I 40 anni del Mucchio Selvaggio raccontati in 10 copertine

N. 1 – OTTOBRE 1977

N. 1 – OTTOBRE 1977

Il Mucchio Selvaggio sbarca per la prima volta in edicola nell’ottobre del 1977, a erigerne le fondamenta è un gruppo di collaboratori di Suono, tra i quali Massimo “Max” Stefani, che ne assume la direzione. 700 lire al banco, 34 facciate in bianco e nero, Neil Young in copertina, grafica spartana, scritto maluccio (e maluccio è un eufemismo), contenuti che spaziano tra blues, roots, americana, southern rock e folk. Un terreno quasi del tutto inesplorato in Italia: facile, ma non scontato, guadagnarsi sin da subito uno zoccolo duro di seguaci. Pian piano, le vendite decollano.


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Sparatorie, vendette, tradimenti, agguati. In poche parole, il Mucchio Selvaggio. No, non stiamo parlando del film di Sam Peckinpah ma dell’omonima rivista il cui primo numero uscì esattamente quarant’anni fa. Una storia di scazzi feroci, feconda di vittime illustri, sulla quale si è scritto tanto, forse troppo. Paradossi a parte, il Mucchio Selvaggio è stato, ed è tuttora, un punto di riferimento essenziale per lo sviluppo e la crescita della cultura rock in Italia, un crocevia obbligato per musicisti, critici e appassionati. Nonostante i numerosi cambiamenti in corsa, le contraddizioni, gli errori commessi. Difficile raccontare una storia così entusiasmante ma al tempo stesso tortuosa e ricca di capovolgimenti di fronte: noi ci abbiamo provato tirando fuori dieci copertine storiche.

A cura di Giuseppe Catani

16/10/2017 di Redazione