Recensione CIRCOSTANZE ESTROSE

Sono venuto a conoscenza del loro album per caso, navigando in rete su Youtube, alla ricerca di altre tipologie di video. Dopo aver sentito la loro ballata intitolata "Kabul", sapendo che il testo era stato scritto a quattro mani con Erri De Luca, mi sono voluto avvicinare meglio all'universo poetico di Smurina, leader, compositore e fondatore del gruppo. Ebbene, finalmente ho avuto modo di reperire il loro album, contattando la loro etichetta indipendente con sede nel nord laziale. E ho pensato che si trattava di un caso fortuito di eccellenza, disponibile soltanto attraverso alcuni canali. Sì, perchè "CircoStanze EstRose" dei RapsoDiSmurina è una summa di rock post-grunge in salsa mediterranea, impegno civile e poetica allo stato puro, condensati in un concept album di altissimo spessore emotivo, originale proprio per il mescolamento così ardito, realizzato in un unico cofanetto. Al primo ascolto, passando da "La nuova Itaca" a "Primitivo", fino alla fantastica suite "Scirock" (quasi 8 minuti che non pesano affatto), il crescendo di vibrazioni positive che può dare solo una musica così soave ed articolata, prepara, anzi quasi obbliga l'ascoltatore a concentrarsi. Oppure a lasciar perdere; perchè in ogni angolo di distorsione, in ogni frase gorgogliata da una voce eclettica e virtuosa, in ogni colpo ritmato, si nascondono tante sfaccettature e diversi significati difficili da interpretare al volo, al primo colpo. Si richiede impegno nell'ascolto, è vero, e proprio per questo "CircoStanze EstRose" non potrà mai essere un album commerciale. Spesso i brani sono collegati da brevi intermezzi che sembrano degli scherzi che l'autore, Walter Smurina, ha volutamente inserito col tentativo di spiegare meglio alcuni passaggi (o personaggi). Invano. Fra le migliori songs ho apprezzato "Inaffidabile" un brano più radiofonico rispetto gli altri per la sua durata e la velocità di fruizione, la commovente "La carovana" (a metà fra De Andrè e Stone Temple Pilots) e la melodica "Quel sottile gioco di equilibrio". L'album risulta molto ovattato, i suoni non rispecchiano sempre le caratteristiche sonore di pulizia e apertura che spesso ascoltiamo nei migliaia di CD prodotti dai gruppi rock nostrani che vogliono scimmiottare la tradizione culturale americana, dotata di eccellenti capacità di ingegneri del suono. Ma anche per questo lo segnalo come una novità assoluta, imperdibile, originale al punto giusto. Unica oserei dire. Ritengo i RapsoDiSmurina la vera evoluzione musicale: potenza e riflessione, predilezione del suono ruvido delle chitarre e dei bassi che si sposano con le dolci melodie dell'italiano e la passione sociale e civile di chi ha tanto da dire, senza mai risultare banale (come recitato in "ridi pagliaccio"). Il finale "AmericannonMan" sembra essere più che un tributo al grunge, con alcune inflessioni che ricordano Vedder, a mio avviso la degna potente conclusione di un grande contenitore che consiglio a chiunque voglia far lavorare insieme cervello ed orecchie. Finalmente qualcosa di nuovo nel suo genere, soprattutto nell’asettico panorama nazionale.

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