Prendi un nome che suoni come una filastrocca aggiungi un pugno di indie, un pizzico di attitudine punk, sonorità elettriche ed elettroniche, miscela il tutto con l’irriverenza di tre personaggi singolari ed una manciata di testi che raccontano i sogni, la rabbia, il disagio e le aspirazioni di una generazione e otterrai qualcosa di molto vicino ai Dagomago.

Evviva la deriva è il loro primo lavoro e nelle sue molteplici ispirazioni, rivela un’identità precisa. Un esordio che non lascia spazio a dubbi: la band ha scelto il pop per raccontarsi anche se, come spesso accade nell’indie, lo sporca con le chitarre elettriche, talvolta tagliate e riprodotte come pezzi di nastro incollati fra loro, con il fervore percussivo del rock e gli inserimenti elettronici di bassi sintetici e tastiere che pescano dalla new wave e dalla word music.

Undici tracce inedite attraverso le quali, con ironia e talvolta un po’ di amarezza, i Dagomago suonano l’elogio all’instabilità e all’indeterminatezza dell’esistenza e del nostro tempo. La ragione sta nel riconoscere il potenziale di un periodo storico particolarmente difficoltoso dove, non essendoci più nulla da perdere, si è più disposti a rischiare per quello in cui si crede, per le proprie passioni, per amore o anche solo per un’idea.

Dagomago è un progetto giovane che nasce alla fine del 2012 e da subito conquista il consenso di pubblico e critica. La loro è una ricetta italiana dal sapore internazionale. Affezionati a sonorità anglosassoni, i Dagomago si lasciano piacevolmente influenzare dalla musica italiana, dalle sue novità quanto dalla sua tradizione

Evviva la deriva, anticipato dal singolo La fuga del cervello, è l’ultima produzione di Francesco Del Proposto e Davide Diomede meglio conosciuti come VinaBros, fondatori dell’etichetta Vina Records.