La voce italiana che da vent'anni accompagna i Mondiali dell'Argentina

Il romano Luca Prodan, morto nel 1987, è una leggenda del rock in Sudamerica. Anni dopo, anche suo fratello Andrea diventa protagonista di un piccolo mito, anche se in maniera completamente diversa. C'entrano una birra, il calcio e un falso storico. L'incredibile storia di "Siamo fuori dalla coppa"

14/07/2026 - 12:23 Scritto da Dario Falcini

"Solo marchar cantando". È il testo di una canzone di Indio Solari (Encuentro Con Un Ángel Amateur), musicista argentino famosissimo, che se n’è andato ai primi di giugno. Una morte che ha commosso tutta l’Argentina e fatto scendere in strada migliaia di persone a pochi giorni dal via di una spedizione mondiale che qua per nessuno è vissuta come qualcosa di accessorio. "Yo ya no puedo cumplir / Hazañas que prometí / Solo marchar cantando (Io non posso più compiere / Le gesta che ho promesso / Solo camminare cantando)” dice l’autore, che ha convissuto gli ultimi dieci anni della sua vita con il Parkinson.

Quelle parole si trovano al cimitero di Avellaneda, Buenos Aires su un grosso sasso bianco che fa da tomba a Luca Prodan, “pelado” come l’Indio, icona del rock argentino come lui. I due non erano amici, le loro storie musicali procedettero in parallelo con qualche tensione, tipo quella volta discussero pure di una canzone “fregata” da Prodan. Ora, però, si ritrovano assieme in quella scritta. Una delle tante dedicata a Baires, dove non è infrequente trovare “Luca vive” su un muro.

Non c’è né l’Indio né Prodan tra le “goal song” della nazionale argentina a questi Mondiali yankee. Peccato. La nazionale di Messi – “borgesiana” come non mai –  festeggia con “La cumbia de los trapos” degli Yerba Brava oppure con “Muchachos, ahora nos volvimos a ilusionar” di Mosca Tse Tse, già proprio quello di “Para No Verte Mas”. Eppure in questi giorni di Prodan, anzi della sua famiglia, si torna a parlare sempre in Argentina. Come avviene ogni 4 anni.

Luca “El Pelado” Prodan
Luca “El Pelado” Prodan

Qualche passo indietro, che la figura di Luca Prodan è celebre, ma forse non abbastanza per darla per scontato. Nacque a Roma nel 1953. La sua famiglia era un mix incredibile di origini e influenze, borghese e cosmopolita (Austria, Turchia, Cina, Scozia). Trasferitisi in Scozia, Luca studiò alle superiori con Re Carlo d’Inghilterra, poi si diede alla fuga, facendo intravedere un animo inquieto. Va a vivere a Londra, si avvicina alla musica, ama il punk e il reggae, inizia a farsi le pere. In Argentina ci arriva quasi per caso assieme a un amico, Timmy McKern, che era andato a caccia dei luoghi – vicino a Còrdoba – in cui era ambientata una foto di famiglia. Luca mette radici a Buenos Aires e soprattutto inizia a fare più seriamente con la musica. Fonda i Sumo.                                                       

i Sumo
i Sumo

L’Argentina è una dittatura, il suo post-punk (ma dentro ci sono mille influenze, dall’amato reggae e dub al funk, fino al rock) cantato in inglese (siamo nell’epoca delle Malvinas) è molto mal visto. Eppure il pubblico cresce, i Sumo danno vita a una vera rivoluzione culturale, dal basso, che accende la scena di Buenos Aires in tempi cupi. Sono gli anni ’80. Fa il suo ultimo concerto il 20 dicembre del 1987. Tre giorni dopo è trovato morto nella sua stanza del quartiere Monserrat, dopo una grave emorragia interna causata da una cirrosi epatica. Il suo mito, suo malgrado, inizia in quel momento. Otto anni dopo di lui, sempre a Roma, era nato suo fratello Andrea. Anche lui aveva studiato in Gran Bretagna. Invece che alla musica, negli anni ’80 si era dato al cinema, lavorando con i fratelli Taviani, Bertolucci e interpretando il ruolo di Ettore Majorana nel film I ragazzi di via Panisperna di Gianni Amelio.

Andrea e Luca Prodan
Andrea e Luca Prodan

Andrea è anche un musicista, uno sperimentatore. Nel 1995, quando suo fratello è morto già da otto anni, va in Argentina. Registra Viva Voce, un disco in cui tutti gli strumenti sono in realtà la sua voce.Peter Gabriel – naturalmente… – ne va pazzo. Si trasferisce in Argentina, attratto forse dalle stesse sirene del fratello. Compone le musiche per film e spot, conduce un popolare programma basato sulle musiche in vinile. Crea una band, i Romapagana, perché i Prodan non possono stare lontano dal rock e dal punk.

Ma soprattutto,Andrea Prodan è la voce di uno spot famosissimo in Argentina, che viene evocato ogni volta che la Seleccion scende in campo. È il 2004 e la birra Quilmes realizza un video in cui mette assieme momenti epici della nazionale albiceleste. Sullo schermo appare il portiere Sergio Goycochea, di fronte a lui Aldo Serena. È la semifinale nefasta (per noi) di Italia ’90. “Il portiere argentino nervosissimo” dice la voce in telecronaca nello spot, in italiano. “Ecco la rincorsa… siamo fuori. Siamo fuori dalla coppa. Un giorno tristissimo” aggiunge con voce mortificata, mentre scorrono le immagini di Maradona e compagni e Totò Schillaci affranto con le mani dietro la schiena. 

            video frame placeholder

Per anni gli argentini hanno pensato che quella fosse la telecronaca originale del match – affidata a Bruno Pizzul, che era altrettanto deluso, ma aveva ben altro piglio –, non si sa bene perché quel “Siamo fuori dalla coppa” è diventato una sorta di leit motiv per celebrare i successi (e ultimamente sono molti) della nazionale sudamericana. In realtà era un falso storico:a parlare era un musicista nato a Roma, la cui famiglia non ne vuole proprio sapere di non far parte della storia di quel Paese. 

---
L'articolo La voce italiana che da vent'anni accompagna i Mondiali dell'Argentina di Dario Falcini è apparso su Rockit.it il 2026-07-14 12:23:00

COMMENTI

Aggiungi un commento Cita l'autoreavvisami se ci sono nuovi messaggi in questa discussioneInvia