Morgan Marco Castoldi - Zoo Animal Sound - Ferrara Live report, 07/12/2003

12/12/2003 di Enrico Rigolin



Ed è ciò che ho avuto, scoprendolo splendido intrattenitore, bassista sopraffine e capace d’infondere quell’aria gustosamente leggera-glam-autoironica che gli permette di rileggere brani della tradizione italiana, vedasi ad esempio la splendida versione di Umberto Bindi offerta alla fine del primo bis.

Scarna ma ‘casalinga’ la scenografia, a riprendere i motivi delle stanze d’un appartamento, candelabri, viste su quartieri popolari da Italia-del-boom-economico, e fiori in quantità. Gruppo affiatato, ma Morgan soffre un po’ l’avvio di concerto, tanto che all’inizio del secondo pezzo temo fortemente per la riuscita della serata, e mi preparo ad una cocentissima delusione. Errore: la musica sa riservare sempre ottime sorprese, vuoi per la birra prontamente offertami dagli amici, vuoi –soprattutto - per la sistemazione dei suoni ad opera di Marco LaNonna Posocco (assolutamente da non sottovalutare il suo apporto!) che andranno via via sistemandosi già dopo i primi tre pezzi.

Suona quasi sempre pianoforte, fender rhodes e tastiere, Morgan, per spostarsi a centro palco solo in qualche brano: dietro di lui, l’unico superstite della band ‘madre’ siede dietro ad una batteria con una grancassa dal diametro spaventoso e senza tom, un percussionista con baffetti ed un pellicciotto da far invidia a Fred dei Flinstones, e gli altri a scambiarsi basso e chitarra, a curare cori. E - ci mancherebbe! - moog, theremin e tastierine varie affidate alle dita di quel Daniele Dupuis, sorta di alter-ego dello stesso Morgan solo più alto di un buon venti centimetri, che già avevamo visto all’opera nei Versus e coi suoi Farina Tipo 00.

Sono le atmosfere, ad averci colpito: come in quegli spettacoli di varietà in bianco e nero che a volte si riesce a rivedere su RaiSat, come se il Nostro giocasse a fare il Duca de noantri alle prese con la tradizione melodica italiana e, spiritosamente teatrale, sapesse anche donarci una strepitosa, chilometrica versione di “Sunday morning”, a suggello di quasi due ore di concerto.

Divertente e divertito, ben lungi dal musolungo dei tempi dei Bluvertigo, Marco Castoldi pare davvero aver trovato una strada propria che parte dalla riscoperta del patrimonio musicale del passato; ma se prima era la wave e gli anni ’80 ad essere amorevolmente saccheggiati, ora lo sguardo del nostro volge ancora più indietro, alla musica italiana degli anni ’50 e ’60. Riproponendone così gusto melodico e calore, donandoceli con un afflato poetico ed una simpatia insperata, e, soprattutto, rileggendone comunque gli stilemi in chiave moderna - chè non di mero recupero pare trattarsi.

Una conferma, quindi, per chi l’aveva già veduto in questa veste (penso alle date del ‘Tora! Tora!’, ad esempio), una sorpresa per chi - come il sottoscritto - vi si è accostato di recente, ma anche un ‘addio’ da parte di chi - rimasto al solito pub ed incontrato sulla via del ritorno - si è candidamente proclamato incapace di seguire l’artista monzese in questa sua avventura. In questa sua nuova, splendida avventura.

Gran bel concerto.



E’ uno ‘Zoo Animal Sound’ certo non gremito come nelle aspettative di chi vi scrive, quello che accoglie la data ferrarese del tpur “Alive & detuned” di Morgan.

Entro nel locale - ottima struttura che sta portando una ventata di buona musica live in zone in cui si era ormai abituati a rivolgersi a Bologna o, verso nord, ai centri sociali ed ai locali del Nordest - forte di ripetuti ascolti dedicati a “Canzoni dell’appartamento” e di tutte le positive impressioni riportate da chi l’ha già visto in questa nuova veste. Scevro quindi da ogni pregiudizio di sorta - mai impazzito per lui, né mai visti i Bluvertigo, distantissimo dai gossip da rotocalco et similia - entro per “il concerto di Morgan”.

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