Cantautore ed interprete delle canzoni tradizionali irlandesi più cantate nei pub. Mattatore del St. Patrick Day a Roma.

All'età di 8 anni ho iniziato a studiare pianoforte: corso collettivo nella mensa di una scuola media con reverbero e delay naturali da pozzo dei desideri.

Due anni dopo, per la gioia di tutti i parenti, mi sono avvicinato alla fisarmonica; strumento che:
- mi ha condotto rapidamente alla conquista delle attenzioni condominiali;
- ha indotto i miei a valutare il trasferimento in Islanda per non sentire le proteste dei vicini;
- Mi ha fatto capire che la musica piace a tutti solo se nasci già capace di suonarla bene, non se la studi. (Ci può stare)

Poco dopo mi sono accorto che tra piano e fisarmonica m'era venuta la curiosità delle tastiere e ho convinto i miei a comprarmene una.
Io ero contento. I vicini no. I miei controllavano l'attività vulcanica in Islanda.

Stessa storia con le chitarre, ma oltre ai problemi già elencati iniziava a pesare una notevole riduzione degli spazi vitali.

Quindi ho iniziato a cantare. Perché in teoria i microfoni ingombrano meno.
È stato da questo momento in poi, più o meno dall’età di 21 anni, che è iniziato il susseguirsi di fatti che danno ragion d’esistere a questa “biografia”.

Mi sono macchiato di delitti che possiamo comodamente strutturare in categoria e sottocategoria.
Il delitto di categoria si chiama pianobar (con frequenti se non addirittura regolari episodi di karaoke). Quelli di sottocategoria sono stati:
- interpretazione a richiesta di canzoni brutte;
- interpretazione spontanea di canzoni peggiori dell’unghia contromano sulla lavagna;
- avallo di richieste relative a Gigi D’Alessio, Modà e affini;
- azzardi oltraggiosi di interpretazioni con conseguente storpiatura di canzoni belle su basi midi.

Col passare del tempo, l’incombenza della crisi economica, la chiusura di innumerevoli locali e l’inevitabile sosta all’autogrill del pianobar, è arrivato il 2008; anno che ha portato con se la voglia di raccontare cose: la quotidianità osservata da diverse angolazioni, manie di grandezza e deliri di onnipotenza, campi di calcetto trasformati in set porno, spazzatura televisiva e sopravvivenza del mondo alla partecipazione di Povia e Iva Zanicchi alla stessa edizione di Sanremo, giornate con la luna storta e momenti di tregua con la realtà, riflessioni e rimpianti, auto assoluzioni e, ovviamente, amore.
Tutto questo raccontato in “Sotto gli occhi di nessuno”, disco autoprodotto in collaborazione con Giorgio Marsilii: ultimato nel 2011, contiene dieci tracce inedite.

Negli anni successivi mi sono avvicinato al folk irlandese.
Arricchito dall’esperienza con Behan’s e Down The Glen e catturato dal fascino delle canzoni tradizionali, nel 2015 ho avviato le registrazioni per un progetto solista ultimato a giugno 2017. Il risultato è un disco chiamato “Pub Songs” che contiene nove brani tradizionali.