Üstmamò - Vox - Nonantola (MO) Live report, 15/05/2001

17/05/2001 di Antonio 'Zanna' Zanoli



Ci penso fino all’ultimo, poi mi decido e parto per vedermi l’ennesimo (10°? 15°?) concerto di Ustmamò.

Il primo da almeno quattro anni a questa parte, forse perché non fatico ad ammettere che le loro ultime produzioni non mi avevano assolutamente esaltato, anche se il nuovo lavoro ha riacceso il mio interesse verso quella che senz’ombra di dubbio era la mia compagine musicale italiana preferita fino a qualche tempo fa. Nel momento in cui arrivo il Vox non è certo stracolmo, segnale che la formazione reggiana ormai non ha più il tiro commerciale di qualche anno fa… pochissimi istanti dopo inizia lo spettacolo, e ci vuole poco per ricordare come mai Mara e compagni mi avevano regalato tanta gioia fin dalle loro prime uscite.

Lo show inizia con un paio di brani inseriti negli ultimi due album (escludendo “Tutto bene”), ma c’è qualcosa di diverso da quello che era il suono originale. Aguzzo la vista e noto che, Mara esclusa, il nucleo storico del gruppo imbraccia spavaldamente chitarre: una a testa per un totale di tre…Luca cede il basso ed Ezio ripesca il violino solo per pochi istanti…Simone fa il suo lavoro e sa anche sorridere quando, dopo una pausa, rientra mostrando al pubblico il ventre non certo da fotomodello. Non male per una formazione che nelle ultime uscite aveva strizzato l’occhio senza mezzi termini a quello che fino a qualche anno fa veniva chiamato “trip-hop”. Il fatto è che le chitarre ruggiscono a dovere, ripescando a volte anche nel modernariato rock.

Il pubblico gradisce, ed io con loro, e tutti gongoliamo assieme alla sempre meravigliosa voce della signora Redeghieri, che continua a regalare vibrazioni uniche, mentre le sue braccia giocano a ricamare l’aria. Poi, dopo aver proposto alcuni brani da “Tutto bene”, si va a ripescare nel vecchio repertorio della band ed i brividi scuotono tutti i presenti. Prima “Tannomai” (che verrà riproposta anche in chiusura di concerto) e “Lepre (cattura della)” da Ustmamò ‘93, poi viene anche il momento di rispolverare le primissime cose. Un fan sotto al palco grida a squarciagola “Filikudi!!!” e magicamente il brano esce dalle casse dell’impianto. Poi si torna alle cose nuovissime: viene proposto tutto il nuovo album, con le tre chitarre che a volte spingono, a volte rallentano, in giochi al limite dello psichedelico, ma è il complesso sonoro che convince e che dimostra che la classe non è acqua: dopo dieci anni di carriera, gli Ustmamò riescono ancora a stupire, ed anche la virata nettamente elettrica dell’ultimo lavoro pare affascinare gli amanti del mix ‘tradizional-elettronico’ protagonista di gran parte della loro intera produzione.

Siamo quasi alla fine, ma l’entusiasmo sale alle stelle e il pubblico pretende non uno, ma due bis, che pizzicano ancora qualcosa dal primissimo lavoro del quartetto emiliano (completato ieri, per ovvie ragioni tecniche, da rinforzi di basso e batteria) ed è la conclusione. Il palco si svuota con la band sorridente e palesemente risollevata dalla chiara tensione sfociata alla vista di un pubblico non certo da evento speciale: non troppi ma sicuramente buoni! Gli stessi occupanti della platea si avviano all’uscita soddisfatti per quello che non si può definire altro che un ottimo spettacolo.

E dire che non ci volevo nemmeno andare… ma ora ripeto soddisfatto al mio amico Stefano, con cui ho assistito al concerto: ”Abbiamo fatto proprio bene a venire”. Lui non può che annuire...



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