Marlene Kuntz - Villaggio Globale - Roma Live report, 15/04/2003

20/04/2003 di



Depositare le parole di quel che si spera possa essere un bel racconto è sempre un compito difficile, forse per questo avrei dovuto riscrivere più volte ciò che voi state leggendo, ma preferisco lasciarlo fresco di prima stesura notturna.

Roma. Testaccio. Villaggio Globale. Serata impreziosita da una temperatura accogliente. Una lunga fila a terminare su un banchetto improvvisato alle soglie di un vecchio cancello arrugginito. E' piuttosto chiaro che sto invecchiando nel modo peggiore, a dimostrarlo la fastidiosa gelosia con cui guardo la calca di giovanissimi pronti a versare cinque euro per appropriarsi dei Marlene Kuntz. La ragione mi riporta alla realtà, ricordandomi dei troppi concerti italiani spesso circondati dal deserto e convincendomi che tutta questa affluenza è oggi un bene raro e prezioso.

La discordanza delle fonti informative sull'orario di inizio ci costringe ad una lunga attesa all'interno dell'ampio capannone circense, ormai da tempo stanziato in quello spazio paradossale di campagna al centro di Roma. Parole, sorrisi, sguardi, fotografie in digitale, sbuffi e quel coro di voci nervose che ricordano a chi è dietro al palco di trovarsi in una città impaziente e indolente, che mal sopporta un ritardo eccessivo ed inspiegato.

Finalmente l'assenza di luce artificiale arriva inconfondibile a segnalare l'ingresso dei quattro musicisti di Cuneo. L'immagine di Godano avvolge inevitabilmente la scena con un fascino fin troppo sacerdotale. L'intesa è spontanea, tacita. L'incedere rarefatto e non del tutto convincente di Danza distende l'entrata in scena di una Marlene che passeggia ormai sui resti della paranoia, avanti e indietro, tra i ricordi riflessi da quella scenografia argentata che si staglia alle sue spalle, su un palco sempre essenziale ma oggi dotato di una dimensione internazionale per qualità tecnica e cura del dettaglio.

Il concerto è iniziato, non riesco ancora a lasciar partire un fremito, quando a coinvolgermi senza scampo arriva Schiele, lei, me: mi aveva ammaliato su disco, ma la sua sinuosità increspata riesce a mostrarsi completamente anche dal vivo, pur con una forma chitarristica più ruvida e aggressiva.

Il fascino orgiastico che in passato dilaniava il suono, ora si espande di nuovi significati, mettendo in luce rinnovata attrazione per la riflessione. Forse per questo, nelle nuove Canzoni la bellezza tende a inibirsi quando si inoltra su quei terreni una volta dominati da deliri squilibrati, oggi divenuti meno incestuosi e più accoglienti. Accade così che la violenta Sacrosanta verità continui ad infastidirmi come una stanza satura di fumo, nonostante le vene protese di Godano cerchino di dimostrarmi il contrario, ma a stupirmi è soprattutto la debole interpretazione di A fior di pelle, a cui mi sono inaspettatamente affezionato e che ritrovo cantata e suonata quasi controvoglia, peccato.

In un istante, ecco che Retrattile mi sbalza all'improvviso, come quelle volte in cui ci si impaurisce trovandosi di fronte alla propria immagine riflessa in uno speccchio.

Nuotando nell'aria mi rapisce come sempre, nessuna importanza all'esecuzione, Lei suona prescindendo dalla musica e mi prende per mano a visitare nuovamente quei luoghi che il cuore non è mai riuscito a cristallizzare.

Marlene visita spesso il proprio passato, ma è il presente di "Senza Peso" che ne domina le movenze, confermandone tanto il talento immacolato, quanto l'altalenante ispirazione. Le rappresentazioni di Laura e L'uscita di scena imprimono rinnovata convinzione al piacere che avevo avuto ascoltandole su disco, così come la recitazione di Scorre, con tutta la sua disinvolta presunzione, ha generato attimi di soddisfazione.

Con il suo groviglio di persone a spingersi, Festa Mesta è esattamente come deve essere: un tripudio malato alla sonicità. Impossibile ormai fermarsi, le quattro figure sul palco liberano completamente le proprie scariche epilettiche, comprimendole negli stralci di poesia fisica e maniacale di Sonica, il cui inevitabile culmine esplode in una Spora. Due ore o poco più. Marlene lascia nuovamente spazio alla luce. Il suono si allontana lasciando il torpore di un sorriso a cercarne altri complici, con il sudore che continua ad impastare fronte e capelli. Non resta che tornare sotto il cielo capovolto di Roma, ora più tranquilla e soddisfatta per esserci stata.



Commenti

    Aggiungi un commento:


    ACCEDI CON:
    facebook - oppure - fai login - oppure - registrati


    LEGGI ANCHE:

    “Fabrizio De André. Principe libero”, il film con Luca Marinelli arriva al cinema come evento speciale