Dadamatto nasce nel 2003 dall’unione di tre amici che si conoscono dai tempi degli scout e del super-nintendo. Dopo un demo auto-prodotto su nastro con un Fostex a 8 tracce, nel 2005 generano un ep omonimo grazie all’incontro con Mattia Coletti, amico con il quale intraprendono un lungo percorso di crescita e personalità condivisa.
Nel 2007 partorisce il primogenito “Ti tolgo la vita” licenziato dalle marchigiane BloodySound Fucktory, Marinaio Gaio e Sweet Teddy Records. Voglia di urlare al mondo piccolo e intimo la sua ipotetica via vera e autentica da sperimentare, attitudine che si porterà dietro sino ad oggi. Nell’estate dello stesso anno, tra le tante, suonano con Uzeda e Three Second kiss nel decennale del Six Day Sonic Madness a Guardia Sanframondi (Bn) e alla seconda edizione dell’Here I Stay a Guspini (Ca), festival tanto amato. Nel 2008 un parto precoce: “Il derubato che sorride” (Records S’il Vous Plait / About a Boy Records). Il secondogenito più felice e spensierato, tanto amato quanto il primo, anche se omosessuale lui… come gli ultimi spasimi dell’adolescenza. Giusto il tempo di portare a spasso i figli per l’Italia e l’ormai papà dadamatto trascorre due anni a casa con la famiglia, per evitare di far crescere i due con i complessi di un padre inesistente.
Nel 2011, dall’incontro con Manuele Fusaroli, compie un lavoro diverso su di sé, nei confronti della sua espressione, ed ecco il terzo gene “Anema e core” (Face Like a Frog/ Infecta Suoni & Affini). Quest’ultimo, come gli altri due, è nato figlio del suo tempo. Un po’ stressato, un po’ sognante, un po’ drogato. Porterà una grande verità all’interno della famiglia, la consapevolezza dell’esperienza con il buio e la necessità di ripresa e resurrezione.
Dalla collina si vede il mare, ma una mattina di Aprile lo sfarzo della primavera invade la prospettiva e si accorge che il punto di fuga, nascosto tra i rovi è piacevole da subire. Dopo esser sceso per un pò’ nella comunità cittadina, aprendo diversi concerti per i Massimo Volume, nel 2014 si riaccende in lui l’istinto di procreare e, riproducendosi con la terra, mette al mondo il quarto e ultimo panico: “Rococò” (La Tempesta dischi). Grazie alla super-visione stilistica di Marco Caldera e allo stupore del giorno, avverte la morbidezza del mattino, l’armonia delle curve, delle spirali e delle forme scomposte.
C’è il caos, ma è ordinato.
Dalla decadenza della sua nobiltà d’animo sorge la lentezza e l’eleganza del mattino progressivo.