Arriva l' "Impresa Gottardo": il duo che volevano uscire dal tunnel, ma che in realtà non ci è mai entrato.

Impresa Gottardo è la nuova opera di ingegneria musical-autostradale progettata in scioltezza da Jean Paul Lazare e Philippe Taverio.
Dietro i segnali intermittenti di blocco del traffico, tra catarinfrangenti, abbaglianti e tunnel aerodinamici, si celano (come solo la polizia stradale può fare) due ingegneri del suono:
Don Cico Maestro di Vita (Jean Paul Lazare), già cult-hero della scena dance italiana negli anni '80 con alcuni successi come “Coccobello” e “Walking to my Slang”, prodotti dagli storici Blackbox, e
Taver (Philippe Taverio), coinvolto in diverse band italiane tra new wave e elettronica (tra i vari gli AFA, En Manque D'Autre etc.) e metà del duo Ajello, uno dei nomi di punta della rinascita della Italo-Disco da esportazione.

I due si conoscono dai primi anni ottanta, quando insieme diedero vita all'oscuro gruppo electro-postpunk Dark Age. Si sono di recente ritrovati nell'ultimo album di Ajello “Smells like too Cheesy” grazie al brano “Sabrer”: cronaca e celebrazione degli eccessi e dell'edonismo degli anni ottanta.

Impresa Gottardo nasce dopo un viaggio in Svizzera, in occasione di un esibizione live per Capodanno, finito prima del termine davanti al traforo del Gottardo, chiuso per un incidente. L'epilogo dell'avventura ha un suo epico spleen nella visione di Jean Paul e Philippe, seduti in un autogrill deserto mentre fuori il cielo si illumina di botti e fuochi d'artificio per l'anno nuovo.

Dopo questo viaggio finito davanti al Gottardo, come una sorta di coitus interruptus, e dopo l'accettazione da parte di Philippe delle teorie Zen-Buddiste di Jean Paul atte a spiegare l'azione di cattivi demoni personali, i due interpretano l'assurda situazione come la metafora di una strada difficile, ma necessariamente da compiere. Il duo da così vita a un viaggio metaforico tra muzak per autogrill, eurodance, romanticismi veneziani, erotismo estremo da balera di provincia, disco-trash affrontato con coscienza camp.
Il tutto sotto il motto di: “Volevamo uscire dal tunnel, ma in realtà non ci siamo mai entrati!”