I Verdena ci ricordano come si faceva musica un tempo

“Chaise Longue” è il primo singolo dei Verdena dopo 7 anni, un’era geologica per la discografia “accelerazionista” odierna. Il loro metodo – lunghi silenzi, sala prove, poca promo – fino a pochi anni fa era la norma, ora con i social sono degli alieni. Che per fortuna, però, esistono

Il 23 settembre uscirà Volevo magia, il settimo album dei Verdena che arriva a sette anni dai due volumi di Endkadenz datato 2015. La band di Alberto e Luca Ferrari e Roberta Sammarelli torna alla forma canzone dopo la parentesi della colonna sonora di America Latina (2022), il film dei fratelli D'Innocenzo. Per dare un assaggio di ciò che sarà - o che non sarà, la loro attività musicale è sempre imperscrutabile - l'album, è uscita la canzone Chaise Longue, insieme ad un video in cui i tre stanno sul rimorchio di un furgone e fanno il giro dei loro luoghi, quelli della provincia bergamasca. Telecamera fissa, testo in sovraimpressione, semplicissimo eppure molto d'effetto, in linea con la band che si è fatta lo studio nel pollaio.

La canzone com'è? Cosa ci dice del nuovo album? D'acchito sembra un pezzo che viene fuori dalle sessioni di Endkadenz, destrutturato, pop rock anti radiofonico che sa tanto di Lucio Battisti quanto di Iosonouncane, con cui la band ha condiviso lo split nel 2016. Entrano ed escono chitarre acustiche, bassi, percussioni, batteria, tracce vocali, effetti e il testo, come al solito è onirico, fatto più d'immagini evocate che di una storia vera e propria. Lui è lei, un cambiamento, un viaggio, Stevie Wonder, un sogno. Quanto dice del nuovo album? Sappiamo solo che sarà la prima traccia e che dal disco dovremo aspettarci qualsiasi suono, genere ed avere la mente aperta. L'attesa siamo sicuri varrà la pena.

Ecco: l'attesa. Chi segue i Verdena è ormai abituato a una band che fa uscire un disco solo quando è pronto, senza seguire alcuna regola di mercato o rispettare una qualche scadenza annuale. Minimo tre anni, massimo sette come stavolta, e intanto i fan crescono non solo in numero ma anche in età, crescono insieme alla band e agli ascolti, alle priorità dettate dagli anni che passano, alle nuove responsabilità e tutto ciò che comportano. Sette anni sono una vita intera in perpetuo cambiamento, proprio come la musica di una band.

In generale, in questi ultimi anni è cambiata anche la stessa attesa di un disco da parte dei fan. Pensiamo alla prassi: qualche mese prima arriva il comunicato stampa rilanciato da giornali, web e social, poi il primo singolo, il secondo, il comunicato dell'album con copertina e tracklist e infine il disco che esce nella notte tra il giovedì e il venerdì nelle piattaforme in streaming in mezzo ad altri cento. Attesa finita, i più curiosi lo ascoltano subito (spesso su smartphone o al portatile) altri lo mettono su il venerdì mattina per non rimanere indietro, altri ancora lo recupereranno più avanti, quando saranno usciti altre decine di dischi da ascoltare. Volevo magia, dicono i Verdena, ma la possibilità di ascoltare tutti i dischi che escono e dedicare loro poca attenzione, alla fine la magia inevitabilmente la toglie.

Il passatismo è una cosa che non ci appartiene, amiamo guardare al futuro e aiutare a renderlo più splendente possibile. Certo è che ai tempi in cui la discografia funzionava e il canale per ascoltare molti dischi era andare al negozio, metterli su, sceglierne uno o due - perché costavano un bel po' - e portarli a casa per dedicare alla musica, ma anche alla copertina, ai testi, alle note e pure ai ringraziamenti tutta l'attenzione che meritavano, frutto di una scelta ponderata e di un esborso economico notevole, il disco non esauriva la sua spinta dopo l'iniziale curiosità.

Com'è cambiata la fruizione, è cambiata anche l'attesa. Nel vecchio pop, l'attesa dei fan è pressoché immutata: chi segue Ligabue, Vasco, Eros Ramazzotti, Laura Pausini ma anche Tiziano Ferro e Marco Mengoni, avrà sempre come obiettivo il disco, si segnerà la data di uscita e lo comprerà o lo ascolterà. Nel mondo del nuovo pop o dell'indipendente la cosa è assai diversa: le mode cambiano radicalmente ogni due o tre anni e se la fidelizzazione dei fan dipende dalla moda, sarà un bel problema per gli artisti contare su di loro dopo che essa è cambiata. 

 

L'attesa a volte fa il disco, pensiamo a IRA di Iosonouncane, a tutta l'attenzione che ha avuto quando è uscito dopo esser stato rimandato causa covid per molto tempo, pensiamo anche ai Verdena oppure a Calcutta o a I Cani, quando torneranno a far uscire un disco. Non conta tanto il genere quanto il desiderio dei fan di ascoltare musica nuova di quell'artista dopo aver mandato a memoria tutto il catalogo possibile e immaginabile. 

Probabilmente chi sfrutta la moda del momento fa bene a saturare il mercato con uscite ravvicinate, perché deve ottimizzare il poco tempo che ha per fare successo, soldi, fama e tutto il resto, ma di questo c'interessa poco. Di sicuro chi ha un progetto ben avviato e fa un album ogni anno, rischia di perdere qualche fan per strada, per troppa esposizione e troppa poca attesa, certo è anche che chi fa un album ogni sette anni, esce con una pressione addosso notevole: se il pezzo è bello ma non è una bomba atomica, possibile che qualcuno rimanga deluso. I Verdena sembrano essersene fottuti anche stavolta di tutte le pressioni e hanno tirato fuori un singolo non singolo, che si presta alle critiche ma anche alle lodi, che dice e non dice. Ma noi, lo dicevamo prima, siamo per il futuro radioso e attendiamo con impazienza l'album.

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L'articolo I Verdena ci ricordano come si faceva musica un tempo di Simone Stefanini è apparso su Rockit.it il 2022-09-19 10:09:00

Tag: singolo

COMMENTI (1)

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  • erminardi 10 g Rispondi

    Bisogna sempre separare musicisti da cantanti e musica da spettacolo.
    Sono ormai due mercati e settori paralleli che poco hanno in comune, se non un confuso sistema di promozione con riviste, portali e fanzine che ne fanno un solo calderone.