I Van Halen (e la prima sega)

Una settimana fa moriva Eddie Van Halen e il pensiero di molti di noi, oltre che ai suoi leggendari assoli, andava a testo di "Robespierre" degli Offlaga Disco Pax. A distanza di anni Max Collini ci racconta come nacque, e cosa c'entra la masturbazione con il guitar hero
14/10/2020 09:45
di Max Collini

Mi sono reso conto che la citazione dei Van Halen nel testo di Robespierre degli Offlaga Disco Pax aveva involontariamente qualcosa di iconico e comico assieme quando Nikki, conduttore di Radio DeeJay, nella sua trasmissione “Tropical Pizza”, ne campionò il frammento per farne uno stacchetto. Quel brevissimo loop in cui in modo un po’ scomposto urlo “i VAAN HAAAALEEEN” venne poi utilizzato per molto tempo in un programma che aveva, e ha ancora oggi, un seguito enorme che va ben oltre l’underground in cui militavamo noialtri ODP e nel suo piccolo contribuì alla diffusione del verbo.

Come invece i Van Halen finirono nel testo della canzone, immediatamente e immancabilmente seguiti da “la prima sega”, ve lo racconto adesso, alla giusta distanza dagli eventi. Quando frequentavo l’Istituto per Geometri di Reggio Emilia, nella prima metà degli anni ottanta, la mia attenzione di adolescente era fomentata da soli quattro argomenti: il Partito, il basket, la musica e le ragazze. L’ultimo era pura teoria, il basket qualche scorrazzata pomeridiana in scrausi campetti di periferia, il Partito una militanza ossessiva e la musica lo stereo seminuovo in salotto sprovvisto di adeguato vinile.

Il mio amico Alberto Cari, un compagno di scuola oggi valente architetto e mio consulente professionale di fiducia, all’epoca giocava assai bene a pallacanestro (in verità ancora oggi, a cinquanta e passa anni, scende sul parquet di campionati amatoriali di un certo prestigio). Dopo qualche tiro pomeridiano in playground dalle dubbie frequentazioni finivamo a casa sua a fare finta di studiare per il giorno successivo.

Tra i suoi vinili troneggiava l’album VAN HALEN II del fratello maggiore, oggetto di culto proveniente da altri pianeti in un’epoca in cui dischi hard rock e metal potevi ancora ascoltarne pochi. Siamo nell’autunno del 1982, quindi ben prima di Jump, la loro hit mondiale, ma quelle schitarrate formidabili, che per ogni serio new waver sarebbero state poi oggetto di scherno negli anni a venire, erano di grande compagnia per i nostri ormoni impazziti.

Nella mia fantasia il nome Van Halen derivava direttamente da qualche astronomo del passato interessato alla parte esterna del sistema solare (in realtà erano le fasce di Van Allen, non di Van Halen, ma non stiamo a sottilizzare) e non avevo la minima idea che fosse solo il cognome olandese dei fratelli Eddie (leggendario chitarrista e fondatore della band morto il 6 ottobre, ndr) e Alex, quest’ultimo rimasto sconosciuto ai più.

Ci tengo che sappiate che non ho MAI comprato un disco dei Van Halen, ma quando – grazie al loro singolo spaccatutto – nel 1984 divennero famosi ovunque potete immaginare la spocchia con cui commentavo invariabilmente: “eh, ottimo chitarrista Eddie, lo seguo da anni, però che sfiga, gli è toccato diventare celebre per un giro di tastiera...”.

Nel testo di Robespierre subito dopo la citazione del gruppo tulipano/americano c’è la frase “la prima sega”, che nelle mie intenzioni omaggiava il felice incontro con Onan, ma che nel gioco di parole è diventata anche una velata critica ai musicisti ipertecnici, quelli appunto che si fanno le seghe sugli strumenti beandosi dei loro virtuosismi. In verità oggi mi tocca ammettere che tale giudizio, se riferito a Van Halen, sarebbe ingeneroso per vari motivi, per cui diciamo che la cosa riguardava Yngwie Malmsteen e finiamola qui. Addio Eddie, grazie di tutto.

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L'articolo I Van Halen (e la prima sega) di Max Collini è apparso su Rockit.it il 14/10/2020 09:45

Tag: addio

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