Digital Audio Worldstation

20/01/2015

Foto e live report di Giulia Callino

Theo Teardo

Theo Teardo

È un pomeriggio gelido quando approdo alla Fondazione Cini nell’isola di San Giorgio Maggiore a Venezia. Sarà l’arrivo dell’inverno –quello vero, quello che ti entra nell’anima e la congela all’improvviso. Sarà che ci troviamo in mezzo alla laguna, in un’isola così bella da sembrare irreale. Fatto sta che sembra tutto in attesa, come se la nebbia si mangiasse ogni suono e lo archiviasse con quelli raccolti durante “Digital Audio Worldstation. Inter/Azioni elettroniche per la creatività musicale”. Fondamentalmente, un intenso workshop per otto giovani musicisti dedicato alle possibili pratiche nella musica elettronica, coordinato da uno dei compositori e musicisti più interessanti del panorama musicale, Teho Teardo.
Ora, diciamocelo sinceramente: non vieni selezionato tra decine di candidati per poter lavorare e discutere con Teardo e alcuni tra i più competenti docenti in circolazione senza poi mettere in gioco tutto quello che senti dentro di te, anche qualora questo significhi lavorare alle tracce da proporre il giorno dopo fino a notte inoltrata (o ormai finita). In effetti, la prima impressione incontrando nel Salone degli Arazzi gli otto partecipanti è che da qualche giorno qui non dorma nessuno. Si rivelerà tutto vero, ma al momento siedono con una concentrazione irreale dietro al groviglio di cavi, computer, microfoni e schede audio che invade la loro scrivania. Teardo arriva con discrezione, per ultimo, e commenta con percepibile soddisfazione l’allestimento del salone e la sua illuminazione soffusa (i due coordinatori del workshop mi spiegheranno poi che l’assetto che vedo è il risultato di svariate e imprevedibili richieste di modifiche).
Dopo una breve introduzione da parte dei coordinatori della Cini e di Teardo, si crea un silenzio attentissimo: la performance inizia con la presentazione dei partecipanti, che si annunciano uno alla volta inviando ognuno ad un amplificatore diverso alcuni brevi pezzi composti con suoni registrati unicamente a Venezia. Sotto la direzione di Teardo inizia poi l’interazione vera e propria: ed è una composizione che affascina e non lascia sereni, come quando guardi l’acqua e non vedi il fondo. Ci sono dentro una chitarra elettrica suonata dal vivo da uno dei ragazzi, che diventa il tappeto liquido a battelli, fruscii, acqua che corre dentro i tubi come l’eco di un coro sotterraneo. Come quello che non vuoi vedere e che hai qui, davanti agli occhi. Stiamo ascoltando l’interazione imprevedibile tra suoni estremamente comuni –quelli che Teardo stesso definirà più tardi “i clichés di questa città”, l’acqua e il movimento- che declinati da nove sensibilità diverse diventano però tutt’altro, arrivando dentro come piccole inaspettate schegge di ghiaccio, come quando ti siedi e ti accorgi che il pavimento è congelato e per un attimo ti corre un brivido lungo tutta la schiena. Siamo nella città più liquida della penisola e ci piovono addosso le frequenze di chi ha voluto descriverne gli spazi solo attraverso i suoi suoni, mappandola, mescolandola, modulandola e soprattutto lasciandosi contaminare dalle percezioni degli altri. Teardo orchestra tutto come se avesse perfettamente chiaro in testa ciò che vuole sentire uscire dagli otto amplificatori alle sue spalle. Mi incanto spostandomi da uno all’altro, per scoprire che cosa esattamente ognuno dei ragazzi stia inviando di sé. Quando a un tratto concludono, non so se ci spiazzi di più il silenzio improvviso o il rimbombo che ci lascia dentro ciò che abbiamo sentito.
Già il fatto che un ente di altissimo livello come l’Istituto per la Musica della Fondazione Cini organizzi e ospiti nei propri spazi un workshop di musica elettronica mi sembra un segnale di reale interesse per lo sviluppo della musica in tutte le sue possibili declinazioni, che merita un plauso sincero. Ma ha soprattutto ragione una delle spettatrici, che si alza alla fine con un sorriso bellissimo: da quello che abbiamo sentito siamo stati travolti con sincerità e raffinatezza, ne siamo stati agitati e per questo arricchiti. E se non è bello questo.

Theo Teardo

Theo Teardo

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