Se solo Ozzy Osbourne non fosse dipartito lo scorso anno, sarebbe stato molto divertente mandarlo a farsi un giro a Serravalle Pistoiese, paesino della provincia toscana dove ogni anno si svolge il Serravalle Rock, un bel festival della zona. Qui erano in molti ad aspettare il ritorno dei The Devils, duo napoletano di cui abbiamo già avuto occasione di raccontarvi negli anni passati e che era già passata da queste parti nel 2024.
Dopo pochissimi giorni dal loro annuncio in lineup, arriva calato l'ordine dall'alto: i The Devils non possono suonare. "A seguito del caos mediatico sviluppatosi e temendo problematiche di ordine pubblico durante lo svolgimento della serata, il sindaco ha ritenuto opportuno rivalutare la loro partecipazione all'evento" è la comunicazione con cui il gruppo viene cancellato con un colpo di spugna dal festival. Ma qual è il caos mediatico a cui si fa riferimento? Ci sarebbe da ridere se non fosse da piangere. Tutto parte dalla polemica sollevata dalla lista locale Serravalle Civica, che lamentava il fatto che i The Devils si professino come "fortemente anti-cristiani perché sopravvissuti al sopruso dell'educazione cattolica italiota". Blasfemia, sacrilegio, eresia, abbastanza da portare a questa decisione allucinante.
I The Devils, il cui nome deriva dall'omonimo cult movie di Ken Russell e che hanno un'estetica che riprende molto un immaginario demoniaco, ora si trovano in una situazione inedita nella loro carriera e che nel 2026, dopo più di 70 anni di storia del rock, non sembra vero. Lo spettro del satanismo aleggia su di loro, e questo all'ultimo bastione dei valori cristiani, ossia Serravalle Pistoiese, non può andare giù. Visto che loro non li fanno salire sul palco, gli abbiamo dato noi un piccolo riflettore perché potessero darci la loro versione dei fatti.
Come e quando avete saputo che il vostro concerto è stato annullato?
Il 24 giugno il Serravalle Rock ci annunciava sui propri social con queste parole: "Erika Switchblade & Gianni Blacula sono già saliti sul palco della Rocca di Castruccio con precisione due anni fa, e i presenti ricordano bene quell'esibizione. Anzi, non potranno mai dimenticarla. Da quel giorno abbiamo ricevuto un numero spropositato di email, messaggi e chiamate per riportarli a Serravalle e, in occasione della decima edizione del festival, ci siamo riusciti." Lo abbiamo saputo dall'organizzatore del festival il 3 luglio, dopo continue pressioni al sindaco da parte della lista civica e da esponenti del clero. La motivazione ufficiale è stata quella dell'ordine pubblico, così come riportato nella nota del Comune. Ovviamente si è trattato di una strumentalizzazione demagogica da parte di questa lista civica per farsi il proprio spot elettorale contro il sindaco, e anche da parte del sindaco, che ha deciso che potevamo tornargli utili. Insomma, i soliti mezzucci da aspiranti politicanti da strapazzo, tanto devoti ai loro partitucci più che al loro Dio.
Come l'avete presa inizialmente?
La prima reazione è stata di incredulità: in undici anni di attività e oltre settecento concerti in tutto il mondo non ci era mai accaduta una cosa del genere. Ci è dispiaciuto non poter suonare soprattuto per il pubblico, ma ci siamo subito resi conto che questa vicenda confermava esattamente i temi che da sempre affrontiamo con la nostra musica. Abbiamo provato tanta, ma proprio tanta, pena per i soggetti che avevano montato questo teatrino grottesco. Sappiamo bene che rientra nel loro tragicomico mestiere: senza nemmeno l'imbarazzo della dignità, ridurre perfino il ridicolo a programma politico, alimentando, nel nostro caso, i più facili e beceri moralismi, fanatismi e isterismi con tali “idiozie”, che offendono la parola stessa. Poi abbiamo certamente provato rabbia intrisa di amarezza, perché nel 2026, in Italia, politica, moralismo e religione sono tornati a reclamare il privilegio di decidere ciò che l'arte debba essere e ciò che debba tacere. Allo stesso tempo, anche un certo orgoglio perchè se la nostra musica è ancora capace di mettere in discussione certi meccanismi di potere e certi rigurgiti moralistici, allora forse il rock & roll non è morto.

Vi era mai capitato prima d'ora in Italia? Ci sono mai stati pubblici "bigotti " che hanno reagito male alla vostra presenza?
No, mai. Mai una protesta, mai una contestazione, mai una richiesta di impedirci di suonare. Abbiamo sempre raccolto apprezzamenti, curiosità, confronti, ovviamente qualche critica, ma sempre nel rispetto della libertà di espressione. C'è una differenza enorme tra criticare un artista e chiedere che venga impedito di esibirsi: la critica fa parte della libertà di espressione, la censura no. I bigotti non sono un pubblico, pretendono di decidere cosa gli altri debbano ascoltare, sono censori equivocati sul proprio mestiere censore. Il problema non è il gradimento dei The Devils, ma che in una società democratica dovrebbe essere il pubblico a scegliere liberamente se partecipare a un concerto, non chi pretende di imporre a tutti una propria idea di moralità. Per questo troviamo questa vicenda davvero allucinante, speravamo appartenesse più ai libri di storia che alla cronaca del 2026.
Suonate anche tantissimo all'estero. Là invece qualche associazione religiosa particolarmente si è mai lamentata di voi?
Assolutamente no. Abbiamo suonato in tantissimi Paesi e non abbiamo mai vissuto una situazione simile. La musica, altrove, forse ancora di più viene giudicata come arte. Qui qualcuno pretende ancora di processarla come fosse un’eresia!
Come è entrata la religione nella vostra vita?
Undici anni fa, quando formammo la band, scegliemmo di attraversare il rock & roll passando per le visioni di Ken Russell e le pagine di Aldous Huxley, che spiegavano in modo magistrale la farsa di Dio. Scegliemmo il nome “The Devils”, proprio per portare avanti quelle tematiche del romanzo e del film che si ripetono purtroppo nei secoli dei secoli e che ancora oggi ritornano, come dimostra ciò che è successo a noi nel 2026. Per quanto ci riguarda, la natura ci ha parlato fin da piccoli in modo chiaro per convincerci che tutti i culti, tutti i misteri religiosi, non sono che esecrabili assurdità, mentre l’educazione religiosa cristiana obbligatoria, cercava di soffocare la formazione libera delle nostre menti. Sì, cristiana, siamo nati in Italia.
Da lì come si è sviluppato il vostro rapporto con la religione?
Come ben si sa, nei primi anni di vita il cervello è estremamente plastico e non possiede ancora le capacità critiche per distinguere tra fantasia e realtà. Le informazioni indottrinate vengono assimilate come verità assolute e immagazzinate nella memoria implicita. Le neuroscienze e la psicologia dello sviluppo spiegano che l’imposizione della religione durante l’infanzia si basa su processi biologici e psicologici reali. Nate da questi inganni, possono forse meritare qualche forma di rispetto da parte nostra queste religioni? Ce n’è forse una che non porti il marchio dell’impostura e della stupidità? Con i loro diversi creatori e i loro diversi Satana, sono tutti dei vuoti nel vuoto per noi. E per noi solo un certo grado di ignoranza generale è la condizione in cui possono ancora prosperare.

Cioè?
Sono come le lucciole: per risplendere hanno bisogno dell’oscurità, si fondano ancora sulla paura dei molti e sull’astuzia dei pochi, e sono il nemico più antico della conoscenza. Quando qualcuno giunge al punto di accettare acriticamente tutte le sciocchezze irrazionali che le dottrine religiose trasmettono, e perfino di ignorarne le contraddizioni, la sua debolezza intellettuale non deve stupire. Crediamo anche fermamente che, se il mondo si trova sul baratro, sia in parte proprio il risultato della visione cristiana che ha posto l’uomo al vertice del creato. Se poi alle popolazioni mondiali le religioni continuano a dare in qualche modo sollievo e senso alla propria vita, o forse è più corretto dire alla propria morte, ben per loro. A noi ha dato solo senso nel combattere i soprusi che la religione ha sempre provato a imporci sotto ogni punto di vista. Ecco da dove nasce quella frase.
La cosa più paradossale di tutte è che voi a questo festival avevate già suonato due anni fa. Quella volta lì come andò?
Nel 2024 avevamo già suonato allo stesso festival e non era successo assolutamente nulla. Nessuna protesta, nessun problema di ordine pubblico o polemiche. Anzi, il web è pieno di foto, video e ottime recensioni del live. A dimostrazione e a conferma del fatto che il problema non eravamo noi e non siamo noi, forse sono cambiate le compagini dei politicanti del paese, non sappiamo. Ora siamo diventati semplicemente più utili. Utili alla demagogia che cerca un nemico da strumentalizzare come al solito, al moralismo che ha bisogno di uno scandalo, a chi trasforma il consenso in una liturgia.

Pensate che in Italia negli ultimi tempi ci sia un ritorno più forte di questo bigottismo/conservatorismo? Da cosa deriva?
Ma speriamo proprio di no. È stato un caso unico in 11 anni di carriera. Più che un ritorno del bigottismo e del conservatorismo, forse per noi che siamo musicisti, quindi condannati a vivere questa sorta di sensibilità, è sempre un po’ difficile accettare certe dinamiche. Non riusciamo ancora a capacitarci di come, oggi, governanti e governati, e i social come loro specchio, finiscano quasi sempre per alimentarsi di narrazioni che hanno l’odio come traino. Come se ci volesse sempre qualcuno da odiare per sentirsi giustificati nella propria miseria. Proprio come questa campagna denigratoria contro di noi e la nostra presenza al festival, portata avanti dalla lista civica (Serravalle Civica) in nome di valori e principi cristiani, con un tale livore che si fa ferocia e che finisce per sfociare in odio e sentimenti esattamente opposti ai loro tanto osannati “sani principi”. Che barzelletta!
Chi è davvero Satana oggi, secondo voi?
Per noi è quello che è sempre stato e sarà: uno spauracchio agitato per tenere per le palle le popolazioni. Oggi indossa la rispettabilità, sorride nelle fotografie istituzionali, invoca l’ordine pubblico per mettere il bavaglio all’arte. Brandisce Dio come un timbro comunale e, soprattutto, è convinto di essere il Bene con uno spaventapasseri con le corna per alimentare la sua liturgia del controllo.
Satana non è una figura da cercare su un palco o in una canzone rock’n’roll perché il rock’n’roll non chiede permesso e non si lascia mettere il bavaglio. È nato per rompere gli schemi e dare voce a chi rifiuta ogni censura. Da musicisti difendiamo la libertà di esprimerci contro chiunque voglia piegare la musica a ideologie, politica o religione.
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L'articolo Nel 2026 si può ancora essere censurati per satanismo di Vittorio Comand è apparso su Rockit.it il 2026-07-07 15:23:00

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