Live Report: Vinicio Capossela ad Amsterdam Live report, 14/04/2013

Foto di Pepita la pistolera - Continua il tuor di Vinicio Capossela per la presentazione di Rebetiko Gymnastas, l'ultimo disco che vede molti brani rivisti in chiave rebetika. Se vi domandavate come potevamo reagire gli olandesi alla musica greca, Angelo Turi vi racconta il concerto di Amsterdam.Foto di Pepita la pistolera - Continua il tuor di Vinicio Capossela per la presentazione di "Rebetiko Gymnastas", l'ultimo disco che vede molti brani rivisti in chiave rebetika. Se vi domandavate come potevamo reagire gli olandesi alla musica greca, Angelo Turi vi racconta il concerto di Amsterdam.
03/05/2013 di Angelo Turi

 

Amsterdam - Lo storico Melkweg ha dato il bentornato a Vinicio Capossela a un solo un anno di distanza dall’ultima apparizione olandese del menestrello nato ad Hannover. Ormai per alcuni gruppi e cantanti italiani le tappe all’estero sono un’esperienza obbligata, per soddisfare le richieste della folta comunità di italiani espatriati e perché no, farsi apprezzare da un pubblico che non conosce le canzoni ma che è sempre molto curioso di osservare e sperimentare tutto ciò che fa Italia. In questo senso Capossela e Amsterdam erano un’accoppiata dall’indiscutibile fascino e Vinicio ha fatto del suo meglio affinché il pubblico tornasse a casa soddisfatto dopo due ore abbondanti di vera e propria “ginnastica dello spirito”, Rebetiko Gymnastas, ovvero il blues della Grecia.

Sin dalle prime note di “Misirlou”, canzone di origine greca resa famosa in chiave moderna dalla colonna sonora di Pulp Fiction, Capossela ha sfoderato il meglio del suo repertorio. Non solo a livello musicale ma più in generale di anfitrione, in grado di coinvolgere italiani (naturalmente la nazionalità più rappresentata in sala) greci e olandesi, attraverso le sonorità mediterranee del suo ultimo lavoro. Bouzuki, maglamas, percussioni e fisarmonica che profumano di rosmarino e fanno sognare il sole, quello vero che scalda le pietre e le anime, anche nella giornata più calda del 2013 qui ad Amsterdam. Per farlo si avvale dell’accompagnamento di una band di sei musicisti ellenici, giungendo ad una sorta di nemesi della sua infatuazione permanente per quella parte d’Europa che guarda a sud nonostante il vento soffi nell’altra direzione.

“Se questa è la miseria mi ci tuffo con dignità da re” sembra comunicare ai suoi fan scolando in un solo sorso le birre senza curarsi di barba e maglietta, facendo ginnastica sul palco alla faccia dei chili di troppo, parlando in un improbabile e divertentissimo mix italo-greco-inglese fra una canzone e l’altra. Divertendosi. E’ questa infatti la sensazione più percepibile da parte del pubblico: Capossela sul palco si diverte forse più di chi va a vederlo, mettendo in scena lo spettacolo di una Grecia che sa di Italia molto più di quanto a volte vorremmo credere. La scaletta propone alcuni dei brani più celebri del cantautore, da “Marajà” a “Corre il soldato”, passando per “Morna” e la bellissima “Con una rosa”, dedicata eccezionalmente ai tulipani, alternando atmosfere frenetiche interpretate con bretelle e baffi finti “perché un uomo senza baffi è come una donna con i baffi” alla classica giacca da capitano coraggioso durante i momenti più struggenti al piano. Scorrono quindi veloci le note di “Scivola vai via”, “Tanco del Murazzo” “I Murazzi di Torino sono il posto italiano che più assomiglia ad Amsterdam”, "Non è l’amore che va via", fino ad un’irriconoscibile cover di “Quello che non ho”. De André è uno di quegli autori italiani talmente sacri che è sempre molto rischioso rivisitare. La versione di Capossela è tuttavia riuscita nel suo “arrangiamento greco” e forse sarebbe piaciuta anche a De André stesso, così innamorato della Sardegna da poter apprezzare la Grecia.

Il gran finale è tutto da ballare: “Che coss’è l’amor” scioglie le ultime titubanze dei più timidi, uomini e donne cantano in coro “Ahi permette signorina sono il re della cantina” e il Melkweg sembra proiettato duemila chilometri più a sud. La ciliegina sulla torta non può che essere “Il ballo di San Vito”, richiesto a gran voce dal pubblico. Italiani e greci ballano la pizzica uniti in un unico abbraccio e il canale d’Otranto pare più stretto che mai, soprattutto a guardarlo dai canali di Amsterdam. Non c’è tempo per rimpiangere l’assenza di “Ovunque proteggi” e “Ultimo amore”, la taranta ha pizzicato un po’ tutti e gli olandesi guardano divertiti questi popoli che si divertono e si sfogano danzando, nel tentativo di esorcizzare vecchie e nuove paure. “Questo è il male che mi porto da vent’anni addosso” sembra l’inno della crisi, ma fra il sudore del Melkweg e quello di Capossela non c’è spazio per i cattivi pensieri. Resta solo il grande applauso finale, la consapevolezza di aver assistito ad un grande show e il fiato da recuperare prima di pedalare verso casa.

Commenti (1)

  • Fabrizio Rioda 06/05/2013 ore 11:04 @saggiofaggio

    Scusa, puoi ripetere la parte della nemesi e del vento, etc?
    No, perché non si capisce un cazzo.....

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