1 44 9 8 e il mondo fuori dal finestrino

Tra Torino, la provincia ligure e nuovi orizzonti creativi, il percorso di un artista che ha trasformato spostamenti, incontri e immagini quotidiane in una personale visione musicale.

Cresciuto tra Torino e la provincia ligure, 1 44 9 8 porta nella sua musica il peso dei luoghi attraversati, delle ore passate in movimento e delle immagini raccolte lungo il percorso.
Un progetto nato quasi per caso, dalla necessità di registrare e raccontare senza troppi filtri, trasformando esperienze quotidiane, influenze diverse e osservazione del mondo in una propria forma espressiva.

Tra città e provincia, tra passato e presente, il racconto di un artista che ha trovato nel movimento il modo più naturale per costruire la propria identità musicale. 


Dove sei cresciuto? Descrivilo in tre righe.


Ho fatto un bel giro: sono stato a Torino fino ai 7 anni, poi per i successivi 12 anni ho vissuto nella provincia genovese, per tornare infine a Torino a 19 anni. Un percorso un po’ particolare, tra città e provincia, che mi ha permesso di vivere contesti molto diversi tra loro.


Tre cose per cui è “famosa” la tua città/paese?


Torino significa sicuramente bagnetto verde, vitello tonnato e gianduiotti. Una città con una forte identità, dove convivono tradizione, cultura e una certa riservatezza tutta piemontese.


Da un punto di vista musicale e artistico, che contesto era e come si è evoluto nel tempo? C’erano locali, etichette, altri artisti?


Sono cresciuto completamente estraneo a tutto quello che riguardava il mondo musicale. Ho iniziato ad avvicinarmi a questo ambiente solo recentemente, in una Torino estremamente ricca di talenti e persone che lavorano nella musica.

Prima, però, il mio rapporto con la performance era legato soprattutto alla danza: fino ai 20 anni mi sono dedicato alle dance battle, allenandomi ovunque e giocandomi più di qualche naso e spalla.


C’è qualcuno che ti ha ispirato sul territorio (artisti, promoter, figure di riferimento)?


Quando sono tornato a Torino nel 2017 ricordo di essere rimasto colpito dalle serate di Jazz Rapsody all’allora Jazz Club. Vedere persone rappare con una band dal vivo, con musicisti capaci e un’interazione reale tra palco e pubblico, mi aveva colpito molto.

Quell’idea di musica live, libera e costruita sull’energia del momento, mi è rimasta dentro.


Ricordi il primo live della tua vita? Quando, dove e com’è stato? Il locale del cuore sul territorio?

Avevo 7 o 8 anni. È stato a Colmata Mare, a Chiavari, durante il concerto di una cover band dei Nomadi. Credo non serva aggiungere altro.


In cosa è più difficile, e in cosa è più facile, essere un artista emergente in provincia?


C’è una sola cosa che forse può essere più facile: la mancanza di aspettative nei confronti dei tuoi risultati. Tutto il resto è molto difficile per un artista emergente.

Se poi vivi in provincia, la situazione diventa ancora più complessa: ci sono meno occasioni, meno connessioni e meno possibilità di farsi vedere.


Una cosa che non capisci o non accetti della discografia di oggi?


Tutti amici amici, e poi ti rubano la bici.

video frame placeholder


Come e quando nasce il tuo progetto artistico?

Nel 2020 un amico, che sapeva che scrivevo, mi disse: “Registra tutto il mondo, perché non lo fai anche tu?”

Da quel momento ho iniziato a registrare, senza farmi troppi problemi a pubblicare quello che sentivo necessario in quel momento. Nel tempo ho continuato a lavorare con le stesse persone in studio, costruendo un percorso molto naturale.

L’amico che mi ha dato quella spinta, invece, non lo sento più.


Quanto e come il luogo in cui sei cresciuto ha inciso sullo sviluppo delle tue idee e del tuo sound?


Direttamente forse poco, indirettamente moltissimo. Ho passato tantissime ore sui mezzi pubblici ad ascoltare musica guardando il mondo scorrere fuori dal finestrino.

Quell’abitudine nata in Liguria mi è rimasta anche oggi che vivo in città.

Forse è anche per questo che molti miei progetti sono accompagnati da fotografie che scatto in giro per Torino: osservare quello che mi circonda è sempre stato parte del mio modo di creare.


Quali sono state le sfide più grandi che hai affrontato nel tuo percorso artistico fino ad oggi?


La sfida più grande è sempre lavorare al progetto successivo. Più un progetto precedente viene apprezzato e considerato positivamente, più aumenta la difficoltà nel superarlo.

Ogni volta bisogna trovare un nuovo modo per mettersi in discussione.


C’è un messaggio o un tema ricorrente che vuoi trasmettere con la tua musica?

Sono uno che dice cose.


Come definiresti la tua evoluzione artistica dall’inizio fino ad oggi?

Uno che ogni volta ha fatto un po’ meglio. O almeno ci ha provato.



---
L'articolo 1 44 9 8 e il mondo fuori dal finestrino di Redazione è apparso su Rockit.it il 2026-07-02 18:59:00

COMMENTI

Aggiungi un commento Cita l'autore avvisami se ci sono nuovi messaggi in questa discussione Invia