Africa Unite - Vibra tour - Bergantino (Ro) Live report, 25/08/2000

01/09/2000 di Enrico Rigolin



Mettete un triangolo: in ognuno dei tre vertici sistemiamo, idealmente, il gruppo, il pubblico, la locazione. Il Gruppo. Africa Unite, nel tour che accompagna la promozione del loro ultimo e bellissimo lavoro dal titolo “Vibra”, approdano in quel di Bergantino (Rovigo), ma di ciò, si dirà oltre. Che gli Africa siano una macchina live oliata alla perfezione già si sapeva, quindi l’act, del tutto simile a quello recentemente proposto alla festa di Radio Sherwood a Padova, offre tutta una serie di conferme: il repertorio da cui attingere è ormai assai vasto, quindi rimangono un po’ scontenti quelli che avrebbero voluto un po’ più “Babilonia e Poesia”, ma è normale: in mezzo ci sono altri album, altre tournée, e quindi ci si è potuti scaldare ed emozionare con pezzi sia dal “Sole che brucia” (peccato per “Cool Running”, rivisitata e spogliata del suo bel riff di sax) che dal “Gioco” (fortunatamente, non molti) e soprattutto, “Vibra”, non più freschissimo di pubblicazione, ma certo nelle teste di parecchi, anche considerato il video appena realizzato di “Baby Jane”. Comunque… bando alle ciance: da bravi professionisti, eseguono il loro show, fanno la loro parte più che egregiamente, si balla (i più timidi, ancheggiano) che è un piacere, Ru Catania sempre più convincente e Cato col suo basso provvede a scuotere le casse toraciche fisicamente, Bunna e Mada non più coinvolti ed incazzati come capitato di vedere in passato, fatta salva la parentesi di “Sottopressione”, ma che altro chiedere ad una band? I tempi dei proclami, dei CSO stipati all’inverosimile sono passati! Rispetto ad altri tour, minori sono i trip dance e le parti dub, tutto è spostato verso un reggae più classico (quasi Mada avesse sfogato le proprie voglie coi progetti solistici), ma la cifra stilistica rimane invariata: non c’è niente da promuovere, nulla da giudicare: gli Africa Unite stanno in cattedra.

Il pubblico. Anche quello ha fatto la sua parte: ha sborsato 5 onestissime carte per assistere al concerto, si è avvicinato al palco (solo) al terzo pezzo (spiegheremo poi perché), è riuscito ad arrivare in loco nonostante la totale assenza di qualsivoglia indicazione per il raggiungimento del sito (manco fosse stato un rave di qualche anno fa!). Promozione Zero, sia detto per inciso.

Il luogo. Cacchio, IL LUOGO. Nei pressi dell’argine del Po, località Bergantino. Vi basti sapere che alle 18, nel ridicolo tentativo di rendere il suolo accettabile, era stata data una bella passata con l’estirpatrice. Un fottuto campo di patate!!

Ora io mi chiedo, passi che in Polesine i ritmi in levare hanno sempre mietuto proseliti, passi che se fosse stato un prato d’erba, sarebbe stato anche carino, una sorta di festa in riva al Po, con l’argine alle spalle, anche se il bar era un camion attrezzato per l’occasione e non v’era traccia di stand alcuno, ma piuttosto che vedere un gruppo di sì alto lignaggio in simili atroci condizioni, sborsavo più volentieri una cifra superiore! Sì, perché non è finita: DAVANTI al palco, faceva bella mostra di sé un albero (!!!), un bel pioppino, fortunatamente di diametro non eccessivo, giusto a metà e davanti fra Bunna e Papa Nico. Le chicche continuano: sorvoliamo sull’assenza di servizi igienici (scalare l’argine, poteva anche essere affascinante…), sull’assenza dei camerini per gli artisti, e veniamo a segnalare la graziosa presenza di un bel fossetto, parallelo al palco, situato a circa 8/10 metri dal palco stesso: ma nessuna preoccupazione, nessuno ci ha lasciato la caviglia, e poi era bello secco, giusto qualche grassa risata per qualcuno che si è trovato un piede nel vuoto ed ha rischiato di cadere sul soffice strato di terra arata di fresco quando, al terzo pezzo, tutto il pubblico ha voluto avvicinarsi (saltando il fossato) allo stage.

Che dire? Niente, non voglio dire niente; la cronaca parla da sé. Ah, dimenticavo: grandi Africa Unite!



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