Musica per bambini dentro

Jurij Alekseevič Gagarin (1934-1968) fu un pilota e cosmonauta sovietico. Contrariamente a quanto sia comunemente sostenuto, egli non fu il primo uomo a viaggiare nel cosmo; altri ignoti eroi ebbero l'onore di tale impresa prima di lui. Tuttavia, la morte, sopraggiunta durante la missione (una sconfitta per il soviet), precluse a questi sconosciuti pionieri le celebrazioni meritate. Jurij Gagarin
fu quindi il primo uomo a sopravvivere a un volo spaziale e, fatto tanto importante quanto sottovalutato, il primo uomo a scoprire che - citando alla lettera - "la Terra è blu. Che meraviglia. È incredibile".

Tornato sul nostro pianeta blu, fu mandato dal compagno Chruščëv in missione ai quattro angoli del globo, a raccontare lo splendore dello spazio esterno, testimone silenzioso del trionfo sovietico. Il buon Jurij, da compagno devoto, lasciò moglie e figli e s'imbarcò per quest'altro lunghissimo viaggio che non lo vide mai tornare. Morì infatti in un incidente aereo mentre stava recandosi a l'Avana per raccontare ai compagni caraibici di come il soviet fosse immensamente superiore al nemico americano. Molto è stato detto sul compagno Gagarin, poco o nulla sul baule che si dice fu trovato nel relitto del suo velivolo. Sembra che il capitano Gagarin fosse tornato profondamente cambiato dal suo viaggio nello spazio. Dicono che avesse cominciato a scrivere, che scrivesse in ogni momento libero, per essere più precisi. Migliaia di foglietti, zeppi di caratteri minuscoli e disegnini abbozzati a penna. A chi gli chiedeva cosa scrivesse, il capitano rispondeva: “Ho raccontato a tutti cosa vidi nello spazio, l'ho raccontato ai compagni cinesi, ai compagni tedeschi, ai compagni birmani. Ma chi lo racconterà ai figli di questi quando io non ci sarò più?”

Non si seppe mai null'altro delle memorie del capitano Gagarin dopo l'incidente. Sparirono, forse seppellite insieme al loro autore.

Due mesi fa un ragazzo si sveglia. Sente il citofono suonare e corre alla porta. Apre ma non c'è nessuno. Una busta giallognola appoggiata sullo zerbino cattura la sua attenzione. La prende e la apre. C'è un biglietto di carta con scritto “водолаз”. Il retro del biglietto è quasi totalmente nero, tanto sono fitte le parole. Si direbbe una storia, ma non può esserne sicuro, è scritta in cirillico. Sulla busta una scritta comprensibile: “Fa ciò che sai e ne riceverai altre”. Il ragazzo prende la chitarra e cerca la parola misteriosa sul dizionario di russo. La trova e inizia a suonare. Suona tutto il giorno e tutta la notte e, il giorno dopo, all'alba, il campanello suona ancora. Ancora una volta non c'è nessuno, solo un'altra busta con un altra parola russa e quello che si direbbe un altro racconto. Il ragazzo cerca anche questa nuova parola e poi prende in mano la chitarra. Chiama anche qualche amico, mette su un'orchestrina. Il giorno dopo riceve una terza busta. Dentro, un bigliettino, su cui c'è scritto: “Il compito che ti attende è difficile, ma abbiamo fiducia. Riceverai una busta a settimana, non sprecarla”.

Nessuno sa chi manda quelle lettere al ragazzo, né perché, né cosa ci sia scritto o chi l'abbia scritto. Nessuno sa per quale motivo il ragazzo sapesse cosa doveva fare, senza che nessuno glielo avesse detto. Forse non lo sa bene nemmeno lui, ma è uno che si butta e tra tutte le possibilità previste dalle regole universali relative a quella busta, forse, ha trovato quell'unica giusta.

Comunque le buste arrivano puntuali ogni settimana da allora. Il ragazzo e i suoi amici prendono la busta, traducono la parola scritta su di un lato e guardano di sfuggita l'altro. Poi si mettono a suonare.
Così, sinteticamente, nasce l'orchestrina denonimata “del compagno Gagarin”.