Cronache da un negozio di dischi: alla ricerca di vinili preziosi nel salotto di una signora borghese

david bowie hunky dorydavid bowie hunky dory
18/10/2016 di Alessio Cruschelli - Slow Records

Lunedì, interno giorno, quartiere residenziale, provincia Toscana vista mare.
Sono le 9:15 del mattino e sono qui già da mezz’ora, almeno. Questo significa che mi sono alzato alle 7 e che ho dormito solo 2 ore dopo una bella selecta con amici durata tutta la notte, iniziata benissimo ma finita in disgrazia per un problema ad una puntina. Per inciso: mettere i dischi con gli amici è una delle cose belle della vita, quindi ecco spiegati tutti quei sorrisi.

È il 12 settembre e fa ancora caldo. Questa signora con la quale ho appuntamento è una bella donna sulla sessantina con la passione per l’antiquariato e un’idea di spazio quantomeno singolare. Mi passa gentilmente un caffè e si mette a spulciare attenta nella sua collezione di vinili. I gioielli che indossa, o di cui è cosparsa, tintinnano ad ogni movimento, e danno ritmo a questo diggin’ casalingo surreale.
Ne sa: i dischi son suoi, marito e figli c’entrano meno di niente. Conosce gli artisti, conosce gli album, si spinge anche in qualche aneddoto fuligginoso. È ovvio che cerca anche di impressionarmi: ogni album è praticamente “straordinario” , e alcuni lo sono davvero, tipo "Underground" di Thelonious Monk. Cerco di assecondarla, ma non troppo.

Lei vorrebbe chiudere al suo prezzo velocemente, io no, e prendo tempo abbozzando. I minuti passano, le copertine scorrono, la moka di benvenuto è spenta, e così i convenevoli. 
Infatti si acciglia: “Bello senti, io voglio vendere, ma voglio vendere BENE
“Signora io vorrei comprare, ma vorrei comprare bene, a un prezzo ragionevole per entrambi”
“Quanti ne vorresti?”
“Anche tutti, ma se mi accollo anche il materiale invendibile il prezzo si abbassa, lo sa”
Guardo un Cccp così intensamente da fonderlo; lo voglio cazzo, e sparo la cifra.
Lei si mangia un’unghia e guarda fuori. Silenzio.



Tento di argomentare: “Voglio dire, mi prendo i Clash, Clapton e vabene, ma anche 5 Papetti e il 45 giri di "Memole dolce memole". Signora su, è materiale che non ha un valore commerciale e...
Mi interrompe bruscamente, devo aver toccato un tasto particolare.
“Papetti era un ottimo musicista!”
“Signora anche Fabio Concato è un ottimo musicista, ma questo non significa che abbia un pubblico di riferimento che...”

Parto per una tangente pesante e lunghissima, una nube sulla storiografia delle variazioni dei prezzi, e credo più che per togliermi dai coglioni che per chiudere l’affare, la signora accetta, pur con qualche tentennamento.
I Papetti si riveleranno poi 8 (sic!), di cui uno autografato durante una serata danzante alla Capannina di Viareggio nei tardi ’60. Roba grossa: il nostro era un reuccio 50 anni fa, un sax virtuoso furbo come una volpe. Ogni suo album spaccava le classifiche con versioni strumentali e disimpegnate dei successi dell’epoca. Leggendarie le copertine softcore ’70 con culi e tette al vento, che per in un periodo in cui avevo pochi dischi, magari nessun Led Zeppelin ma con Papetti sugli scudi, esibivo e cercavo di valorizzare. Ne avessi venduto mezzo.



Il resto però mi soddisfa, oh altroché, ed esco di casa leggero con tre cassette del latte piene da scoppiare. In un minuto sono in macchina e scappo avidamente verso la base lasciandomi indietro la Maremma saltellando.
Sì, oggi questa terra mi sorride ed io sorrido a lei, il cappuccino è proprio buono e c’è una Gazzetta intatta ad attendermi. Incontro un procacciatore Enel con cui avevo appuntamento (sempre bar, no negozio) che in pochi minuti e con il linguaggio giusto mi spiega che posso risparmiare dei bei soldi passando a tal contratto. Firmo subito, ed apro la saracinesca che sembro il Nat King Cole di via Buozzi. Inizio a razionalizzare l’acquisto.

Il Cccp è "Epica Etnica Pathos", già passato, ma in ristampa. Bella presa questa. "Live at Wembley ’86" dei Queen è in relazione con ogni essere umano. John Lee Hoocker è familiare ed essenziale come il pane casalingo. C’è "Hunky Dory", il Bowie a cui sono più legato, composto a poco più di 20 anni. "Life on Mars"? fu scritta da un post adolescente e dopo 50 anni ancora stenti a crederlo. Un greatest di Janis Joplin, perfetto, e poi "L’Indiano" di De André, con cui da piccolo ho preso coscienza della parte oscura degli uomini. La cover di Frederic Remington - The Oulier è facilmente tra le 10 Italiane più semplici ma evocative di sempre. È la seconda volta che lo tocco e lo faccio con cura.

Non conosco il colore del centrino: è celeste. Non conosco i font utilizzati: sono quelli classici, Ricordi era elementare.
La sleeve interna è bianca ed i testi, ben visibili, blu. De André/Bubola nei credits e chi altro.
Ci sono "Hotel Supramonte" e "Fiume Sand Creek" in questi solchi, e in fin dei conti, penso, è così che doveva andare: la discesa nel salotto incasinato di una signora che impazziva per Papetti valeva pur un culo del genere.



Talking Heads, Dylan, Iron Maiden, Sabbath periodo Ronnie James Dio, Neil Young, Tom Waits, Battisti sfilano veloci.
Sono artisti che cerco continuamente percheé molto richiesti, le ristampe hanno un costo che al dettaglio raggiunge quello delle originali in molti, troppi casi, ed è fastidioso. Il prezzo di produzione in relazione alle tirature è comprensibile, ma è necessario fare qualcosa in questo senso, ed oltre all’arrivo del vinile Hd viene in mente l’Iva che dal 22% scende fino al centro della terra, dove finisce il lusso ed inizia la cultura, livello 5%
Perché è cultura, non un bene di lusso, credo sia chiaro. Ma ora non è il momento, e non lo sarà almeno fino a domani.
Accendo l’ampli e metto su "Six Pianos" di Steve Reich. Abbasso leggermente la saracinesca per evitare che il calore violenti gli album in vetrina e saluto il primo cliente.
Esco fuori in attesa del corriere, passa l’amico di sempre e ci mettiamo a parlare della serata.
Guarda” indica ridendo “passa la nettezza urbana. Fai uno sforzo, prendi quella puntina di merda e falla finita”.

L’ ensamble da 6 piano, al terzo minuto, è già nello spazio, il resto dello stock è ancora da decodificare e bottega pulsa di vita. 

Tag: vinili storie negozio dischi

Commenti (1)

  • giuseppecatani 18/10/2016 ore 15:38 @giuseppecatani

    Ma non vuoi proprio dircelo quanto hai sborsato?

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