Live report: Father Murphy al West Germany - Berlino Live report, 05/05/2010

23/05/2010 di

(Foto di Sandro Giorello)

In occasione della loro partecipazione al MI AMI 2010 ripeschiamo un live report mai pubblicato. Sandro Giorello racconta la data berlinese dei Father Murphy dello scorso 5 aprile - il lunedì di pasquetta - tappa di un tour che in soli 12 concerti ha toccato ben 9 nazioni diverse.



Stamattina c'erano 5 gradi, e verso le 11 s'è pure messo a piovere. Non proprio un tempo perfetto per il picnic di pasquetta nei prati, in giro c'è poca gente e nei parchi ancora meno. E' il quarto giorno di vacanza: qui la pasqua la si festeggia già dal venerdì e domani si ricomincia a lavorare. In più ci sono addirittura due super concerti in concorrenza: Why? e Daniel Johnson. Insomma, non si prevede molto pubblico stasera.

Il West Germany è un piccolo club in Kreuzberg. La prima impressione è quella di un posto sfigato messo in piedi dal proprietario giusto per far suonare i propri amici: il palco è fatto con una serie di assi appoggiate sulle cassette usate per la birra, l'impianto è minuscolo, il mixer gracchia e i cockatail te li fanno prendendo i cubetti di ghiaccio da un piccolo frigo e mischiando a casaccio coca cola e vodka. Però i prezzi sono onesti e il cartellone dei concerti è di tutto rispetto: questa settimana ci sono i Crystal Castels, Tender Forever, e Mount Eerie. Stasera oltre ai Murphy suonano i Little Claw di Portland.

E' il tour delle 9 nazioni in soli 12 concerti. Stamattina i Father Murphy erano ancora in Slovacchia, e dopo 10 ore di macchina sono arrivati a Berlino in tempo per il soundcheck. Ma aggiungono: "ai Little Claw è andata peggio, ieri hanno suonato in Belgio". Sono contenti perché forse si sono aggiunte due date in corsa, di cui una al negozio della Rough Trade a Londra. Mi raccontano che le 6 precedenti sono andate tutte abbastanza bene: dalle 60 alle 200 persone a sera. Domani saranno a Monaco e possono quasi prendersela con calma: partire a mezzogiorno per essere là alle sei.

Iniziano davanti ad una decina di persone o poco più, almeno non si ripete il classico cliché di gruppo all'estero con davanti un pubblico di soli connazionali: l'unico italiano in sala sono io. Il primo pezzo è "Ran out of fuel and a viper just bit be" e non va benissimo. A mio parere la musica dei Murphy sta tutta in quelle lunghe pause che lasciano tra un colpo di batteria e l'altro, tra una parola e l'altra. E' come se ti imponessero il loro tempo, sta a te scegliere di seguirli come un fedele devoto o annoiarti come ad una delle tante messe di cui non ti è mai importato niente. Ecco, quest'atmosfera non si ricrea del tutto. Si sente male, la batteria ha un timbro sordo, come un fustino del detersivo, e dopo il secondo brano si sfonda pure la grancassa. Sostituiscono la pelle e il suono non migliora, anzi. A cena mi raccontavano che la loro idea è quella di diminuire sempre più il set up degli strumenti, in questo tour hanno fatto a meno di una tastiera ad aria. Direi che non sempre il minimalismo aiuta. La chitarra è asciutta, senza quel riverbero acido che la caratterizza su disco. La voce emerge come un lamento ubriaco e non si amalgama al resto. La tastiera satura nell'impianto e le piccole campane suonate da Chiara Lee praticamente scompaiono. Insomma, se uno conosce i pezzi e si sforza decifrare parte dopo parte, ok, altrimenti è davvero difficile seguire una cosa del genere.

Il concerto continua incerto, in bilico tra parti più riuscite e altre davvero inascoltabili. Poi fanno un brano nuovo - sarà presente su un nuovo ep previsto a settembre per l'americana Aagoo - inizia con un piccolo generatore di toni comandato con una penna in ferro. La frequenza oscilla per poi essere distorta e ampliata da un delay, si creano una serie di circoli sonori, incontrollati, si impastano con gli altri strumenti. E' l'unica che funziona davvero, i tre scatenano spiriti, polaroid bruciate, urla sofferenti. E al primo secondo di silenzio l'intera sala - ormai piuttosto piena - non sa che fare, pian piano qualcuno inizia ad applaudire e in breve tutti si mettono a tifare entusiasti. Scendono dal palco, in scaletta c'è ancora "There Is a War", cover di Leonard Cohen, ma preferiscono non farla e lasciare spazio ai Little Claw.

Quindi: non il più bel live dei Father Murphy. Una data in mezzo alle altre 14, in mezzo a tutta l'Europa. Per me una delle tante foto scattate in queste due settimane a Berlino. Ce ne saranno di migliori: vi anticipo che il nuovo ep è a dir poco stupendo, se i tre riescono a riproporre dal vivo questo concentrato di cattiveria nera sicuramente non passeranno inosservati.



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