Com'è stato il concerto degli Zu all'Init di Roma Live report, 03/05/2015

Massimo Pupillo, foto di Eliana Giaccheri - Zu live Roma init foto reportMassimo Pupillo, foto di Eliana Giaccheri - Zu live Roma init foto report
06/05/2015 di

Questa domenica gli Zu erano all'Init di Roma per presentare dal vivo “Cortar Todo”, il loro ultimo album. Ecco il live report del concerto con una gallery fotografica di Eliana Giaccheri.

Oggi Roma è più vuota del solito per via di tutti quelli che son partiti per il primo maggio. Per dire: intorno alle venti sparano dei fuochi d'artificio in zona Tiburtina – li sparano quasi ogni mese, non ho ancora capito perché – e rimbombano più del solito. Prima degli Zu suonano Caterina Palazzi & Sudoku Killer – hanno presentato il loro nuovo disco, "Infanticide", in esclusiva su Rockit - e sono molto bravi. Suonano jazz rock in stile Vandermark 5 ma con la sezione fiati ridotta ad un solo sax. Il loro live è pieno di fumo, psichedelia e colori cangianti. Quello degli Zu, in confronto, sembra un concerto industrial. Inizialmente ci sono solo due fari gialli ad illuminare la batteria con la cassa enorme di Gabe Serbian, poi, durante il live, qualche faro in più lo si accende ma non cambierà di molto l'effetto generale – che ben rappresenta il concerto – ovvero un qualcosa di statico, freddo e potente. 

(Luca Mai, clicca sulla foto per vedere le altre)

Gli Zu hanno cambiato parecchie cose dall'ultima volta che li ho visti: il suono è tagliente su frequenze medio-alte, anche quando si calano in pezzi doom rimane la sensazione di una botta metallica e precisa. La loro grande abilità, ora, consiste nell'avere una pasta ingombrante, noise, quasi merbowiana, ma che all'occorrenza si stoppa manco fosse tagliata con il bisturi. È impressionante sentire gli stacchi così precisi e le pause così nette tra una canzone e l'altra mentre, in mezzo, c'è la peggiore bestemmia sonora che un insieme di distorsori possano creare messi tutti insieme. Apparentemente sembrano soluzioni tecniche poco complesse, azzarderesti a dire più facili (più note singole o accordi ben scelti e meno nuvole free jazz e stop&go) ma poi quando capisci che tipi di incastri devono fare sax e batteria (e a quella velocità, per giunta), oppure avete presente quando in “Ostia” c'è quella parte super precisa sulle note alte del basso? Ecco, quella la esegue in maniera perfetta.

Iniziano, mi pare, con “The Unseen War”, poi “Ostia”, poi un'altra decina di cui non riconosco i titoli; concludono con “Vantablack Vomitorium” che è una delle cose più potenti che mi sia capitato di ascoltare.

(Gabe Serbian, clicca sulla foto per vedere le altre)

Capitolo a parte Gabe: tatuato, sudatissimo, è uno di quelli che si soffia il naso schiacciando una narice e scaricando dall'altra, poi sputa parecchio (ed il ragazzo davanti a me, colpito ogni volta, sembra pure contento). Estetica a parte, non suona come un animale, di quelli che salgono sul palco e distruggono la batteria, anzi: è quadrato, infila qualche crescendo in alcuni brani ma per la maggior parte del tempo mantiene una potenza di fuoco costante, manco fosse una macchina. “Conflict Acceleration” ti lascia che non hai parole.

Come dicevo, gli Zu hanno cambiato parecchie cose: se un anno fa Massimo Pupillo mi raccontava che, dopo il periodo di crisi, avevano deciso di ripartire da una forma unitaria, provando a dire le cose con meno parole possibili, ecco, il risultato adesso è chiaro. Sono completamente una nuova band. Può darsi che già dal prossimo disco cambi di nuovo tutto ma sono abbastanza sicuro che questa nuova forma, così radicale, sia tutt'altro che passeggera.

Tag: roma noise jazz

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