anticipo sul luogo, tra odori invitanti veniamo presi da un forte attacco di astinenza da ciborie. Sicché con Mr Hyde, Louise, Sbafo e Denny prendiamo arrosti e birra (e ci perdiamo l'inizio).

Il teatro d'Annunzio è stracolmo e i Mau stanno già suonando; il gruppo è in gran forma e si sente: il suono è lento, armonioso e carico di sale. Morino ondeggia, chitarra sottomano tra note dolciastre di marzapane, Nsongan scandisce possente tamburi africani. Quando facciamo la nostra entrata nel teatro, il gruppo sta eseguendo An Viagi, l'atmosfera del grande concerto è nell'aria gravida di salsedine. Qualcuno dice che i Mau Mau hanno una forte relazione con il mare, a Pescara era praticamente a ridosso. Mancano alcuni elementi: non si vedono due fiati, c'è solo Roy Paci alla tromba con i suoi passaggi schizofrenici. Fabio Barovero alla fisarmonica è il più compassato. Josh al contrabbasso, Marco alla batteria e Davide Rossi al violino. Il concerto mira al coinvolgimento del pubblico, i brani suonati con divertimento sono riarrangiati efficacemente e facilmente riconoscibili.

Scorrono Balon Combo, Makè Manà, Inferno e Nozze con l'introduzione di Nsongan parlata in lingua africana. Il pubblico divertito e sorridente è danzante, poghi leggeri nei pezzi più briosi; abiti smanicati e pelli bronzee tatuate. L'accostamento dei Mau a Satana è ormai una prassi, c'è una grossa valle è l'inferno e tutti vogliono un posto, bruciare è inevitabile. Nsongan invita al fomento ed è accontentato, la nostra voce si fa ancora sentire. Razza Predona: Morino monologa contro il razzismo coinvolgendo Nsongan che è diretto interessato. Un minuto contro il razzismo ed è putiferio, alla Festa dell'Unità è normale essere multirazziali; un altro minuto e l'urlo è più forte, Nsongan è soddisfatto, lui non è italiano, è il nostro sangue che è nero. È ora di processioni laiche, impazza Adore ma il pubblico non risponde, forse è stanco e si rallenta. Suoni ebraici introducono il momento più suggestivo; Morino in canottiera da camionista, invoca il demonio con due ceri sferici rossi in mano, sembra un sacerdote del diavolo: è Sambera, una messa nera in piemontese.

Ormai siamo condannati, Lucifero afferra i nostri nomi e stipula contratti con il pubblico. È tempo di mondiali e di calcetti, con la nostra nazionale in corsa per il titolo è inevitabile farsi prendere dalla Ola. Pueblos de Langa, Per amor e Finisterre preludono alla conclusione ed è con il ritmo africano di Griot, un po' alla Tourè, che si conclude il concerto. Il bis è d'obbligo e i Mau tornano con El Mat tritata e incazzata. Il sound dei bis è veloce, un misto di rock jazzato con forti sensazioni di noise etnico che istiga alla follia. Si conclude, sono stanchissimo e non capisco cosa mi accade quando ancora preso dal concerto assesto una scarica di pugni a Sbafo che s'incazza. A tutto c'è un limite soprattutto quando non si beve molto. Le sigarette mischiate all'alcol contribuiscono allo sballo, ma quelle straniere non le fumo più. Scusa Sbafo.

Leon



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