Live Report: Bluvertigo a Villa Ada - Roma Live report, 18/07/2008

22/07/2008 di

(I Bluvertigo dal vivo - Foto da internet)

Nuova data dei Bluvertigo, il tour della reunion tocca Roma. Morgan e soci si confermano come una live band rodata e pronta a tutte le situazioni. L'affluenza di pubblico dimostra che l'attenzione su di loro non è calata nonostante i tanti anni di inattività. Un concerto da manuale, Simone Cosimi racconta.



Quel quindicennio alle spalle, considerando anche le stronzate adolescenziali tipo i Cazzi fumanti (il primo nome della formazione era Smoking Cocks, NdR), si sente. Eccome se si sente. Nell’affiatamento, nell’affinità, nel modo in cui i quattro vertiginosi si imbeccano, assolutamente a memoria. Bluvertigo, nel frusto panorama italiota, significa vita o morte, favorevoli o contrari, forcaioli o garantisti. Chiarissimo, e non è certo il caso di rimestare ulteriormente nel torbido delle contrapposte torcide musicali. Per me, molto semplicemente, significano il primo gruppo (o forse il secondo?) che ha raggiunto un risultato piuttosto ardito: collegare momenti (remoti) della propria esistenza a momenti (presenti e futuri) di un impeccabile live. E farne scaturire fumo, passione, zompi selvaggi e piedi schiacciati nella calca affannata di una Villa Ada più pruriginosa e nervosa che mai. Epifanie, si diceva una volta con parole più raffinate. Ebbene, da “La crisi” a “Sovrappensiero”, dalla paleolitica “Complicità” a “Il mio malditesta” passando per “Cieli neri” e per l’ultra-generazionale “Sono=sono” attingendo a piene mani dai tre dischi tre, il quartetto mostra allo stesso tempo la “vecchiezza” (nel senso inglese di “dated”, marked with a date) e però la solidità di uno stemma di famiglia (e ce ne fossero di famiglie così). Di un suono che – almeno in Italia – è loro e di nessun altro, per forza. Anzitutto nella compattezza e perizia tecnica, che ti fa venir voglia di vedere di più Morgan sul palco, a proprio agio come un pingue koala in mezzo agli eucalipti, che davanti a un palco televisivo ad allenare gruppi vocali dai nomi orripilanti. Scalmanato quasi avesse vent’anni, istrionico, professionale. Soprattutto: concentrato sulla sostanza, nonostante farfallini, giacchette e cotillon, sul suo basso e sui suoi synth. Sulla costruzione di un concerto di due ore, che così lunghi non li sentivo da mesi. Un evento di ottimo livello, insomma, nonostante qualche scelta non trascurabile (fuori “Autofraintendimento” e “Niente x scontato”), nel quale l’imbolsimento del tempo non pare essersi affacciato con troppa violenza. Anzi: se possibile il gruppo di Castoldi, con qualche arrangiamento appena più sporco che in passato, sta traghettando verso di sé gente che all’epoca di “Altre forme di vita” pasceva alle elementari, a giudicare da chi mi alitava Bacardi breezer lime di fianco. E che è sempre meglio se ne stia al fresco di Villa Ada ad ascoltare la cover basso solo di “Walk on the wild side”. O no?



Commenti (2)

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  • Plettrofolle 25/07/2008 ore 15:05 @plettrofolle

    Ero convinto che "smoking cocks" fosse la traduzione letterale del cognome di andy, ovvero Fumagalli...

  • enver 25/07/2008 ore 19:11 @enver

    infatti questa è la spiegazione che diede a Linus in una memorabile intervista a Radio Deejay dell'autunno 99

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