Gli Zen Circus leggono Lercio. Il concerto di Bologna Live report, 07/03/2014

Foto di Nik Soric - La data zero del nuovo tour degli Zen Circus Canzoni contro la natura, con gli intermezzi di Lercio a tutto punk e sudoreFoto di Nik Soric - La data zero del nuovo tour degli Zen Circus "Canzoni contro la natura", con gli intermezzi di Lercio a tutto punk e sudore
10/03/2014 di

“Grazie per aver fatto da cavie, si riparte da zero”. Gli Zen Circus salutano così il loro pubblico, con addosso felicità mista a adrenalina e sudore. E’ la prima data del nuovo tour, una serata importante per tutti: tra cose nuove e curiose, come l'intermezzo delle news di Lercio, e la certezza di un live come al solito bomba, ecco il loro primo bagno di folla di questa quasi-primavera 2014. Di sicuro, ne seguiranno tanti altri. Sara Scheggia era lì e ci racconta.

Loro sono un po' emozionati, perché non suonano insieme da “un anno e tre mesi”, come ricordano dal palco. Noi siamo gasati e curiosi. Del resto, si è fatta un bel po' di fila per entrare a Zona Roveri, un circolo Arci spuntato da poco in una zona industriale (le “Roveri”, appunto) dimenticata da Dio e dalla città. Un punto, insomma, che per le dimensioni tascabili bolognesi è percepito come lontanissimo e irraggiungibile. In realtà, sono forse un paio di km dal centro e c'è chi arriva addirittura in bici. Molti aspettano in centro la navetta messa a disposizione dal locale, sfogandosi su Facebook perché non arriva mai: “dovete solo vergognarvi”, “organizzazione penosa” sono alcuni commenti indignati sulla pagina dell'evento. E rilassatevi, che avete vent'anni e state andando a un concerto rock.

Zona Roveri, comunque, è bello grosso e pieno: studenti fuori sede, giovanissimi pronti a pogare, ragazze con le birre nello zainetto (giudiziose, visto che dentro i prezzi non sono proprio da Arci: solo l’acqua costa 2 euro), coppie un po’ più attempate e ben vestite. A fare da spalla c’è un gruppo di regaz (The Hangovers) e sembra di stare a Nashville. Poi salgono sul palco i nostri tre Zen, finalmente. Caspita, quanto ci mancavano!
Introdotti da cinguettii e suoni da foresta, partono con “Canzone contro la natura”, brano bandiera del nuovo disco, che è stato registrato proprio qua dietro, nella sala prove di Zona Roveri. Inevitabile riflettere su quanto questa città sia ancora attraente per la musica indipendente: prima o poi a Bologna ci passano tutti, molti si fermano (vedi: A Toys Orchestra, tanto per dirne una).

Si mette in moto una macchina bellissima, che ci fa viaggiare dentro la storia del Circo Zen. Vi aspettavate che i primi cinque o sei pezzi fossero tutti nuovi? Credevate di dover attendere una mezz'oretta prima di scatenarvi sulle vecchie hit? Beh, non è così che funziona ‘sto tour.
Questa è una grande festa. “Una scaletta rassicurante”, come ha detto Ufo dopo che la band pisana ha infilato, una dietro l’altra come fossero cannonate, “Gente di Merda”, “Vent'anni”, “Atto secondo”, “We just wanna live”. Il nuovo disco viene centellinato durante tutto il concerto e noi, ansiosi di sentire come suonano live, ne raccogliamo le tracce come Pollicino. Nel frattempo ci si diverte, e tanto: gli Zen sono esplosivi, sanguigni. E sono sempre e solo loro tre, anche se sul palco sembra che ci siano quattordici chitarre.

Una festa, dicevamo. Improvvisamente è il 2009: “Andate tutti affanculo”, “L'egoista”, “Vecchi senza esperienza”, spesso fatte a mo' di inserto rapido, per ricordarsi da dove si viene. Ma non è mica malinconia per i tempi andati o per gli evergreen che non torneranno, come capita vedendo altri live di band ormai maggiorenni e navigate. Il passato e il presente si intrecciano alla grande, Karim si esibisce con la washboard, ovviamente a torso nudo, e i nuovi brani piacciono parecchio. Lo dimostrano “Vai vai vai” e soprattutto “Postumia”, potente anche dal vivo. I salti temporali continuano, addirittura arriva una canzone “talmente vecchia che non ce la ricordiamo manco noi”, dicono di “Mexican Requiem”, che forse non è manco di questo secolo, seguita da “Aprirò un bar”, che ha quasi dieci anni. Si canta a squarciagola con “Figlio di puttana” e su “Canzone di Natale” (come resistere?). E verso la fine, invece di fare il siparietto per scomparire e riuscire per il bis, la pausa la fanno con i titoli del tg di Lercio, novità di questo tour annunciata qualche ora prima del via: satira e paradossi che fanno sorridere a denti stretti. Insolito, per un concerto.
Ma non c'è tempo per riflettere su questa scelta, si riparte al volo. Finalmente arrivano “Albero di tiglio” e “Viva”, tra i pezzi più riusciti del nuovo album. Su “Viva”, in particolare, viene proprio da pensare che gli Zen sono forse una delle band che più riescono a buttar dentro pezzi di vita, cronaca, considerazioni su quello che succede a un sacco di persone come noi, che siamo sotto questo capannone stasera. Senza dover per forza sposare una causa, ma con un tocco di realismo magico che è poi il talento dei grandi narratori. E che fa riflettere, anche mentre sei in giro con un bicchiere in mano.



Il finale lo lasciano a una vecchia gloria come “Fino a spaccarti due tre denti”, e a un successo più recente come “Nati per subire”. I ragazzi sotto al palco hanno apprezzato, pogato e cantato. E’ stato un bel concerto degli Zen, come solo loro sanno fare: celebrare le certezze, togliersi soddisfazioni, scoprire come suonano le cose che per mesi hai provato in solitudine. Forza, si ricomincia (ora capisci perché ci erano mancati?).

 

Le Foto sono di Nik Soric, fotografo e chitarrista. Al concerto degli Zen Nik ha inaugurato la mostra “Un anno di Zona Roveri”, che racconta il primo anno del circolo Arci con scatti rubati anche nelle sale prove e e studi di registrazione della Front of House Factory (gestiti da Cristiano Santini dei Disciplinatha).

Tag: live concerti

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