Sinceramente ero abbastanza in hype per Vangelo: da un lato credevo che in Italia un album mainstream virasse su temi spirituali, essendo fermi all’esperimento Casa Gospel dei fratelli Mattei, dall’altro che Shiva avesse messo la testa a posto e ritornasse quanto meno a rappare in modo consapevole. E invece stando al disco il carcere gli è servito a potergli allungare la carriera, a poter continuare la sua narrazione edonistica. Vangelo di Shiva è un’opera piena zeppa di vanagloria, di chi getta il sasso, sbaglia la mira e nasconde la mano. Il culmine è vantarsi di non aver mai letto una pagina del Vangelo, per poi costruirci l’intero immaginario del disco: certo ognuno vive la spiritualità a modo suo ma, visto che il concept era spinto su questi binari messianici, qui si rischia il tragicomico. Ma facciamo chiarezza.
Il nostro collega Salvatore Ponticelli su Lost Media riassume: “Ci sono dischi belli, ci sono dischi brutti e poi ci sono dischi (...) che non si accontentano di essere mediocri ma vogliono pure essere scambiati per importanti”. Vangelo è un album ambizioso all’inverosimile per un rapper indubbiamente capace ma davvero troppo dietro alle logiche di mercato, ad uno slang trap che ormai inizia a suonare vecchio, ad una gabbia di cui lui stesso non si vuole liberare.

Ora, nonostante tutti i preamboli del disco, le voci doppiate, il trailer interessante, le quattro versioni fisiche e il simbolismo neotestamentario, ci ritroviamo un risultato estremamente deludente. Il disco è mediocre, cioè assolutamente nella media: voi direte poco male, non è la prima volta che accade, né con Shiva né nel rap italiano. Ma questa è davvero un'occasione sprecata. Forse Shiva ha fatto semplicemente un passo più lungo della gamba, azzardando a proclamarlo il disco dell’anno, il disco della sua resurrezione, conversione, cambiamento. Non metto in dubbio che sul piano personale qualcosa possa essere cambiato, ma sul piano artistico…non saprei. Aveva tanto da raccontare dopo tutti i fatti di cronaca, i mesi a San Vittore, i patteggiamenti, i due figli da due donne diverse in pochi mesi, i tradimenti, la genitorialità, la fede: non che questi temi non ci siano, ma sono filtrati da un orgoglio imperante di chi non riesce a fare i conti con le proprie debolezze. Di una testardaggine che, di fronte agli obiettivi di questo lavoro, risulta essere un po’ infantile, da bulletti.
Di tutto questo caos emotivo c’è qualche traccia svampita, con dei flow canterini piuttosto monotoni, delle rime a chi la spara più grossa o a chi letteralmente spara più lontano. Shiva vuole continuare a fare il duro, e vabbè sarà contento lui ma di buone notizie, ce ne sono ben poche: non che siamo qui oggi a biasimare sulla lontananza dal kerygma cristiano, ma visto che Shiva ne abusa ci si poteva aspettare un po’ di consapevole redenzione. C’è qualche accenno alla sua intimità nel disco, ma nascosta dietro le solite glock, le spie, Obsessed con Anna fatta ad hoc per Tik Tok ed altri clichè che speravo i temporali delle visual avessero portato via da tempo. Mi sbagliavo, errata corrige. Vorrebbe portare luce tra le tenebre, come rappa nel disco, tenendo però tra le mani una fiamma davvero troppo flebile, che si spegne alla prima folata. Peccato.
Fermi tutti, qualcosa che si salva in realtà c’è. Per non stare qui a sparare a zero sul disco parliamo delle sue note positive: V per Vangelo e Coscienza, abbastanza coerenti con il concept, Babyface con un Kid Yugi al top e con un sound da primi 2000, ma soprattutto Dio esiste, unico pezzo che realmente tiene testa all’ambizione del disco.

Ecco, suDio esiste vale la pena fermarsi un attimo. In 7 minuti molto intensi vede Shiva togliersi finalmente le armature e mettersi a nudo, in un flusso di coscienza molto lungo incorniciato all’inizio e alla fine da cori gospel d’eccezione: prima vocalizzi poi accorate preghiere. Davvero un bel momento. Il testo si divide in Shiva che si pone al contempo come la prova dell’esistenza e dell’inesistenza di Dio: Io sono la prova che Dio esiste veramente o io sono la prova che non esiste per niente? Da un lato per Shiva esiste, avendolo aiutato a superare i momenti traumatici ereditati dalla famiglia, dalla strada, dal carcere, esorcizzati nella sua carriera.
Dio mi ha dato la forza, ma io ho usato la pistola/Mi ha dato la vittoria, ma io cercavo la gloria/Lui mi ha dato una donna e io l'ho lasciata sola/Mi ha dato anche un milione, le persone, la finzione/Mi ha dato una visione, ne ho fatto una traiettoria/E mi ha dato le sue spine, le ho messe intorno alla gola.
Dall’altro lato Shiva si sfoga:
Se Dio è amore, allora perché amarti fa così male?/ Se è perdono, allora perché è un danno collaterale?/ Se è giustizia, allora perché stavo dietro le sbarre?/ Perché mi sento diverso anche se mi hai fatto a tua immagine?/ Perché mi serve un disco per sfogarmi con mio padre?/ Perché adesso che ho un figlio non mi hai potuto insegnare? Il risentimento è evidente, finanche umano troppo umano, e questa dualità racconta molto dei suoi momenti difficili e spiega bene perchè nel resto del disco non si sia riuscito a liberare di alcune zavorre autoimposte. Sono scelte. Il pezzo chiude con una nota di speranza: Lo so che sei qui davvero/ Nel dubbio sei Verità/ e quando non son sincero/ ti chiedo di aver pietà.
Una piccola resurrezione, dunque, è effettivamente avvenuta in Shiva. Che poi in pochi si soffermano sul suo messaggio di fede dimostra quanto in Italia ogni discorso in tal senso sia ancora lettera morta. Ma di questo non si può incolpare il rapper milanese, per carità.
Il Vangelo è lì da duemila anni ed è fonte di continue citazioni nel mondo hip-hop, con Kanye da Jesus Walks a Bully, con Kendrick in Mr. Morale, con la Jesus Piece al collo di chiunque, e persino con i Clipse che suonano in Vaticano. Nella scena italiana va un po’ diversamente. Il Vangelo di Shiva temo verrà dimenticato nel giro di qualche mese, ma forse sarà il primo passo in avanti di qualcosa di più grande. Per ora, un’occasione sprecata.
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L'articolo Il “Vangelo” di Shiva non converte nessuno di Luca Mediterraneo è apparso su Rockit.it il 2026-04-13 15:30:00

COMMENTI (1)
Prendo spunto per invitarvi a raccontarci di quello che sta succedendo, ovvero qualcosa di grosso: Shiva è uno di quelli che muoveva numeri pazzeschi all'uscita, avete confrontato con il precedente quando uscì su spotify? E di come nessuno si stia filando l'ultimo album di Blanco, o di come Mahmood e tutti gli altri, Sfera compreso, vedano comunque diminuire i numeri di una volta. Non so se sia in calo spotify in generale o se, ritengo, la generazione che scaricava a go go Thesup si stia del tutto trasformando ma quando si parlava di calo di streaming post sanremo, era solo un termometro già chiarissimo. E raccontateci anche chi si fila DiMartino che a Sanremo aveva spaccato con Colapesce. Ok "musica leggera" sarà uno dei pochi classici recenti ad essere ricordati ma serve veramente a fare numeri? Bisogna magari fare concerti, poi postare sui social, dire le cose giuste, andare nei contenitori giusti e magari ti chiamano per una sfilata. Dio mio che anche Madame è tornata con le sue 2 peggiori canzoni dopo una sfilza di capolavori uno dopo l'altro ma tutto è cambiato velocemente e se mi chiedessero cosa non vuoi fare oggi, direi il cantante musicale!