Tra le ossa e i tendini: Andate tutti a fanculo

Metal Gear Solid, il punk, il Macchia Nera, Jack Frusciante e quello che c'è nel romanzo degli Zen Circus
18/09/2019 11:41

Nel 1998 usciva per Playstation uno dei videogiochi più importanti e iconici di tutti i tempi: Metal Gear Solid. Tra i personaggi iconici e i momenti epici che si potevano vivere con “David” Snake vi è lo scontro con Gray Fox, un cyborg non-morto ninja armato di katana che, nel momento più topico dello scontro, ti urlava contro: “Te lo ricordi Snake? Ricordi il sapore della battaglia? Lo scontro di ossa e tendini!”. 

Nel luglio del 1998 Andrea supera miracolosamente la maturitàcon un disdicevole 37 su 60, forse anche grazie alla geniale idea di presentarsi all’esame orale dopo un paio di shot di vodka”. Andate tutti affanculo, il primo romanzo degli Zen Circus (scritto a otto mani assieme a Marco Amerighi), al contrario di tanti, troppi libri di band o di cantanti in generale, non è costruito come il più classico e trito dei santini agiografici, con la solita “scalata al successo” dello sfigatello (o degli sfigatelli) di provincia, ma è una cronaca, ora fedele ora romanzata, di cosa voleva dire crescere a Pisa tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta, con in testa l’idea di fare musica, segnatamente prima il punk poi quel combat-folk da busker che diventerà la cifra caratteristica degli Zen Circus.

Al centro del racconto, che si concede di tanto in tanto anche inedite derive di forte, anzi fortissima connotazione poetico-sentimentale come vari “Non sai da quanto cercavo qualcuno con cui stare zitta”, c’è Andrea, alter-ego (molto poco alter, tantissimo ego) dello stesso Andrea Appino che ci porta per mano attraverso una Pisa fatta di personaggi che paiono essere usciti da un romanzo di Tondelli, punk di provincia che non rinunciano ad essere freak non tanto per il gusto di esserlo ma per affermare la loro unica essenza, giovani e meno giovani che vivono in famiglie che definire difficili sarebbe un eufemismo falso oltre che totalmente irrispettoso e, soprattutto, un sottobosco musicale, di matrice anarco-punk, che infiamma le notti del centro sociale Macchia Nera, centro di gravità permanente per tutte le persone che segneranno, nel bene come nel male, la vita dello stesso Andrea.

Seguendo un percorso cronologico che aiuta il lettore a non perdersi in questo profluvio di storie “tardo-adolescenziali”, per citare un libro di culto di quegli anni (che, guarda caso, il 21 settembre 2019 ne farà venticinque di anni dalla sua uscita) come "Jack Frusciante è uscito dal gruppo" di Enrico Brizzi, accompagniamo Andrea dal primo concerto in assoluto, ovviamente avvenuto durante un’occupazione scolastica, ai primi, incredibilmente punk, tour in giro per l’Italia in camper, passando per le canzoni scritte nei momenti più neri della propria esistenza (e anche in quelli più rari e felici) passando per gli abbandoni dei membri storici e fondatori del primo nucleo degli Zen sino ai fatici incontri con Ufo Schiavelli e Karim Qqru.

L’ingresso nella vita artistica e non di Andrea da parte di Ufo e Qqru rappresenta la parte più gustosa e corposa del romanzo, che racconta con dovizie di particolari i primi dischi “seri” degli Zen Circus, registrati quasi sempre in circostanze al limite dell’umano comprendere. C’è anche da dire che i tre componenti della band non hanno voluto/potuto omettere episodi molto particolari capitati durante i loro interminabili tour lungo lo Stivale, come quella volta che in un palco di periferia Appino, in preda a non sia quale raptus/hommage nei confronti di Federico Fellini, a metà concerto sale sopra un albero e grida “Voglio una donna, voglia una donna, voglia una donna”, rifacendo pari pari la famosa scena di Amarcord interpretata da Ciccio Ingrassia.

Uno dei momenti più riusciti, e più dolci, di Andate tutti affanculo è quello che vede protagonista Karim Qqru che, suo malgrado, deve tener buoni i due bambini di Elena dei Perturbazione, uno dei gruppi più sodali di sempre nei confronti degli Zen. Lo riportiamo quasi integrale, ne vale la pena.

Karim si inginocchia e, quando i suoi capelli lunghi gli finiscono sulla faccia, i due nanetti biondi iniziano a piagnucolare, tra le risate di Ufo. Karim gli accarezza la testa e le spalle, senza riuscire a calmarli. A un tratto le sue mani sfiorano i giocattoli e a lui viene un’idea: inizia a tamburellare sulla ruspa e sulla palla un beat con le dita e, come per magia, i due smettono di colpo, per poi scoppiare a ridere, battendo i piedi e chiedendone ancora, ancora e ancora. “Era chiaro che Karim fosse l’unico di voi con un po’ di sale in zucca” dice Elena, andandosene. Karim sorride. Non sa dirle quanto è grato, quanto significhi per lui quell’iniezione di fiducia. Dopo ore di salti, strilli e canzoncine improvvisate per tenere calme quelle due pesti, agli Zen viene un’idea: «Che figata sarebbe registrare le voci di quei nani biondi e inserirli in una canzone!». Poche ora dopo, gli Zen incidono I bambini sono pazzi.

Ecco allora che quello “scontro di ossa e tendini” del 1998 piano piano, senza perdere un grammo della sua autenticità, diventa sempre più poetico e, in un certo qual modo, aggraziato, sino poi a sfociare nei pezzi più intimi e intimisti degli Zen, che vanno da “Ilenia” e arrivano a “L’amore è una dittatura”, il pezzo che hanno presentato a Sanremo 2019. Sicuramente se agli Zen (per meglio dire futuri Zen Circus) del 1998 qualcuno avesse detto che nel giro di ventuno anni si sarebbero esibiti sul palco dell’Ariston la frase sarebbe stata accolta, nella migliore delle ipotesi, con un coro di pernacchie e sberleffi. Eppure quei tre ragazzacci cresciuti “a pane, birra e punk” di strada ne hanno fatta e noi con loro. Per questo motivo, lo scontro di ossa e tendini ci fa sentire, di nuovo, ancora più vivi di prima, come dei redivivi Gray Fox aka Frank Jaeger. 

Ne vuoi ancora? Qui tutti i vent'anni degli Zen Circus.

 

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L'articolo Tra le ossa e i tendini: Andate tutti a fanculo di Mattia Nesto è apparso su Rockit.it il 18/09/2019 11:41

Tag: Libri

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