Siamo andati a vedere “Nel Paese dei Coppoloni”, il nuovo film di Vinicio Capossela

foto di noteverticali.it - Vinicio Capossela Film nel paese dei coppolonifoto di noteverticali.it - Vinicio Capossela Film nel paese dei coppoloni
12/01/2016 di

“Nel Paese dei Coppoloni” è un film-documentario che vede Stefano Obino come regista e Vinicio Capossela come protagonista. È un’ipotetica continuazione de "Il Paese dei Coppoloni", il libro pubblicato da Capossela lo scorso aprile, anche se non è una semplice trasposizione cinematografica del libro. Ad essere sincero è difficile dirvi cos’è: si tratta di una serie di micro-capitoli dai nomi molto evocativi che raccontano un mondo fantastico. Ci sono personaggi e luoghi reali raccolti attorno al paese di Calitri ed altri dell’Alta Irpinia, in provincia di Avellino, ma c’è anche il chiaro intento di lasciare il tutto in una dimensione sospesa, dove i nomi diventano soprannomi, le immagini si fermano nel tempo e diventa difficile - probabilmente perché superfluo - definire cosa è vero e cosa è inventato.

È esattamente come parlare di Omero, c’è sempre una dimensione mitica - commenta Capossela dopo la proiezione - Io non voglio non raccontare questa terra per quello che è, c’è un tentativo di continuo di trasportarla in una dimensione un po’ diversa. Mi piace rinominare i paesi, i luoghi, le contrade, i personaggi. Quello che ho sempre amato di più della cultura popolare paesana è proprio il riscrivere il mondo in una maniera diversa. Per esempio le indicazioni topografiche: se uno sta a sentire un paesano non trova riscontri, perché non esistono nella carta geografica. È bellissimo, è un processo molto diverso, è una viandante che gira per conoscere, è un ri-conoscere". 

Quello che racconta Capossela è un mondo fatto di barbieri che cantano insieme ai loro clienti mentre li radono, di direttori di coro che suonano impastando il dialetto calitrano al latino, di mammenonne che intonano canzoni popolari in mezzo ai campi al tramonto, di ferrovie scorrono parallele ai fiumi e di trebbiatrici giganti che sembrano fatte apposta per stare in un circo. E poi tanti animali: i cani che scorrazzano per le vie abbandonate e quelli nel bosco di notte che aiutano gli uomini a trovare gli aspetti più nascosti della loro anima. Perché di questo si tratta: un racconto di tutto quello l’ha colpito in maniera indelebile e che rappresenta quanto di più profondo ci sia nell’anima di Vinicio Capossela, che per tutto il film continua a domandare “Chi siete? A chi appartenete? Cosa andate cercando?” e poi si risponde “Vado cercando musiche e canti, i canti che transumano, cambiano lingua e pelle ma non il moto dell'anima che l'ha generati”.

E poi le musiche: in “Nel paese dei Coppoloni” possiamo sentire una piccola anticipazione di quanto sarà contenuto nel prossimo album “Canzoni della cupa” previsto per marzo. Pare che Capossela sia tornato al suo lato più morriconiano e western, con un bellissimo equilibrio tra suoni sognanti e strumenti che sanno di terra come il banjo e il pianoforte a muro.



“Nel Paese dei Coppoloni” è un film folk, nel senso più fedele e bello del termine. Visionario e surreale ma, a suo modo, ordinato e discorsivo. Ti porta in un paese che probabilmente non esiste ma che in fondo conosci: non è solo la provincia italiana più grezza e dura, è un racconto affascinato e evocativo, dalle tanti chiavi di lettura. Qualcosa di più profondo della semplice nostalgia. I fan di Vinicio apprezzeranno.

Tag: film

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