Linea 77 - Video making de “Il Mostro”

24/01/2008 di

(I Linea 77 durante le riprese - Foto di Marco Becker)

Il 21 dicembre i Linea 77 erano a Como per registrare il video de "Il Mostro", il primo singolo di "Horror Vacui", nuovo album in uscita a febbraio sotto etichetta EMI. Francesco Cremonese e Marco Becker erano sul posto e ci raccontano, in esclusiva per Rockit, la prima giornata di ripresa.



A Como c'è il sole. E c'è pure la neve. Poca ma c'è. Ai lati delle strade. Io e Marco Becker siamo venuti a vedere il primo giorno di riprese del video de "Il Mostro", il nuovo singolo dei Linea 77, estratto dal loro nuovo album "Horror Vacui", in uscita l'8 febbraio. La location è il palazzo dell'INA Assitalia: un'enorme hall contornata da un dedalo di uffici anni 90. Ambientazione da impazzirci, da fondarci un Fight Club, con tutti i dipendenti. Mostri. Pareti di plastica bianche tra le scrivanie bianche - Fight Club - luci bianche al neon - Fight Club - soffitti bassi bianchi - Fight Club. È da qui che si scatenerà l'inferno. La hall è così grande e vuota che fa paura. La stanza in cui gireranno il playback del video è invece piccola e opprimente. In piedi a schiena dritta si rischia di sbattere la testa, quasi. Poi per fortuna arriva la grancassa, un segno di umanità su marte. Sembra di stare al settimo piano e mezzo di "Essere John Malkovich". Ma siamo qui apposta e bisogna prepararsi. Sono quasi tutti pronti. Nitto, voce, sorriso e peso massimo dei Linea: «Ma davvero mi vuoi truccare?», e Alice, la bella la truccatrice che dice: «Uffa, ogni volta tutti mi chiedono la stessa cosa!». «Dai, mi fai sembrare così banale…» sospira Nitto.

Tutti vestiti di nero, i Linea 77. Sembrano stare bene, sono carichi e tranquilli. Emo (la voce slanciata del gruppo) fa girare il microfono come un lazzo, cowboy in camicia. E questo maledetto soffitto è troppo basso per suonare con i manici della chitarra e del basso rivolti verso l'alto, si lamentano. Il metallo è metallo. Ok, ma qui si deve stare in ginocchio, non si può saltare. Si devono far saltare gli altri però. Quello sempre. Ok. Partono le prove generali, primo playback. «Senza dare il massimo. Date il missimo (il minimo del massimo)…» dice alla band Riccardo Struchil, il regista. Ma loro danno comunque tantissimo, e se questo è il missimo, penso che per il massimo avrei paura. Mi devastano le orecchie e mi arrivano addosso potenti e convinti. Sorridono in posa a Marco Becker, e poi di nuovo playback, che se al Festivalbar facessero dei playback così, me lo guarderei davvero. La canzone è bella, esplosiva e attuale. Amara. È giusto così. Si cominciano le riprese con la camera a mano, pesantissima, sulle spalle del regista («ma non potevate fare una ballata lenta? Usavamo un carrello circolare ed eravamo a posto tutti…»). Si suda da morire. Le luci fanno 2000 gradi almeno. Lo staff si sbatte a mille. La band anche. Ma al rallenty non basta, c'è da fare più casino possibile. Movimenti ampi, che se no non si vede un cazzo. E poi al buio. Si stacca il generale. E per oggi va bene. Domani ci saranno una cifra di attori da gestire, nella mega hall. Verrà una figata, credo. Ma ora tutti in albergo. Io e Marco in treno, verso Milano. Con 300 foto e 2500 battute in testa. E mi addormento pensando a "mille amici su myspace e un'altra cena in solitaria"; e al fatto che per fortuna stasera mangio con te, e Myspace non ce l'ho ancora...

Guarda la galleria fotografica di Marco Becker



Si ringrazia Marco Becker per il servizio fotografico

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