10 dischi italiani prodotti bene secondo Leziero Rescigno (La Crus, Amor Fou)

27/11/2015

Nonostante sia conosciuto ai più per la sua collaborazione con gli Amor Fou e per aver fatto parte, dal 2004 in avanti, dei La Crus, Leziero Rescigno è un produttore con oltre 15 anni di esperienza. Ha curato i dischi solisti di Mauro Ermanno Giovanardi, dei Sinfonico Honolulu, di Marco Iacampo, Alessandro Grazian e di moltissimi altri.
Ha scelto per noi 10 album italiani che rappresentano al meglio la sua idea di produzione. Ce li racconta.

Paolo Conte - Aguaplano (1986)

Paolo Conte - Aguaplano (1986)

Ventuno canzoni straripanti di grande musica. Suggestioni come sempre esotico-tropical, con qualche africanismo nelle percussioni e forse qualche jazzismo/swing in meno rispetto ai precedenti super classici “Paris Milonga”, “Appunti di viaggio” e l'omonimo “Paolo Conte”.
Certe citazioni di Ravel aprono scenari molto interessanti, come la bellissima coda strumentale di “Max”, l'uso dei timbri ibridi ottenuto con gli unisoni dei clarinetti e gli archi di “Languida” è notevole, così come l'arrangiamento di “Blu notte” con l'incedere in ottavi del pianoforte e il fraseggio della chitarra elettrica in loop, altro godimento la trascinante title track con sfumature Brasile-Bolivia, il coro introduttivo che poi sostiene tutto il brano con gli strumentali è molto evocativo e solare, bello anche il groove sambato di Ellade Bandini.
“Aguaplano” ha una freschezza anche nel suono, meno filologico, molto curato nei timbri. Il buon mixaggio esalta le dinamiche e le bellissime soluzioni degli arrangiamenti. Nel 1986 l'uscita di questo album consacrerà ulteriormente Paolo Conte come Il cult italiano più amato all'estero della fine degli anni '80-'90.

Ornella Vanoni - La voglia la pazzia l'incoscienza l'allegria (1976)

Ornella Vanoni - La voglia la pazzia l'incoscienza l'allegria (1976)

Il poliedrico Sergio Bardotti, paroliere, compositore, produttore, talent scout, autore televisivo, scrittore, appassionato estimatore della cultura musicale e letteraria brasiliana, crea per Ornella Vanoni il concept album "La voglia a pazzia l'incoscienza l'allegria". L'album è una rilettura in italiano di bellissime canzoni brasiliane di grandi autori come Vinicius De Moraes , Antonio Carlos Jobim, Chico Buarque de Hollanda e dello stesso Bardotti.
Vede la partecipazione proprio del grande Vinicius De Moraes in veste di poeta narrante e del chitarrista Toquinho.
Interamente registrato in presa diretta, conserva la freschezza delle idee semplici, basilari, ma non per questo banali, anzi questo mood dell'insieme esalta le doti interpretative di Ornella Vanoni e le dinamiche degli arrangiamenti mettono in luce il suo particolarissimo timbro vocale, mai così affascinante come in questo album.

Piero Ciampi - Io e te abbiamo perso la bussola (1976)

Piero Ciampi - Io e te abbiamo perso la bussola (1976)

Già dal titolo si assapora il mood testuale e letterario di queste otto canzoni sacre per gli estimatori della canzone d'autore: Gianni Marchetti compone le musiche creando un'ambientazione musicale dal retrogusto cinematografico,
con quel linguaggio condiviso dai Morricone e Piccioni del cinema d'inchiesta. Le musiche esaltano le liriche e la forza interpretativa della voce di Piero Ciampi, incredibile in "In un palazzo di giustizia". Album del 1973, fondamentale.

Verdena - Wow (2011)

Verdena - Wow (2011)

Del quinto album dei Verdena mi colpisce la cura maniacale di ogni dettaglio, il suono, gli arrangiamenti, la composizione, anche il "minimo" in questo caso diventa "massimo". Alberto Ferrari produce e scrive, ma è il lavoro di squadra che genera questo colosso di 27 canzoni. In un'ora e 23 minuti i Verdena attraversano in lungo e in largo gran parte del loro background musicale, passato e presente; psichedelia, shoegaze, folk, rock prog, ma ci sono anche Lucio Battisti e i Beach Boys di "Pet sound", raggiungendo una riuscitissima sintesi musicale di questo vasto materiale.
“Wow” è il disco della maturità, un album labirintico, intransigente, ispiratissimo.
Alberto, Luca Ferrari e Roberta Sammarelli sono una band vera e si avverte nettamente l'apporto creativo di ognuno di loro, il risultato è un sound di rarissima intensità.

Fabrizio De André -  Anime salve (1996)

Fabrizio De André - Anime salve (1996)

Tropicalismo, influenze balcaniche, sound mediterraneo. Nei testi i suoni del genovese arcaico, del portoghese brasiliano, del sardo e della lingua rom: questa la materia prima che forgia Anime Salve.
Fabrizio de André mostra tutta la grandezza sonora e poetica della sua voce, che appena compare diventa fulcro centrale di ogni canzone, ma anche dell'intera produzione artistica, dando un senso ancora più alto a tutto l'impianto musicale e compositivo costruito da Piero Milesi ed Ivano Fossati.
Gli arrangiamenti e le orchestrazioni sono di altissimo livello e trovo determinante il lavoro alle percussioni del talento prematuramente scomparso Naco. Il tredicesimo ed ultimo capitolo della produzione di De André, ennesimo capolavoro, forse da un punto di vista produttivo il lavoro migliore.

Almamegretta - Lingo (1998)

Almamegretta - Lingo (1998)

Nel 1993 con "Animamigrante", esordio discografico degli Almamegretta, in Italia torna a catturare l'attenzione un certo sound made in Naples. Era dalla fine degli anni '70 e gli inizi degli '80, dopo l'exploit di Pino Daniele, che non succedeva qualcosa del genere, ovvero la nascita di una scena che vide come massimi esponenti oltre agli Alma, i 99 posse e successivamente i 24 Grana.
Ma si va oltre, nasce un asse di collaborazioni tra la band napoletana e alcuni dei massimi esponenti di quella tanto amata scena elettronica (cut & paste) che proliferava tra Londra e Bristol in quegli anni. Parliamo di Adrian Sherwood, Massive Attack, Bill Laswell, giusto per citarne alcuni.
Dopo il loro secondo bellissimo album "Sanacore" arriva "Lingo" album della consacrazione. Dub, trip hop, down beat, sostengono le melodie arabo-partenopee di Raiz, nella potente "Black Athena" il flow incalzante della voce è sostenuto da un beat di alta scuola trip hop-dub, in "En sof" e "Rootz" arrivano incursioni nella drum and bass con sfumature deep ambient, la bellissima "Fatmah" inizia con una nenia napoletana quasi arcaica che sfocia in una ritmica maghreb-raï con il basso dub incalzante di Count Doublah dei Transglobal Underground...
Produzione stellare. Una delle migliori band italiane del decennio 90/2000.

La Crus - Dentro Me  (1997)

La Crus - Dentro Me (1997)

"Dentro me" è un esempio evidente di come la produzione artistica può diventare essa stessa composizione musicale, un approccio suggerito dall'hip-hop ispira Giò e Cesare che con i campionatori creano e proiettano un possibile nuovo immaginaro sonoro della canzone d'autore italiana. Con loro Paolo Mauri ai suoni e mixaggi.
Beat sporchi Bristol style che girano su se stessi, noise, samples, chitarre classiche ma anche disturbate o con il tremolo, synth analog, una tromba e la voce di Giò. Questi ingredienti già sperimentati nell'album d'esordio "La Crus" in "Dentro Me" si sviluppano e si evolvono in una forma più compiuta ed efficace, le suggestive orchestrazioni di Silvio Morais D'Amico completano questa creatura musicale, tra le più significative di un periodo dove il pensiero del "si può fare anche in italiano" iniziava a stimolare gran parte della scena musicale indipendente. Erano gli anni '90.

Vinicio Capossela - Ovunque proteggi (2006)

Vinicio Capossela - Ovunque proteggi (2006)

È probabilmente il disco di Vinicio Capossela più spinto ed interessante per quanto riguarda ricerca e sperimentazione del sound. Rumorini, cigolii, fruscio di fondo, riverberi scuri e profondi (menzione speciale per Marco Tagliola che registra e cura i mixaggi). Gli esotismi e le incursioni stilistiche sono quelle che hanno caratterizzato da sempre la sua musica, ma in "Ovunque proteggi" Vinicio stupisce, ampliando ulteriormente le sue visioni.
La psichedelia maghreb di "Non trattare" (anticipa sui tempi Bombino), l'elettronica vintage di "Medusa cha cha" sono episodi nuovi del suo
caleidoscopio. Il pianoforte di “Lanterne rosse" tra suggestioni Morriconiane e cineserie di fondo, la bellissima title track sono momenti di alta intensità emotiva. Cast musicale d'eccezione tra cui: Marc Ribot, Mario Brunello, Roy Paci, Ares Tavolazzi, Vincenzo Vasi, Gak Sato.

Lucio Battisti - Io tu noi tutti (1977)

Lucio Battisti - Io tu noi tutti (1977)

Un portentoso manuale di arrangiamento musicale della canzone. Forse un po' meno citato tra i suoi massimi capolavori se non per "Amarsi un po'" e "Sì viaggiare", indiscutibili classici. "Io tu noi tutti" è un bellissimo album pop oltre ad essere un interessante produzione.
Lucio Battisti in ogni sua metamorfosi musicale riesce sempre a mantenere vive le sue peculiarità, questo gli ha permesso per almeno due volte, e in due periodi distinti del suo intensissimo percorso, di innovare un linguaggio esplorato in profondità: la canzone.
Il perfezionismo maniacale degli arrangiamenti, sempre guidato dall'"idea", la ricerca del riff giusto, dell'incastro rimico spiazzante, come nella batteria di "Soli" - frammentata e sospesa nella strofa, poi incalzante nello special - è ancora oggi fresca e originale. I synth di "L'interprete di un film" sembrano evocare Caribou con quasi 40 anni di anticipo. Da "Ho un anno di più", altro gioiello con quel suo mood alla Lennon, e da "Neanche un minuto di non amore" imparerà la lezione anche Pino Daniele che nell'arrangiamento di "A testa in giù" sembra trarne grande ispirazione.
Album pubblicato nel 1977 e registrato nel 1976 ad Hollywood.

Pino Daniele - Vai mo' (1981)

Pino Daniele - Vai mo' (1981)

Dal 1977 al 1984 Pino Daniele dopo il bellissimo album d'esordio "Terra mia", inanella una cinquina di dischi incredibili: “Pino Daniele”, “Nero a metà”, “Vai mo'”, “Bella m'briana” e “Musicante”. Conclude questa stagione d'oro con l'album live doppio "Sciò" che è il distillato della sua intensa produzione e di questi 6 album epocali.
Con "Vai mo'" (1981) Pino insieme alla sua storica e formidabile band composta da Rino Zurzolo, Joe Amoruso, James Senese, Tony Esposito, Tullio De Piscopo e Fabio Forte ci consegna un capolavoro di ricchezza musicale, un melting pot di generi e linguaggi che spaziano dal funk-afrobeat di "Ma che ho" al malinconico jazz elettrico di "Puorteme a casa mia" e il clamoroso [em]lick[/em] di "Yes i know my way" che sembra richiamare soluzioni acid-jazz-house in largo anticipo sui tempi, Napoli vs Chicago...