Segnali di Fumo su Videomusic, quando le band alternative suonavano live in tv

Negli anni '90, Segnali di Fumo ci portava la musica alternativa direttamente in cameretta
12/03/2019 12:00

A metà degli anni '80, così lontani e così vicini, lo streaming non era neanche nei sogni turbobagnati degli adolescenti, che se volevano ascoltare qualcosa dovevano comprare dischi o cassette e se volevano essere informati sulle novità, dovevano per forza affidarsi ai pochi mensili musicali in edicola. Rai e (ai tempi) Fininvest parlavano raramente di musica, quasi mai di quella un po' diversa dal solito pop. Mentre gli Stati Uniti avevano MTV, gli italiani dovevano accontentarsi di Discoring o Deejay Television. Il 2 aprile del 1984, la situazione cambiò radicalmente quando le frequenze non ancora digitali di Elefante Tv, iniziarono a trasmettere il video "All Night Long" di Lionel Ritchie, che dette il via alla programmazione di Videomusic, la prima emittente musicale d'Europa.

Chi ha più di 30 anni, ricorda bene il primo logo con la M verde e la scritta Video, le scenografie cyberpunk, ma soprattutto i volti dei primi veejay: Rick & Clive, Claudio De Tommasi, Elisa Jane Satta, Attilio Grilloni, Monti & Baldini, Clare Ann Matz, Mixo e i nomi dei programmi, alcuni dei quali talmente avanti da non avere mai avuto rivali neanche a 30 anni di distanza: Heavy con Kleever, Moka Choc, Blue Night, Indies, Rock Revolution, Crazy Time, Zona Mito e Segnali di Fumo.

Ecco, prendiamo un respirone perché qui le cose si fanno ancora più fighe e ricordarle così, di botto, potrebbe far scendere più di una lacrima ai nostalgici. Stavolta però non sarebbe il solito glorificare il passato che ci sembra bellissimo solo perché siamo invecchiati, stavolta ne abbiamo ben donde: Videomusic ci ha insegnato la cultura musicale, anche quella più ostica. Abbiamo impresse nella memoria interviste a Einsturende Neubauten o Cranes, programmi sulle avanguardie newyorchesi o sulla scena lesbo hardcore e una copertura totale su quella metal-alternativa italiana, dai Death SS ai Bluvertigo.

Giunti negli anni '90, cambiato lo storico logo con uno più giovane e frizzante (in realtà meno bello, ma anche meno clonato da quello di MTV), l'appuntamento fisso con la musica dal vivo prese il nome di Segnali di Fumo, il contenitore pomeridiano che dal 1993 al 1996, ha portato nelle nostre camerette dei live che non osavamo neanche inserire nelle preghiere domenicali, tanto erano impossibili: si parla dei Kyuss ad esempio (con Josh Homme alla chitarra, che avrebbe poi fondato i Queens of the Stone Age), che ci spettinavano nel doposcuola, direttamente dalla tv. Ospitoni stranieri a parte, Segnali di Fumo era il palco preferito per le band italiane, che altrimenti non avrebbero trovato spazio in tv a causa della loro musica non addomesticata. Per fare un'analogia che ci riguarda da vicino, quelli che oggi suonerebbero al MI AMI, a metà degli anni '90 suonavano in tv ogni pomeriggio, per il piacere di quelli che, come noi, trovavano finalmente qualcosa che li rappresentasse. 

La conduzione di Segnali di Fumo era affidata a Paola Maugeri, praticamente la professoressa di musica alternativa di tutti gli adulti di oggi (e, non se la prenda, il sogno erotico/romantico di una generazione), che nelle varie edizioni è stata affiancata a partner maschi, che agivano da comprimari, giusto per farvi capire com'eravamo già belli progressisti. Quello che si ricordano un po' tutti è Claudio Cingoli, il Kaimano col crestone (oggi produttore e regista tv), mentre molti tendono a scordare l'apporto di Mikymix (oggi Caparezza) e di Laura Freddi.

Grazie a loro potevamo assistere ai live in studio e alle interviste delle band che più ci piacevano nell'era pre-digitale, quella in cui non potevi nasconderti, in cui se ti piaceva un certo tipo di musica, rincorrevi concerti ed eventi in tutta Italia, partecipavi attivamente e sceglievi le tue amicizie in base al gruppo ritratto sulla maglietta. L'epoca in cui chi andava in discoteca e chi suonava non s'incontravano mai, in cui ogni vestito sdrucito, ogni scritta a penna sulle mani, ogni taglio di capelli impossibile, mostrava quanto fossi alternativo alla massa. Una possibilità che, per la prima volta, prendeva piede anche in provincia grazie proprio alla tv, che portava direttamente in casa mode e suoni che, quelli che abitavano nei luoghi dove l'unico negozietto di dischi si spingeva al massimo fino a Vasco Rossi, non avrebbero mai potuto ascoltare altrimenti. 

I '90 erano un po' i '60 rovesciati, le istanze di rivolta c'erano tutte, tornarono in auge autogestioni e occupazioni, i primi cortei contro il Governo (c'era Berlusconi ai tempi) e i film che davano voce alla Generazione X, quella che aveva scoperto che il disagio poteva essere indossato come un'armatura: da Jack Frusciante è uscito dal gruppo a Tutti giù per terra, per la prima volta qualcuno parlava di noi senza filtri. In quel clima floridissimo, d'impegno e di voglia di novità, le band alternative crescevano come erbacce in un campo abbandonato e diventavano il romanzo di formazione dei giovani alternativi: C.S.I., Marlene Kuntz, Afterhours, Bluvertigo, Subsonica, tutto il Consorzio Produttori Indipendenti, Ritmo Tribale, Timoria, Yo Yo Mundi e i vecchi Litfiba, ai tempi depositari della scena anni '80. Loro e tutti gli altri, un passaggio a Videomusic prima o poi l'hanno fatto e molti di loro sono stati lanciati proprio da Segnali di Fumo che, quando non aveva gli ospitoni, dava spazio anche a band minori, che vincevano concorsi o semplicemente che venivano reputate interessanti. Ecco, pensate un attimo a quelle cose aberranti in tv tipo Sanremo Young con la Clerici o alla scuola di Amici che produce interpreti in serie: 20 anni fa, se avevi una band figa ti beccavi un passaggio televisivo e quel giorno lì eri il king.

Qui sotto, giusto per dare qualche input alla vostra memoria, alcune esibizioni tra quelle che abbiamo trovato sul Tubo, salvate dalla polvere da qualche benefattore pirata, che ci ricorda come eravamo e come siamo diventati. Su, smettetela di piangere, dalla nostalgia ci passano anche i quindicenni, figuratevi voi.

 

Morgan spiega la musica dei Bluvertigo 

 

I Ritmo Tribale con Edda alla voce suonano unplugged 

 

I Timoria con Francesco Renga alla voce 

 

Il Santo Niente con Umberto Palazzo

 

Gli Africa Unite live  

 

Fabrizio Tavernelli degli AFA presenta Materiale Resistente

 

I Litfiba in versione ruock presentano Spirito

 

I Karma portavano le chitarre potenti e piacevano a chi cercava il grunge in italiano

 

Un bonus, un regalo: Joey e C.J. dei Ramones negli studi di Segnali di Fumo 

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L'articolo Segnali di Fumo su Videomusic, quando le band alternative suonavano live in tv di Simone Stefanini è apparso su Rockit.it il 12/03/2019 12:00

Commenti (5)
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  • Emiliano Baccini 13/03/2019 ore 08:46

    Come non menzionare allora Rick Hutton con "Rick & Roll" che dava spazio anche alle band emergenti?

    > rispondi a @emiliano.baccini
  • Marina Marrubini 13/03/2019 ore 09:17

    Ciao, ero l'autore di segnali di fumo, dal lancio fino al 95. Mi fa piacere che qualcuno si ricordi di quel prodotto, ci siamo divertiti e massacrati a farlo, ma ci abbiamo messo passione ed era tutto molto onestamente fatto. I conduttori erano la parte visibile, ma dietro le quinte eravamo un'armata di sognatori appassionati, adoratori del rock, eravamo intelligenti, musicalmente colti e pronti a rischiare il tutto per tutto ogni giorno. Eravamo una riserva indiana, avevamo contro reti potenti, ma noi senza auditel eravamo virali prima che la parola esistesse. E'stato un bel lavoro. Ciao a tutti!!

    > rispondi a @marinamarrubini
  • Marco Lunghi 13/03/2019 ore 09:42

    Avete fatto un bellissimo lavoro in quegli anni,programma fatto da professionisti che amavano e lavoravano per la musica.
    Segnali di fumo ma anche help e Roxy bar di Red Ronnie per me erano la base per ascoltare la musica non commerciale che girava in Italia.
    Bravi ragazzi,ancora complimenti.

    > rispondi a @marco.lunghi74
  • Gianni Gardon 14/03/2019 ore 10:27

    Marina Marrubini complimenti ovviamente da condividere con voi "dietro le quinte"... il vostro era un programma fighissimo, esattamente come è stato ben evidenziato nell'articolo. Sono un '77, quindi gli anni del Liceo, dell'adolescenza, della scoperta musicale, hanno coinciso con i tanti pomeriggi trascorsi a vedere quelle fantastiche band italiane che stavano emergendo e a cui videomusic dava tanto risalto. Che ricordi!

    > rispondi a @gianni.gardon
  • Ivan Bostick Zamellisar 15/03/2019 ore 12:05

    Cavoli mi ricordo a boooombaaa!!!
    Fantastiche giornate, pomeriggi e serate passate insieme a VM (specie dal secondo logo)!
    Il brutto era che stando hai confini della civiltà moltissime volte non potevo vedere niente perchè non cera ricezione e non si trovava manco il canale...
    Grazie per aver pubblicato questo articolo, sono un '79, almeno per quanto riguarda l'anagrafe, ma questo mi ha fatto andare ancora più sulla mia strada, ancora più under, ancora più fuori dall'idioma del grande big data, l'omologazione e il seguente sdoganamento dei generi....ora invece bisogna eliminare la rete per esser come loro, o almeno cercar di creare meglio le cose....rock on e sempre avanti!!! :)

    > rispondi a @ivan.b.zamellisar
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