Foxhound, le foto dalle registrazioni del nuovo album

09/03/2016

Nelle scorse settimane i Foxhound si sono chiusi in nel Red Carpet Studio di Brescia a registrare il nuovo ep che uscirà a metà Aprile, dando seguito al precedente In Primavera, uscito nel 2014.
Ce lo raccontano in questo nuovo studio report.

Giorno 0: Torino-Brescia-Gasulì

Giorno 0: Torino-Brescia-Gasulì

Il Red Carpet studio si trova a Brescia, a poco meno di un’ora di macchina dalla libera repubblica di Gasulì (luogo magico perso fra i monti, dove abbiamo scritto In Primavera). Tutto torna sempre. Facciamo le valigie, carichiamo il furgone, partiamo verso le 14 per arrivare prima del tramonto. Ovviamente non ci riusciamo e arriviamo a destinazione quando il sole è già calato, ma in fondo ci va bene così: strade buie, letti freddi, stufa a legna, piccole camere e oscurità. Come diceva il saggio Mo-Ti, siamo arrivati nel nostro luogo di raccolta, nella nostra “stanza del tesoro sotto chiave”.
N.B: “luogo di raccolta” e “stanza del tesoro sotto chiave” sono due modi con cui il filosofo cinese Mo-Ti chiamava un “antenato” della camera oscura. La figura del saggio ritornerà spesso.

Giorno 1:  La batteria.

Giorno 1: La batteria.

Arriviamo in studio la mattina: fanno gli onori di casa Marco Caldera, Mario Conte (O’Maestro), il Neeve analogico, la macchinetta del caffè che fornisce carburante a tutte le ore, la grossa sala di ripresa. E’ questa la nostra “stanza del tesoro”.
Set-up e accordatura della batteria (con uno splendido rullante gretsch di Paolo Bettineschi – Paul’s drums), microfonazione della stanza con i binaurali. Dopo pranzo iniziamo a tirare giù un po’ di take. Le registrazioni procedono spedite fino all’ora di cena (verso le 11); dopo mangiato si ricomincia, ma siamo meno lucidi. Non abbandoniamo lo studio fino a quando non siamo completamente allo stremo.

Giorno 2: Il basso.

Giorno 2: Il basso.

Svegliarsi nella foresta che circonda Gasulì è una gioia che vorremmo provare tutti i giorni. Arriviamo in studio freschi e la prima cosa che facciamo è eliminare tutto quello che abbiamo fatto la notte prima: l’intenzione era anche quella giusta, ma il risultato non convince. Con la mente lucida del giorno dopo non è difficile fare delle buone take di batteria: all’ora di pranzo le batterie sono finite e si può iniziare con il basso. Non quattro corde, bensì un basso synth. Il Maestro ci mette tra le mani un bellissimo The Rogue, un vecchio Moog analogico degli anni ottanta. Il suono è morbido e perfetto. E lo ha usato pure Jonny Greenwood. Così, per dire…

Giorno 3: Le chitarre e la diatonica.

Giorno 3: Le chitarre e la diatonica.

Risveglio con caffè sulla terrazza di Gasulì, ascoltando D’Angelo e Bombino: ci piace prendere lezioni di vera musica di prima mattina.
Il terzo giorno Gesù è resuscitato, noi abbiamo registrato le chitarre. Ne abbiamo portate tantissime e la mattinata scorre fra mille esperimenti, provando varie combinazioni di amplificatori e strumenti. Ma la chitarra di Mario ci ruba il cuore: si chiama “bidon guitar”, arriva dal Sudafrica e ha un suono caldo e rotondo.
La giornata di registrazioni prosegue fluida tra arpeggi e fraseggi di chitarre e melodiche (claviette). Suoni che sanno di rullini impolverati. Tutto liscio fino a sera, quando nell’edificio di fianco a noi “scatta la festa”. Noi rimaniamo chiusi e concentrati nella nostra “camera oscura”, mentre fuori infuria la tempesta. Solo quando usciamo dallo studio in cerca di una birra siamo in grado di renderci conto dei danni di guerra. Due risse avevano causato un macello: armadi, pavimento e soffitto sfasciati.
Ma noi eravamo dentro alla stanza del tesoro, e quando sei dentro non hai possibilità di comunicare con l’esterno.

Giorno 5/6: Le voci.

Giorno 5/6: Le voci.

Le voci decidiamo di registrarle qualche giorno dopo nello studio del Maestro, al Mob Studio di Milano. In sala di regia si sta stretti, immersi tra rack di effetti, un mare di tastiere, registratori a nastro, strumenti e oggetti vintage (macchine fotografiche analogiche e telefoni della seconda guerra mondiale). In due giorni di lavoro intenso riusciamo a chiudere le voci.
Gasulì, Red Carpet, Mob Studio. Tre luoghi di raccolta per noi, per i nostri corpi e i nostri pensieri; tre stanze del tesoro sotto chiave. E’ difficile entrarci, e una volta entrati sembra che il mondo fuori non esista, che non ci sia nessuno “là fuori”. Tre stanze, o forse un’unica camera oscura.