Canzoni senzatetto è una ricerca continua e distruttiva, di tutto il senso storico imposto, della morale, dello Stato, è una lotta contro l'IO e la vo

era la prima metà degli anni '90 quando iniziai a strimpellare la chitarra, non c'era internet, la musica la "rubavo" ai cugini grandi, ricordo le cassette a nastro e le matite per avvolgerle indietro, a volte scollegavo una cassa per scoprire nelle incisioni come venivano costruiti quei pezzi incredibili...le conservo ancora tutte gelosamente, i Beatles e le loro prove (come diavolo le aveva avute mio cugino?) le ceneri dei Nirvana, e l'avvento di un metal più corposo e lento...le prime canzoni senzatetto sono ancora su alcuni di quei nastri...la provincia pugliese era perfetta, il suo nulla era una culla d'indipendenza...poi arrivarono gli anni universitari in quel di Pescara, le band violente, i concerti folli in posti sperduti tra i monti...e parallelamente bruciavo i dischi di De Gregori, di De Andrè, e un'infinità di sonorità multicolore, da J.Coltrane alle Cocorosie, dai Radiohead a Syd Barrett...con l'avvento del computer le canzoni senzatetto continuavano a crescere...ma non ero ancora in grado di farle uscire con il dovuto abbandono...ed è in questa fase che la vera rivolta interiore prese forma con l'ausilio nelle notti insonni dei più grandi scrittori e pensatori di sempre; Nietzsche mi sconvolse la vita, ribaltando il mondo, e Carmelo Bene affondò il colpo di grazia per la morte e la rinascita della persona e delle canzoni senzatetto...avevo finalmente conquistato me stesso, al di là dell'io e del mondo intero, dell'intera antica educazione...con occhi e “spirito” nuovi sono nate le prime e vere canzoni senzatetto, non ne sono autore, sono loro che hanno scritto me, nell'abbandono rimescolavo come in un sogno le reazioni epidermiche e viscerali del corpo che raccontava...mi sono ritrovato quattro pezzi tra le braccia, di cui uno strumentale “End in September” , ma mi piace pensare che sia quello che forse racconta più cose.