I pro e i contro del vendere la propria musica online

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11/05/2016 di Giorgia Mortara (Sounday Music)

Negli articoli pubblicati nelle scorse settimane abbiamo presentato una panoramica sul mondo della distribuzione digitale: dopo un pezzo introduttivo, l’elenco degli store ha chiarito le idee sulle destinazioni online dedicate alla musica. Poi abbiamo dedicato un approfondimento sui due portali di analisi dell'IFPI e della FIMI, e abbiamo infine raccontato il funzionamento delle classifiche musicali, descrivendo i siti di riferimento per il mercato americano, inglese e italiano.
Alla luce di tutte queste informazioni e considerazioni, forse è lecito chiedersi se sia davvero utile rendere disponibile la propria musica online servendosi della distribuzione digitale. Quanto è importante? Non è semplice rispondere, quindi abbiamo stilato una serie di pro e una serie di contro.

 

PRO

L’importante è esserci
Anche i casi Adele (che decide di non pubblicare il suo ultimo album “25” sui portali di streaming come Spotify ed AppleMusic, eppure scala le classifiche fino alla vetta) e Radiohead (che selezionano per la pubblicazione online di “A Moon Shaped Pool” gli streaming store e decidono di accantonare, forse momentaneamente, Spotify prediligendo Apple Music e Tidal), se pur in apparenza di opposta tendenza, confermano la teoria e generano, pur rendendosi meno reperibili, una reazione inversa al “non esserci”. Magazine di tutto il mondo hanno fatto di questa scelta una notizia, diventata in breve tempo a dir poco virale. Sicuro che la notorietà di questi due artisti e della loro super indie XL Recordings non richiede una diffusione orizzontale e massiva; in questo caso bastano i nomi degli artisti in gioco e le relative strategie per emergere.
Risulta più importante posar tasselli un po’ ovunque nella miriade di bit e byte per un progetto giovane, la cui reperibilità deve rispondere ai nuovi modelli di fruizione. La scoperta della nuova musica ormai avviene online, e questo è indiscutibile. Inoltre i meccanismi di raccomandazione dei social network e dei portali di streaming e download consentono ad artisti nuovi, ma simili in fatto di genere e ascoltatori, di essere accostati nei suggerimenti di ascolto alle grande celebrità. E ancora, le abitudini odierne ci dicono che, una volta scoperto un artista, magari inserito nella line up di un festival estivo, lo si cerchi online, su YouTube, Spotify per scoprirne repertorio e immagine. Chiaro che il fattore discriminante per la riuscita di un progetto discografico sia la qualità musicale, ma la reperibilità è fondamentale. 

Costa poco
Nulla di più importante per un nuovo progetto musicale che vuol sondare il terreno, lanciando la prima pietra servendosi del web. Superati i costi di produzione viene la scelta del formato, rilevante scoglio che può essere temporaneamente bypassato da una distribuzione digitale (con Sounday e Rockit la distribuzione parte da 3.99 € senza canone annuo). Rendere il proprio disco disponibile online sugli store e diffonderlo servendosi delle proprie pagine social è un ottimo inizio e garantisce anche preziosi strumenti di analisi per impostare i passi futuri. 

È misurabile
Punto a favore costituiscono proprio questi preziosi strumenti di analisi: il web è misurabile, è un corpo discreto fatto di dati significativi. Le analytics e i report che mettono a disposizione i social network e i distributori digitali consentono di studiare accuratamente il proprio target, grazie ai sistemi di geolocalizzazione e definizione qualitativa dello stesso.

Anche i servizi gratuiti generano ricavi
Ebbene sì, anche i servizi UGC (User Generated Content, dove sono gli utenti a caricare i propri contenuti senza bisogno di intermediari) possono generare ricavi. Alcune piattaforme, come Bandcamp, consentono di creare il proprio shop online senza costi, ma trattenendo poi una quota dalle eventuali vendite. Altri siti, come YouTube e SoundCloud consentono di caricare la propria musica e i propri video gratuitamente e, successivamente, di agganciare (per ora, per quanto riguarda SoundCloud, unicamente negli Stati Uniti) un vero e proprio servizio di distribuzione digitale, per consentire ai passaggi pubblicitari e alle subscription di generare royalties per i proprietari dei contenuti.

(immagine via lifehacker.com)

 

CONTRO

Di per sé, distribuire la musica online non garantisce visibilità
Scegliere la distribuzione digitale, senza pensare accuratamente a un elemento di distinzione, rischia di essere una scelta come tante altre. Perdersi nell’oceano del web è facile ed è il grande rischio di qualsiasi attività online. Questo problema però è facilmente sormontabile grazie a una serie di tecniche disponibili online: sponsorizzazioni e campagne pubblicitarie, se ben studiate, consentono di emergere in maniera anche imponente. Spetterà poi al progetto catturare la reale attenzione degli utenti. Altro trucco, che trucco non è, per farsi riconoscere è intraprendere sempre un accuratissimo studio della propria estetica (è valido sia per l’online che per l’offline). Viviamo nell’epoca dell’immagine, la fruizione musicale viaggia largamente su YouTube (che proprio pochi giorni fa annuncia di aver superato in US il numero di telespettatori delle principali trasmissioni televisive) e su Facebook (sempre più diffusi sono i video live streaming di concerti e vita di studio), pertanto, ideare quell’elemento distintivo che consente di essere riconosciuti con un colpo d'occhio è fondamentale. Un esempio da seguire? I Goat

 

 

Quindi? 

Soppesando i pro e i contro appare abbastanza ovvio come vendere e rendere disponibile la propria musica online sia piuttosto importante. Indispensabile però è una strategia ben studiata: non basta distribuire su tutte le piattaforme esistenti il proprio disco per aspettarsi risultati. Ovvero, va portato avanti un lavoro che intersechi e sfrutti le potenzialità degli strumenti che il web mette a disposizione: sito ufficiale, pagine social, store di download e portali di streaming, il tutto coadiuvato da una buona promozione che combini il lavoro di un ufficio stampa a campagne ADV e sponsorizzazioni.

 

 

Tag: opinioni streaming mercato discografico tutorial sounday

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