Scuola di canto: 12 voci importanti per Mama Marjas

23/11/2015

Mama Marjas ha da poco pubblicato “Mama”, il nuovo album. Per l'occasione le abbiamo chiesto quali sono le voci che più l'hanno ispirata in assoluto.

Lei ne ha tratto spunto per raccontarci la sua storia: a partire dai primi spettacoli quando, a sei anni, si esibiva nelle cover della Carrà fino ad arrivare all'amore per il reggae e per il newsoul.

BOB MARLEY

BOB MARLEY

Per me è più del Re del reggae, è un vero e proprio ambasciatore del genere nel mondo. Tutti abbiamo conosciuto la reggae music grazie a lui, io non faccio eccezione. Tra i cartoni dei ricordi di mio papà (chitarrista degli anni ’70) ho trovato la cassetta di “Survival”, uno dei suoi capolavori. Ad oggi è uno dei miei preferiti in assoluto: ho amato e studiato quel disco in tutti i modi e con tutti gli strumenti musicali. L'ho scoperto quando avevo 15 anni e, da allora, il reggae è diventato per me uno stile di vita. Ne ho sentito l’essenza e la profondità e me ne sono follemente innamorata. Potrei fare una classifica dei miei 10 riferimenti solo parlando di reggae e jamaican music ma Bob Marley ha un valore per me superiore a tutti gli altri: ha creduto fino in fondo di avere una missione e un dono e, ancora oggi, la gente di tutto il mondo canta le sue canzoni! Jah Rastafari!

BILLIE HOLIDAY e NINA SIMONE

BILLIE HOLIDAY e NINA SIMONE

Metto queste due voci insieme perché entrambe mi hanno insegnato la stessa cosa: il blues, sia per le emozioni che trasmette, sia per il messaggio che veicola. Amo tanto il reggae perché, di base, amo il blues. Billie per me è stata la ninna nanna tutte le notti mentre pensavo e immaginavo a come sarebbe stata la mia vita “da donna” (quando sei adolescente sai ben poco dell’amore e dei suoi tentacoli). Quando ho ascoltato la sua voce la prima volta ho sentito le lacrime ed “il blues” di questa donna, forte e impavida, che nei night club veniva chiamata “the lady”. Portava la musica alle persone e le faceva emozionare, emozionandosi lei per prima.

Stessa cosa per Nina, cantante che si è fortemente ispirata e Billie. Anche lei, senza paura, cantava nei club. Non solo: come Billie cantava canzoni “scomode”, canzoni che accusavano crudamente il razzismo. Insieme a Malcom X e a Martin Luther King era un'attivista impegnata, sempre in prima fila in difesa dei diritti del popolo nero. Cantava il suo blues alla sua gente e a tutta la gente che, ascoltando il suo blues, s’infervorava. Insomma, due donne forti e fiere delle proprie radici, capaci di portarci in un mare di emozioni con la loro splendida e vibrante voce.

ERYKAH BADU

ERYKAH BADU

Che dire di lei, per me è la Regina Assoluta! Poliedrica, impegnata nel sociale e mamma bellissima. Voce forte, fiera e con un mega flow! Me l'ha fatta conoscere il vostro Michele Wad Caporosso quando avevo 18 anni: “ma hai mai ascoltato Erykah Badu? Se ti piace il reggae, ascoltati Bag Lady …poi dimmi cosa ne pensi, sentiti anche tutto il disco, si chiama Mama's Gun”. Io ricordo di aver ascoltato “Bag Lady” e di essermi innamorata di Erykah. Da lì ho “studiato” tutto “Mama’s Gun”: per me era un suono completamente nuovo e mi sono lanciata nel newsoul proprio grazie a lei, andando a ritroso e ascoltando tutti i suoi lavori precedenti. Non l’ho mai più abbandonata ed è ed è rimasta la mia preferita.

STEVIE WONDER

STEVIE WONDER

All’inizio mi piaceva semplicemente per le treccine! (:-) Ero piccola ed ascoltavo questo fantastico cantante che mi ipnotizzava ogni volta. Poi mi ricordo che mi dissero: “sai che quel cantante è cieco?” Non potevo crederci, era bravissimo: le sue dita volavano sul piano e poi era sempre così sorridente e gioioso. L'ho scoperto quando avevo 10 anni: mia zia Angela, che nella band di famiglia era la bassista, aveva in scaletta tutte le sue canzoni. Sono cresciuta guardando mia zia che cantava le canzoni di Stevie Wonder mentre suonava il basso, dai matrimoni, alle piazze o anche solo quando faceva le prove. Una voce unica e un modo di cantare che è tra i miei preferiti perché ha dentro il gospel. Infatti ogni volta che sento cantare Stevie mi viene da urlare Alleluia!

LUCIO BATTISTI

LUCIO BATTISTI

Lucio rappresenta la musica di mio papà. Ancora adesso lui accorda la sua chitarra suonando “Emozioni”. Lucio mi è sempre piaciuto perché è stato “un po’ nero”. Quando mio padre eseguiva canzoni di vari cantanti diversi capivi subito come quelle di Lucio avessero qualcosa in più. Hanno delle melodie incredibili che non si possono dimenticare tanto che, ancora oggi, se in radio capita un brano di Lucio, non posso che alzare il volume e cantare a squarciagola. Un mito per me, insieme all’altro “nero a metà” Pino Daniele.

MINA

MINA

Mina è Mina e non si discute. Se in Italia c’è una Regina del soul, quella è Mina. Alle serate di famiglia, quando mia madre cantava le sue canzoni, non c’era una donna che non cantasse/gridasse con tutto il fiato rimasto in corpo. Mina è la voce delle donne italiane: è sensualità, mistero, fascino, simpatia, ironia, è Mina! Purtroppo le sue canzoni non riesco a cantarle, se non un’ottava sotto. Anche se non sono nel mio registro e un'ottava più bassa non rendono così bene, è sempre un tuffo al cuore ascoltarle. È la musica che ha segnato un tempo, fatta per restare nel cuore.

SUD SOUND SYSTEM

SUD SOUND SYSTEM

Sciamu moi aqquaaaai! Quando ero una giovane e freak ragazza con i dreadlocks, andavo in Salento con i miei amici. Eravamo una carovana di artisti di strada che si distribuiva nei vari campeggi salentini e che la sera, poi, ritrovava sulla spiaggia alle dancehall pirata. Oppure andavi al concerto di qualche super artista jamaicano che di quei tempi ascoltavi solo sulle cassette o scaricavi da DC++. Ho scoperto i SSS tramite il mio amico Roberto, anche lui, come me, simpatizzante del reggae. Grazie a loro sono entrata nel mondo delle Posse, ovvero il “raggamuffin giamaicano all’italiana”.

MICHAEL  JACKSON e MARY J BLIGE

MICHAEL JACKSON e MARY J BLIGE

Questi due artisti sono stati veramente “i miei insegnanti di canto”. Ho imparato a cantare imitandoli davanti allo specchio. Li ho sempre ammirati per la bravura nei live: Mary, nello specifico, mi ha fatto capire la bellezza dei gorgheggi e mi ha spinto a studiare le varie tecniche per farli. Se ti immagini le note come tanti scalini di una scala, puoi provare a salire e scendere usando intervalli diversi: una volta ne salti tre con un passo solo, un'altra volta due, il tutto facendoti guidare dalla tua anima. Ci si diverte un sacco, credetemi.

Michael, quando aveva sei anni, è salito sul palco insieme alla sua famiglia, mi è sempre piaciuto vederlo come un ragazzo con una storia simile alla mia. L’ho sempre percepito come un’anima buona, molto sensibile e vulnerabile a causa di tutte le sofferenze subite. Non ho mai creduto a tutte le cattiverie sul suo conto e mi ha intenerito il suo gesto di schiarirsi la pelle, quello che ha sofferto e tutte le cose che ha dovuto affrontare sono inimmaginabili. Ho pianto molto quando è morto: aveva una sensibilità come pochi altri, era uno show-man fantastico e ogni suo brano è una hit! Uno dei miei rimorsi più grandi è quello di non averlo visto dal vivo, come per Bob.

RENATO CAROSONE

RENATO CAROSONE

Io amo Napoli e amo la musica napoletana. Mi piace cantarla e mi piace parlare in napoletano (mi viene molto naturale). All'inizio nella band della mia famiglia c'erano solo mio padre e mia zia: suonavano come turnisti per moltissimi cantanti napoletani sparsi nel sud Italia. Io ero nel passeggino e ascoltavo tutto. Amo la melodia e, di conseguenza, non posso che amare tutta la musica partenopea. Renato era un genio assoluto, il primo degli italiani ad avere un'anima nera. Da piccola lo ascoltavo ed ero felice: la sua simpatia e il suo groove erano inconfondibili! Crescendo ho avuto la possibilità di approfondire meglio la sua opera e non ho dubbi: è un artista formidabile.

RAFFAELLA CARRA’

RAFFAELLA CARRA’

Il mio primo show sul palco consisteva nel cantare una canzone di Raffaella a metà dello spettacolo della band della mia famiglia. Ero l’attrazione della serata: una bimba di 6 anni che canta una canzone della Carrà vestita come lei e con tanto di balletto (chiaramente coreografato da me!). Cantavo “Pedro Pè”, “Fiesta”, “Ballo Ballo” e in casa mi divertivo a fare le prove usando la scopa come un'asta del microfono. Mi piaceva la sua musica così allegra e così piena di ritmo. Anche lei aveva un'anima nera molto pronunciata, ha sempre proposto musiche e ritmi di danza provenienti da tutto il mondo. È stata il mio mito per anni, il mio vero sogno nel cassetto sarebbe ricantare una canzone con lei… magari proprio “Soca Dance”, ne uscirebbe una versione esplosiva, super caraibica!