Willie Peyote / Live report, 20/02/2016

Il concerto di Willie Peyote a Bologna, uno show per tutti

Willie è riuscito con "Educazione Sabauda" a essere trasversale come voleva riuscendo ad attrarre fuorisede casuali, trentenni, adolescenti e ascoltatori che il rap non sanno neanche dove sta di casa.
22/02/2016 10:28

Mettere su un paio di canzoni prima di far salire l'mc a sputare rime è l'ideale per far scaldare il pubblico, magari riproponendo dei classici capaci di mettere tutti nel giusto mood. Come ogni djset/liveshow/evento che riguardi anche solo lontanamente il rap italiano, parte un brano dei Sangue Misto e, quasi magia, non accade nulla. Pubblico muto. Zitto. Nada. Rien. Nisba. Eppure siamo a Bologna, in un ArterÏa imballato, è il 20 febbraio e a suonare c'è Willie Peyote accompagnato da Adriano Vecchio e Frank Sativa. Cosa starebbe a significare che quando suona un rapper italiano nessuno conosce i Sangue Misto? Certo che il genere si è sdoganato ma forse, e dico forse, Willie è riuscito con "Educazione Sabauda" a essere trasversale come voleva riuscendo ad attrarre fuorisede casuali, trentenni, adolescenti e ascoltatori che il rap non sanno neanche dove sta di casa.
Fatto sta che sono le 23.20 quando Frank imbraccia il basso e, assieme all'ottima chitarra di Adriano, suonano le prime notte di "Peyote 451". Neanche a dirlo, l'esibizione è precisa e puntuale, lo swag della camicia è dei più imponenti e l'esibizione colorata. Carismatico come sempre, con dei degni compari di merenda che sanno alternarsi tra basso, chitarra e tastiera (un Sativa che non è mai stato un dj ma che è sempre più un polistrumentista fa solo che piacere), lo show dell'mc sabaudo riesce a far ballare tutti con "Non sono razzista ma", a struggere i cuori di tutti con "Le ragazze del Peyote Ugly" e a farli volare in alto con "Willie Pooh".



È già passata la prima mezz'ora quando, in prima assoluta, il giovane nichilista impugna il proprio basso per suonare (oltre che rappare, ovviamente) "Che bella giornata" e "C'era una vodka", segnando un primato per l'intero genere, in Italia: gli strumenti suonati per davvero nel rap nostrano esistono, da adesso. Siamo ormai in chiusura, "Truman Show" pare sia il giusto epilogo, con un'atmosfera che pian piano si cristallizza e che viene fragorosamente infranta da "Glik" e "Friggi le polpette nella merda (cit.)". Gli ultimi due pezzi sono "E allora ciao" e "Oscar Carogna", le mani del pubblico sono tutte in alto, le ugole chiedono altri brani, nessuno vorrebbe finisse mai eppure è ora di andare. Siamo tutti meno soli all'imbrunire, ci diciamo tutti, un'ultima volta.

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L'articolo Il concerto di Willie Peyote a Bologna, uno show per tutti di Raffaele Lauretti è apparso su Rockit.it il 22/02/2016 10:28

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