Perché molti live club italiani stanno chiudendo

Circolo degli Artisti, Roma (foto di Sabrina Lee Gore via Facebook)

Circolo degli Artisti, Roma (foto di Sabrina Lee Gore via Facebook)

Intervista a Pepe Carpitella (DJ)

Quanto tempo fa è stato chiuso il vostro locale?
Nel Marzo del 2015

Che tipo di gestione c'era?
Era un locale di pubblico spettacolo, con eventi, concerti, mostre, mercatini e discoteca.

Quale era il vostro tipo di pubblico/clientela?
La clientela in generale era composta da un pubblico che oscillava dai 18 ai 40 anni. Molto dipendeva dal tipo di live che veniva organizzato. La discoteca faceva storia a sé con un pubblico eterogeneo più tendente al giovane. Tutte persone comunque affamate di musica.

Qual era il tuo ruolo all'interno del locale?
Insieme a Fabio Luzietti e ai ragazzi di Fish'n'chips ero il dj del sabato nella serata Screamadelica. Per gli ultimi 3 anni ho lavorato all'interno della direzione artistica.

Attualmente pensate che nella vostra città ci siano abbastanza iniziative/locali che danno reale oppotunità alla dimensione live? Le istituzioni dimostrano sostegno?
Le persone che lavorano nel settore ce la mettono tutta per dare una dignità culturale ad una città che appare essere sempre di meno la Capitale. Le istituzioni sono fin troppo presenti ma in maniera estremamente negativa, ostacolando tutto l'ostacolabile. A Roma è sempre più difficile fare Cultura, anzi, a volte è addirittura sconveniente.

Che tipo di svolta immagini per gli spazi di questo tipo? Continuerà il trend che vede la sparizione di questi "piccoli" club?
Come dicevo sopra, aprire nuovi spazi a Roma è davvero un rischio, sia per la burocrazia iniziale, sia per la pressione e le "attenzioni" che le "istituzioni" rivolgono ad essi. Quindi la piega (o la piaga) che si sta prendendo è che sia più facile vedere sparire locali anziché vederne aprire di nuovi.

Che futuro hanno le band che si affacciano nel mondo live o che non hanno ancora la capacità di riempire grandi spazi?
Senza fare nomi, ci sono dei posti a Roma che hanno una clientela loro a prescindere dai concerti che organizzano. In questi luoghi le band o gli artisti "minori" che si esibiscono hanno la possibilità di esprimersi al meglio e di farsi apprezzare da un pubblico curioso. Poi esistono altri luoghi (e sono la maggior parte) dove viene fatta la classica domanda "Ma voi portate gente?". Esibirsi in questi luoghi ha una valenza pressoché scarsa e a volte nociva.


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Il primo passo verso l'indipendenza, capire se stessi attraverso una canzone, ritrovare il sorriso o perdersi in un pianto. Il potere della musica è da sempre sconfinato. Prima ancora di Spotify, talent show e via dicendo, uno dei canali preferenziali per fruirne è stata da sempre la dimensione live. Dalle balere alle discoteche, passando per i live club, quegli spazi "indipendenti" cresciuti con e per il proprio pubblico che su varia scala hanno nutrito le nostre vite, trasformandosi spesso anche in trampolini di lancio per l'artista di turno. Tutta questa premessa dalla connotazione positiva sembra non essere stata sufficiente a placare un trend drammatico che sta colpendo i locali italiani dove da sempre si cerca di fare musica di qualità, alla portata di tutti e senza compromessi "storici". Da nord a sud si moltiplicano le notizie di chiusure per i più svariati motivi ma con un unico filo conduttore: i fruitori di musica sono in debito di ossigeno. Sicurezza, crisi, toni perentori usati verso realtà che rendevano un servizio alla comunità spesso anestetizzata da eventi pubblici al limite del pacchiano e dell'anacronistico. In questo pezzo cerchiamo di capire cosa sta succedendo in Italia dando la parola a chi è stato ed è protagonista di queste vicende, restando sempre di un'opinione comune: quello che chiamano movida, noi la chiamiamo "cultura".

Di Francesca Ceccarelli, con i contributi di Carlo Tonelato e Letizia Bognanni

27/12/2017 di Redazione